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PAPA EMERITO – La morte “del capo”

Tra chi lo chiede “santo subito” e chi, invece, lo vede nell’olimpo dei “padri/maestri della Chiesa”, le ridda sfiorano la rissa.

di Daniele Marchetti | 11 Gennaio 2023

Basta! La saga delle canonizzazioni di piazza gridate a furor di telecamere sulla scia dell’emozione mediatica, appare sempre più stucchevole, insopportabile, talvolta, deprimente: l’emblematica immagine di una società e di un tempo che oltre a consumare valori e sentimenti come prodotti da banco, divora, ridicolizzandole, figure di elevato valore intellettuale e teologico come Benedetto XVI.

Così tra chi lo chiede “santo subito” e chi, invece, lo vede nell’olimpo dei “padri/maestri della Chiesa”, le ridda sfiorano la rissa.

E non c’è riverenza che tenga; che giustifichi tanto sguaiato clamore. Anzi, il dolore, mostra la sua nobiltà e la sua eccelsa dignità nel silenzio, nella riservatezza, nel raccoglimento.

L’opposto delle accuse, delle rese dei conti, delle tensioni di potere che attorno a quella bara anonima, cruda, essenziale e silenziosa sono esplose.

Rese dei conti che, nel loro versante pseudo religioso, si manifestano anche nella richiesta di una santità “à la carte”, “a pronta presa”, “urgentissima”.

Non c’è da venerare ma da riscattare!

Da vendicare, persino.

La morte del (non più) Papa Benedetto si è tradotto in un “libera tutti”; in un passaggio per la Chiesa assai più aspro e dilaniante delle stesse dimissioni papali che, lo si voglia o no, hanno lasciato in apnea la Chiesa Cattolica per un decennio.

Due Papi! E non uno silente e l’altro regnante, come qualcuno ha -sibillinamente- scritto. Nient’affatto! Benedetto decimo sesto ha parlato, eccome. Lo ha fatto con gli scritti: certamente tesori teologici ma anche atti politici. E lo ha fatto, soprattutto, con la propria persona; con la decisione (altrettanto storica) di non abbandonare l’abito corale: quella veste bianca segno del primato petrino.

Una decisione che – senza oltraggio del vero – ha azzoppato Francesco ed il suo ministero.

E le rivendicazioni/rivelazioni postume (“chiacchiericci” come li ha definiti l’uomo venuto quasi dalla fine del mondo) né danno testimonianza viva e reale tanto che, a spoglie non ancora deposte, la più importante agenzia stampa italiana ha titolato: “parte il pressing per le dimissioni di Francesco”.

Segni di una delegittimazione strisciante, carsica iniziata dieci anni fa e che la morte di Joseph Aloisius Ratzinger ha portato alla luce in modo isterico, scomposto, irriverente.

Le tipiche vicende che si registrano alla morte di un capo, anzi, “del capo”; non certo di un “semplice ed umile servo mandato nella vigna del Signore”.

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, chiesa, chiesa cattolica, conti, dimissioni, mondo, stampa italiana

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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