
Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia, è intervenuto per la prima volta da quando ha assunto la guida di Palazzo Koch. Un intervento ad ampio raggio in cui ha toccato aspetti interni ed internazionali. “Nel suo insieme, il sistema bancario italiano gode di una soddisfacente condizione reddituale e patrimoniale. Anche grazie alle politiche pubbliche attuate in anni recenti a livello sia europeo sia nazionale, esso ha superato senza grandi difficoltà le conseguenze economiche della pandemia e dell’invasione dell’Ucraina” ha detto Panetta. Parla dell’inflazione ha detto che “è in forte calo, dopo il picco raggiunto lo scorso anno. Nell’area dell’euro quella sui dodici mesi relativa all’intero paniere di beni e servizi è scesa al 2,9 per cento in ottobre. Quella “di fondo” – che esclude i prodotti alimentari e dell’energia – è diminuita anch’essa, al 4,2 per cento”. Ma ha avvertito che “nei prossimi mesi potremmo assistere a un temporaneo aumento dell’inflazione dovuto a effetti di base, soprattutto per i prezzi dell’energia”.
Sulla politica della Bce secondo Panetta “la restrizione monetaria attuata dalla Banca centrale europea è stata necessaria. Un’inflazione elevata distorce le decisioni di consumo, risparmio e investimento e provoca effetti redistributivi occulti e iniqui. Entrambi questi fattori ostacolano la crescita e riducono il benessere dei cittadini, soprattutto quelli con basso reddito”. “Inoltre – ha sottolineato – la stretta monetaria ha sin qui prodotto solo parte dei suoi effetti, e in base all’esperienza passata continuerebbe a frenare la domanda anche in futuro. Ad esempio, nei prossimi mesi verrà a scadenza un ammontare cospicuo di debiti a medio e a lungo termine e a tasso fisso contratti da famiglie e imprese nel periodo di bassa inflazione”.
Panetta ha poi puntato il dito su produttività e debito pubblico: “Voglio tuttavia sottolineare il dato fondamentale: la nostra economia soffre da oltre due decenni della stagnazione della produttività del lavoro. Un tale andamento è spiegato principalmente dalla deludente dinamica della produttività totale dei fattori – ossia i guadagni di efficienza derivanti dalle nuove tecnologie, dai miglioramenti organizzativi,
dall’innovazione di prodotto e dall’espansione delle imprese più efficienti”.
“In assenza di correzioni – ha aggiunto – questi andamenti continueranno a condizionare lo sviluppo anche negli anni a venire. Il rilancio dell’economia italiana passa per un sentiero che va dagli investimenti alla produttività e quindi alla crescita”.
Infine sul debito pubblico ha aggiunto che questo va ridotto “in rapporto al prodotto. Un debito elevato sottrae risorse alle politiche anticicliche, agli interventi sociali e alle misure in favore dello sviluppo; accresce il costo dei finanziamenti per le imprese private, riducendone la competitività e l’incentivo a investire; rende la nostra economia e in ultima istanza l’intero paese vulnerabili ai movimenti erratici dei mercati finanziari.
Il peso del debito opprime l’economia italiana da troppi anni. Dobbiamo liberarcene
evitando gli errori del passato, agendo sia sul fronte della finanza pubblica sia su quello
della crescita. Si tratta di un compito non facile, da affrontare tenendo presente l’esigenza di proseguire l’impegno per il rilancio dell’economia del Mezzogiorno”.
Ginevra Matiz

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