Non vi è dubbio che l’America Latina sia il territorio ove Bergoglio si muove meglio politicamente e dove la Chiesa cattolica vanta radici profonde, soprattutto in quelle terre ove i gesuiti impiantarono le loro “riduzioni”, le quali, se ci pensiamo bene, furono da una parte il seme fecondo e profondo del Cristianesimo e dall’altra l’invenzione di un comunismo cristianissimo che ha dato alcuni frutti velenosi prosperi ancora oggi.
Vero è che le “riduzioni” gesuitiche ebbero miglior sorte in Brasile, Paraguay, Argentina, Bolivia, e Uruguay, molto meno in Venezuela, dove numerosi furono gli strappi con la Chiesa cattolica nel tempo, in cui quella nazione aspirava all’indipendenza dalla Spagna e Pio VII, alle prese con la scristianizzazione della Francia, al tempo della Rivoluzione francese, aveva parteggiato per il Re di Spagna, condannando e scomunicando tali velleità. In seguito, fra minacce di ateismo ed aperture alle sette protestanti, i vari governatori si riavvicinarono alla Chiesa di Roma mantendo quasi invariati i precedenti Concordati dei Re cattolicissimi spagnoli.
Oggi ci fanno credere che Nicolas Maduro una mattina si sia svegliato e abbia scritto una letterina al Papa invocando la Sua mediazione e, guarda caso, per non essere da meno l’altro concorrente, Juan Guaidò, si sia affrettato a far la medesima cosa. Il tutto come non vi fossero le Nazioni di tutta la terra, quelle almeno che contano, che già si erano portate avanti per difendere gli interessi dell’uno o dell’altro concorrente (in pratica i loro).
Ricordiamo come Maduro fosse interessato a conquistarsi la benevolenza del Pontefice ad iniziare dall’udienza del 2014, conclusasi con una benedizione davanti ai flash dei fotografi; poi vi fu quell’incontro in Bolivia nel 2015, dove Maduro volle unirsi in un abbraccio al Papa insieme ai governi bolivariani; e la breve e discussa visita in Vaticano del 24 ottobre 2016, dove di fare foto non era più aria e Francesco spalancò le porte del “dialogo” tra governo e opposizione: dialogo durato giusto il tempo di far scadere i termini costituzionali del referendum revocatorio richiesto dall’opposizione. Già in tale occasione il volto di Francesco era quello che i gesuiti sfoggiano dopo aver dato il consueto avvertimento di antica memoria: <Alla prima si perdona, alla seconda si condona, alla terza si bastona>. Maduro è arrivato al confine con la terza preposizione. Lo sta ad indicare quella sospensione nella lettura della lettera del Papa: <Non l’ho ancora letta…>. Si vedono già i bastoni in alto; metaforicamente s’intende.
Allora farà d’uopo ricordare come la Chiesa cattolica gode in Venezuela di quasi un 90% di fedeli con 9 sedi metropolitane, 26 diocesi suffraganee, 3 vicariati apostolici, 1 ordinariato militare, 2 esarcati apostolici. Il penultimo Nunzio apostolico è stato il cardinale Pietro Parolin, dal 17 agosto 2009 al 15 ottobre 2013, in seguito nominato da papa Bergoglio Segretario di Stato. Inoltre, tanto per non farsi mancare nulla, nato a Caracas il 12 novembre 1948 Padre Arturo Sosa è stato eletto (2016) 31° capo dell’ordine religioso più numeroso e autorevole della Chiesa Cattolica, la Compagnia di Gesù, e gesuita è anche Papa Francesco, che entrò a far parte dell’ordine nel 1958, quando aveva 22 anni.
Il Venezzuela ha tre volte tanto la superficie dell’Italia con appena trentadue milioni di abitanti e non soffre di vocazioni sacerdotali. Già all’inizio degli scontri la Chiesa cattolica chiamò a raccolta i fedeli per una Via Crucis per la pacificazione (mi meraviglio che Salvini non ci abbia pensato nelle diatribe con Di Maio).
In conclusione la diplomazia vaticana era già all’opera prima che si svegliassero le nazioni del globo terraqueo per dividersi immediatamente per l’uno o per l’altro dei concorrenti. Unica eccezione l’Italia, che furba come sempre, traccheggia come traccheggiò nella prima Guerra mondiale: era per la Triplice all’inizio, poi segretamente per l’Intesa e quando scese in guerra la dichiarò in principio alla sola Austria, facendo non poco indispettire i Francesi e gli Inglesi che da circa un anno se le menavano contro i Tedeschi. Ancora una volta i “gialloverdi” hanno costretto il presidente della Repubblica alla consueta tirata d’orecchi per insegnargli che si sta con gli alleati e che pacta sunt servanda, anche se è pur vero che a questo Governo piacciono i dittatori e nel migliore dei casi anche chi, minoranza, fa casino in Francia. D’altronde cosa dobbiamo aspettarci da chi per correggere precedenti gaffe dichiara che la Francia ha goduto di millenaria democrazia scambiandola per la Grecia?
In definitiva, sia che il Vaticano concluda questa operazione diplomatica o meno esso è pur sempre un primo attore nella scena planetaria; e noi? Noi popolo italiano abbiamo un’idea di dove siamo, chi siamo e soprattutto dove dobbiamo andare?
Il nostro Ministro degli Esteri ogni tanto batta un colpo! Oggi la visibilità è tutto, la finisca di fare il fantasma!
Guglielmo Adilardi

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