Scontato al di la di ogni immaginazione. L’ennesimo psicodramma radicale, la furiosa lite a tre, Pannella e Bonino da una parte, Capezzone dall’altra, è finita a tarallucci e vivo. In un modo, cioè, già altre volte sperimentato e che da ragione a quanti ammonivano a non dar troppo credito alle apparenze.
Questa volta, però, il modo come si è giunti all’epilogo, e l’epilogo stesso sono la spia di quanto si sia aggravata la crisi dei radicali italiani: talmente tanto, da far temere che essa sia irreversibile.
La trovata della triade rosa (tre donne per stupire, tre donne, dunque, scelte perché donne) lascia intravedere che la fantasia e la capacità di stupire si sono esaurite nell’anziano leader radicale. E che, a parte Capezzone, forse, nessuno è in grado di fornire a Pannella buoni consigli (che, del resto, sarebbero rifiutati).
I toni accesi della rissa in Direzione, proseguiti al Congresso di Padova fino al penultimo giorno, hanno conseguito lo scopo di accendere i riflettori sul partito. Ma ciò che si è potuto vedere è da dimenticare e nemmeno gli “effetti speciali” sono riusciti a mascherare la gravissima crisi politica e identitaria attraversata dai radicali italiani.
I giochi di parole, le fumisterie e gli ossimori di Pannella non sono sufficienti a celare che il suo partito ha dato vita, assieme allo SDI, alla Rosa Nel Pugno che nessuno ormai sa cosa deve diventare: se un nuovo partito, una federazione, una semplice lista elettorale. Per ora si limita ad essere un fantasma che aleggia sulle due componenti, paralizzandole entrambe.
Ancor peggio è considerare gli effetti della presenza al governo in una coalizione (lo dice Pannella) di buoni a niente. Se si tratta di una coalizione di buoni a niente, non si capisce perché lo stesso giudizio non dovrebbe riguardare i radicali che ne fanno parte, dal momento che fino ad oggi essi non sono riusciti ad incidere in niente.
La ragione vera del contrasto tra Marco Pannella e Daniele Capezzone nasce proprio da questo sentimento di impotenza. Intollerabile per il giovane ex segretario, tanto da suggerirgli un crescendo di iniziative tendenti a distinguersi dalla maggioranza di governo, vedi il tavolo dei volenterosi per far saltare la legge finanziaria. Tollerabile invece per Pannella, tuttora convinto che abbiano effetto certe trovate meramente dialettiche, tipo “il nostro programma è Prodi”, oppure “saremo gli ultimi giapponesi di Prodi”. Il vecchio è paziente e pensa che presto qualche nuova “campagna non violenta” farà dimenticare le contraddizioni di oggi consentendogli di uscire dalle acque paludose. Il giovane è impaziente e mal digerisce la contraddizione fra il dire e il fare, fra il professarsi liberale e liberista e il dover accettare certe impostazione vetero stataliste del governo Prodi.
Tutto il resto, la conferma che quello radicale è un partito padronale, nel quale Pannella può preannunciare con largo anticipo che ne cambierà il segretario, senza che il congresso niente abbia da togliere o aggiungere; il far finta di accorgersi che Capezzone trascurava il partito dopo anni che ne era segretario con il consenso di tutti; la cattiveria gratuita talvolta ostentata dal vecchio leader; il far finta di avanzare mentre si retrocede rinculando; sono tutte le piccole e consuete miserie che accompagnano la vita degli uomini e, perciò, anche dei partiti. E non vale la pena parlarne.
PANNELLA E CAPEZZONE A TARALLUCCI E VINO (PER ORA)
Gli “effetti speciali” non sono riusciti a mascherare la gravissima crisi politica e identitaria dei radicali. Il vecchio pensa che presto qualche nuova “campagna non violenta” farà dimenticare le contraddizioni di oggi. Il giovane è impaziente e mal digerisce la contraddizione fra il dire e il fare.

Che peccato,davvero,aver sciupato un così bel partito!Il partito dei giovani,degli onesti,il partito delle grandi battaglie civili -il mio da sempre ..fino ad ieri -è diventato il partito di un Vecchio (Pannella),il cui cervello a furia di scioperi della fame e della sete,ne ha, evidentemente, risentito diventando talmente affamato da contentarsi di pane e….Mortadella!!!!
Milena Samà
Io invece non li ho votati, li ha votati la mia compagna.. e tante altre donne, di pseudo-sinistra, che volevano “differenziarsi”.. ma per cosa? Per ciucciarsi Prodi, ancora? Direte voi: che ti vuoi, Berlusconi? No. E’ questo il problema.. basta coi Prodi, coi Berlusconi, coi Pannella, coi Visco.. avanti ai Capezzone di qualsiasi sponda.. al di là del giusto o del torto!!
Lo confesso: alle scorse elezioni ho votato per la Rosa nel pugno. L’ho fatto dopo tante occasioni in cui sono andato al mare e l’ho fatto perché corroborato dalla convinzione, o forse solo dalla speranza, che, all’interno della coalizione guidata da Prodi nella quale non credevo troppo, potesse svilupparsi un polo sicuramente riformatore, non conformista e soprattutto libero. L’adesione di tante forze provenienti da altre esperienze politiche e dalla cultura mi autorizzavano ad essere ottimista. Altrettanto ottimista ero per l’affermarsi tra i radicali di una leadership giovane, politica e realizzativa.
Un primo duro colpo alle mie speranze lo subii ancor prima delle elezioni, nel corso di una sciagurata tribuna elettorale a cui parteciparono il buon Intini con lo strabordante Pannella: in quella occasione mi domandai chi avrebbe potuto votare per una Rosa dominata da discorsi senza senso né sintassi, che cominciavano in un modo per finire in un altro senza nessuna continuità logica; e così decisi di dare il mio voto solo per la Camera e di non esprimermi per il Senato.
Purtroppo dopo il voto, per effetto del non soddisfacente risultato, i socialisti si sono arenati dedicandosi ad inseguire la grigia prospettiva del partito democratico, ma anche da parte radicale duri colpi sono stati sferrati al progetto, come conferma la storia di questi giorni.