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Pagamenti elettronici / Pos: obbligo ok ma perché deve pagare il consumatore?

Le transazioni tramite pos non sono gratuite per commercianti e professionisti ché si vedono decurtare una percentuale da parte dell’istituto di credito che presta loro il servizio. Di François-Marie Arouet

di Francois-Marie Arouet | 18 Aprile 2022

Nel decreto legge approvato dal consiglio dei Ministri ha trovato posto anche la conferma dell’anticipo dell’entrata in vigore della doppia multa (30 euro di ammenda fissa maggiorata del 4% calcolato sul valore della transazione negata) per negozianti e professionisti che non accettano pagamenti elettronici tramite  Pos:  sarà in vigore a partire dal 30 giugno 2022 e non dal 1 gennaio 2023 come previsto in precedenza.

Ogni iniziativa per contrastare l’evasione fiscale è benvenuta, ma ci lascia perplessi se questo contrasto lo devono pagare solo i consumatori.

Le transazioni tramite pos non sono gratuite per commercianti e professionisti ché si vedono decurtare una percentuale da parte dell’istituto di credito che presta loro il servizio. Di conseguenza, siccome i loro servizi non hanno prezzi imposti dallo Stato, il costo degli stessi aumenterà per il consumatore. Si dirà: già oggi il pagamento Pos è diffuso e questo non ha comportato nessun individuabile aumento specifico. A parte che non ci risultano dati particolari su queste transazioni e che fino ad oggi è raro vedere pagamenti pos per piccoli importi di quotidiani consumi (un giornale, un caffé, per esempio), è facile prevedere che con l’obbligo di accettarli saranno di più i consumatori che li useranno… e un caffè o un giornale con x% da devolvere all’istituto di credito ed elaborare in maniera più articolata nella contabilità, considerando le grandi qualità di queste transazioni, entrano in gioco importi non secondari per i commercianti. Il primo riflesso

sarà l’aumento del prezzo di vendita del servizio.

Il nostro ragionamento è semplice: giusto il contrasto e la prevenzione contro l’evasione, ma il costo dovrebbe essere a carico dello Stato (1) e non dei commercianti o consumatori o istituti di credito, tutti soggetti di per sé privati che già contribuiscono fiscalmente per le proprie attività. Metodo che invoglierebbe tutti i tre attori del procedimento a collaborare ed incentivare e non a penalizzare l’anello finale della catena (il consumatore) o, peggio, incrementare sistemi di evasione come il cosiddetto “nero”.

1 – nella sua forma diretta, ché indiretta è ovvio che grava sempre sui contribuenti

François-Marie Arouet – Aduc

Pubblicato in : Primo pianoTag: aduc, consiglio dei ministri, consumatori, euro, evasione, istituti di credito

Info Francois-Marie Arouet

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