I padri separati in Italia, secondo un recente articolo de “ Il Giornale “ sono 4milioni, di cui ottocentomila hanno problemi economici. Sono molti. In particolare se consideriamo che la società italiana si sta progressivamente impoverendo da alcuni decenni. Rapidamente in questi ultimi tempi. La legge delle separazioni ha avuto un suo percorso, senza però porre salvezza, o aver compreso d’essere causa di povertà. Il silenzio riempie lo spazio dei pensieri davanti a questo fenomeno che incontra casi estremi. Nel suo complesso l’ingiustizia è fatta, e il padre deve supplire contro la madre che prevarica nel diritto. Manca l’equilibrio, l’equità di una legge che già davanti agli occhi di future unioni, faccia riflettere: ciascuno torna a casa con quello che aveva. Figli a parte, caso per caso, ciascuno nulla deve all’altro. La casa resta di chi è proprietario. I figli possono andare ad abitare altrove; aiutati sì, ma altrove. Questo semplice principio regolatore eviterebbe molti calcoli, spiacevoli effetti, ricatti compresi. Chi si vuole unire ci deve pensare bene. E’ il prezzo di una società emancipata, con regole demografiche, razionalità. Molte madri sarebbero addirittura felici, preoccupate nel vedere il loro maschi rovinati da uno sfortunato matrimonio. Sì perché, se la legge ha difeso un principio di genere al femminile, le madri dei maschi ora si rendono conto di questa arma a doppio taglio che le ha tutelate, dandole un paracadute ad ogni evento di separazione o divorzio. La situazione del disagio attuale dei padri separati, è anche un elemento del calo delle nascite, perché il vincolo dei figli crea problemi che i giovani non vogliono. Ottocentomila padri in povertà sono un peso materiale e morale che ha una ricaduta ad effetto domino su tutta la società. Il perno di questa legge sono i figli, l’arma del ricatto. Questo da sempre, in realtà: qualcuna può sempre apparire davanti all’uscio di casa reclamando di avere scodellato un figlio per colpa tua. Accade, non è solo goliardia. Per un motivo o per l’altro l’odiosa tratta innalza muri che spesso, in una società ancora arretrata, provoca più faide che famiglie allargate. Esempi di questi disagi non importa ricordarli, ciascuno avrà vissuto o sentito dire da amici e conoscenti le disavventure di questi padri. L’argomento è abbastanza ampio, ma la realtà dei fatti chiede delle risposte. Divorziare non è un “peccato”, roba da Chiesa temporale, non da Stato laico, mentre oggi appare ancora una purga. Molti di questi uomini, sono costretti anche guadagnando un discreto stipendio, a chiedere sostegno morale e materiale ad enti ed associazioni. Rifarsi una famiglia diventa più complesso con l’età, ma non impossibile. Per questo sono necessarie leggi più agili e flessibili che permettano di ridurre al minimo o eliminare questo dolorosa contraddizione sociale. Anche in questo modo, si rilancia l’economia del paese.
Enrico Martelloni

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