Si ascolta il tempo e si attende l’autunno, umido piovoso, che porta al solstizio d’inverno, mentre appena una settimana è trascorsa, appendice dell’estate dell’ultimo Palio di Siena. La morte di un cavallo ha mosso le voci di coloro che ne parlano male. Altro non aspettavano. Ma ha scosso l’anima anche di chi di Palio vive, per questo non nuovo attacco alla festa senese. L’evento, invece dovrebbe essere compreso. Nell’ambito umano e non nel Palio in sé. L’eliminazione di una corsa fantastica come il Palio di Siena non risolve il problema della brutalità verso gli animali, né può esserne indicata a simbolo. Quotidianamente, l’uomo usa atrocità verso gli animali come verso il suo simile. Il pianto per un cavallo non avalla la festa di Siena, che trapela tra le sue eleganti figure solenni, crudità differenti. Il cavallo, certo, il cavallo è il centro, il mezzo che giustifica la vittoria e beffeggia la contrada avversaria. Si può solo a questo punto, cercar di essere buoni osservatori, se vogliamo guardare oltre le virtù di una festa popolare che ne enumera diverse e mitigano aspetti dell’animo umano da biasimare, ma che non ostante tutto, il Palio riesce a regolarizzare e a stemperare in un costante dialogo tra contrade e contradaioli nella sfida quotidiana della vita che orami non è più solo di rione. Il Palio di Siena ha una sua unità che altre città non conoscono. Essa ha anche una Storia, un modus vivendi di equilibri che non cancellano il senso sociale della vita, il rispetto, ma educano inoltre, coloro che meno avrebbero sensibilità o amore verso i cavalli, e le altre creature che coabitano con noi, cui alcune fanno parte del Palio stesso, simboli di virtù esemplari del bestiario medioevale. Queste hanno la loro funzione e monito; non impongono punizioni corporali da superstizioni, esprimono un senso compiuto che ciascuno è libero di comprendere o ignorare. Qui è l’esempio, qui sta l’essenza. Chi non ama il Palio può non vederlo, né percepirlo nei suoi infiniti aspetti. Analizzi allora, fenomeni come l’abbandono di animali domestici, o degli ippodromi che garantivano in Italia l’esistenza dei cavalli che invece sono apprezzati e popolari ad esempio in Francia come in Australia, o in Irlanda e Gran Bretagna. Nessun cavallo morto, nessuna polemica incolta, sarebbe stata oggi fatta su Siena. Avrebbero girato i tacchi e come Piagnoni, silenti: altrove. Il Palio straordinario a “ sorpresa”, ha fatto felice solo un popolo di contrada per tutto questo prossimo inverno, mentre per gli altri ciò è rimandato alla nuova estate.
Enrico Martelloni

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