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Papa Francesco ancora contro la “Pena di Morte Viva”

di Carmelo Musumeci | 22 Gennaio 2018

Nel corso del viaggio apostolico in Cile, il 16 gennaio 2018, durante una visita in un carcere femminile, Papa Francesco ha pronunciato queste importanti parole:

 

“Una pena senza futuro, una condanna senza futuro non è una condanna umana: è una tortura. Ogni pena che una persona si trova a scontare per pagare un debito con la società, deve avere un orizzonte, l’orizzonte di reinserirmi di nuovo e quindi di prepararmi al reinserimento. Questo esigetelo, da voi stesse e dalla società. Guardate sempre l’orizzonte, guardate sempre avanti verso il reinserimento nella vita ordinaria della società.”

 

Caro Francesco, grazie delle tue parole.

Con l’associazione Liberarsi, che ha sempre sostenuto la campagna contro il carcere a vita, e altri stiamo organizzando il secondo giorno di digiuno nazionale, per venerdì 30 marzo 2018, contro la pena dell’ergastolo. Cercheremo di coinvolgere anche questa volta il massimo delle persone interessate, le associazioni di volontariato, i nuovi parlamentari, i centri sociali, esponenti della magistratura, dell’università, delle camere penali, uomini e donne di tutte le chiese, fedi religiose e movimenti spirituali, intellettuali, e personaggi del mondo dello spettacolo e dell’informazione.

Tutte le persone del mondo libero che vorranno aderire alla giornata di digiuno del 30 marzo 2018 potranno farlo dal sito http://www.liberarsi.netcompilando l’apposito modulo,  nella sezione in home dal titolo “Aderisci allo sciopero della fame del 30 marzo per l’abolizione dell’ergastolo”.

 

Caro Francesco, contiamo sul tuo sostegno pubblico: ti confidiamo che ci sono delle sere in cui il pensiero che noi possiamo rimanere in carcere per tutta la vita non ci fa dormire. E la disperazione è un’arma pericolosa. Se però avessimo un fine pena… Se sapessimo il giorno, il mese e l’anno in cui potremmo uscire… Forse riusciremmo a essere delle persone migliori… Forse riusciremmo a essere delle persone più umane… Forse riusciremmo a non essere più cattivi.

L’ergastolano è un morto vivente, perché respira senza vivere, in attesa d’invecchiare e di morire. Negare ad una persona la certezza di un fine pena è un crimine grande come quello che si vuole punire.

 “Nessuno di noi è una cosa: siamo tutti persone, e come persone abbiamo questa dimensione della speranza. Non lasciamoci “cosificare”. Non sono un numero, non sono il detenuto numero tale, sono Tizio o Caio che porta dentro di sé la speranza e vuole dare alla luce speranza.”

Caro Francesco, devi sapere che gli “uomini ombra” (così gli ergastolani si chiamano fra di loro) non hanno più niente in comune con gli altri prigionieri, perché vivono in un mondo completamente diverso. Tutti gli altri prigionieri, infatti, hanno delle speranze, dei sogni. Noi invece non abbiamo più nulla. La cosa più brutta per l’uomo ombra è che il suo futuro non dipende più da lui, perché con la pena dell’ergastolo egli diventa solo uno spettatore della propria vita.

“Tutti sappiamo che molte volte, purtroppo, la pena del carcere si riduce soprattutto a un castigo, senza offrire strumenti adeguati per attivare processi. È quello che dicevo della speranza: guardare avanti, generare processi di reinserimento. Questo dev’essere il vostro sogno: il reinserimento. E se è lungo portare avanti questo cammino, fare il meglio possibile perché sia più breve. Ma sempre reinserimento. La società ha l’obbligo – l’obbligo! – di reinserire tutte voi.”

Caro Papa Francesco, noi uomini ombra non possiamo avere nessun futuro migliore perché non abbiamo più alcun futuro. Per lo Stato noi non esistiamo. Siamo come morti. Siamo solo carne viva immagazzinata in una cella a morire. Eppure a volte, quando ci dimentichiamo di essere dei morti che camminano, ci sentiamo ancora vivi. E questo è il dolore più grande per un uomo condannato a essere morto. A che serve vivere se non hai nessuna possibilità di vivere? Se non sai quando finisce la tua pena? Se sei destinato a essere colpevole e cattivo per sempre?

 “Essere privato della libertà non è la stessa cosa che essere privo di dignità, no, non è la stessa cosa. La dignità non si tocca, a nessuno. Si cura, si custodisce, si accarezza. Nessuno può essere privato della dignità.

Dignità che genera dignità. La dignità si contagia, si contagia più dell’influenza; la dignità si contagia. La dignità genera dignità.”

Caro Francesco, tutti dovrebbero avere il diritto di sperare, perché senza speranza è più facile morire che vivere tutta la vita chiusi in una cella.

Vivere in carcere senza avere la speranza di uscire è aberrante. La pena dell’ergastolo è un insulto alla ragione, al diritto, alla giustizia e, penso, anche a Dio.

Carmelo Musumeci

Le frasi in corsivo sono del discorso di Papa Francesco nel Centro Penitenziario Femminile di Santiago del Cile, 16 gennaio 2018. Il testo integrale si può trovare qui:

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2018/january/documents/papa-francesco_20180116_cile-santiago-penitenziario.html

Pubblicato in : EditorialeTag: cella, discorso, futuro, informazione, magistratura, mondo, personaggi, persone, sciopero, sostegno, speranza, tutta la vita

Info Carmelo Musumeci

Carmelo Musumeci nasce il 27 luglio 1955 ad Aci Sant’Antonio in provincia di Catania. Condannato all’ergastolo, si trova ora nel carcere di Padova. Entrato con licenza elementare, mentre è all’Asinara in regime di 41 bis riprende gli studi e da autodidatta termina le scuole superiori. Nel 2005 si laurea in giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo”.. Nel Maggio 2011 si è laureato all’Università di Perugia al Corso di Laurea specialistica in Diritto Penitenziario, con una tesi dal titolo “La ‘pena di morte viva’: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità”, con relatore il Prof. Carlo Fiorio, docente di Diritto Processuale Penale, e Stefano Anastasia, ricercatore di Filosofia e Sociologia del Diritto e Presidente onorario dell’Associazione Antigone per la difesa dei diritti dei detenuti. Nel 2007 conosce don Oreste Benzi e da allora anni condivide il progetto “Oltre le sbarre”, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Promuove da anni una campagna contro il fine pena mai, per l’abolizione dell’ergastolo. I suoi scritti si possono trovare su www.carmelomusumeci.com e su www.urladalsilenzio.wordpress.com. Chi volesse scrivergli può farlo attraverso amici volontari, che tengono per lui questo indirizzo email: zannablumusumeci@libero.it

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