“Scusi ma non riesco più a entrare nel sito per controllare il saldo del mio conto. Come mai?. “Senta ma lei ha ancora l’accesso a certificato o ha già la chiavetta che genera la password monouso”. Crisi. Certificato? Chiavetta? Password? Monouso? Ah, parole chiave. Una volta il certificato era quello medico. Monouso era la siringa. Chiavetta era la piccola chiave per chiude i piccoli bauletti di latta colorata dove una volta c’erano i cioccolatini o le caramelle Sperlari e dopo ci mettevi i bigliettini delle fidanzate o le cartoline che volevi conservare. Finita l’epoca del bauletto ecco che tutto diventa digitale. E se non hai una password per ogni accesso, e se non hai almeno una chiavetta al collo, una sulla cintura dei pantaloni e un ‘altra in tasca, quella speciale per generare le password monouso, beh francamente non sei nessuno. Scherzo? Boh, neanche tanto. Avanti di questo passo alla mattina appena ti svegli s’arriverà a digitare qualche codice sul nostro cellulare tutto fare e solo lui ci dirà chi siamo e cosa dovremo fare in quella giornata. Dopo la memoria, ci sarà anche l’identità esterna, dopo l’identità digitale si arriverà alla identificazione remotata. Perfetto. Tornando a bomba e cioè ai soldi in banca, se non sei un quasi un tecnico ma molto tecnologicamente aggiornato difficile che entri a sapere quasi soldi ti rimangono per arrivare a fine mese. Aumentano le chiavette in tasca, aumentano le password da scrivere se vuoi sapere qualcosa di te stesso. Ma guai a scriverle, devi memorizzarle altrimenti che senso ha. Se te le trovano vanno loro, non solo al bancomat che tanto ci arrivano lo stesso, ma si fiondano nel primo internet point entrano e giocano con i tuoi conti. Mh brutta roba. Quindi fanno bene le banche a proteggersi e a proteggere i clienti: non più solo due cifre ma più finestre per avere la connessione e una di queste a password monouso, già molto in uso. Che è generata da un piccolo display su una chiavetta e devi digitare in fretta altrimenti mh mi sa che scade. Tutto per garantire sicurezza e tutela della privacy. Ma aumenta la confusione tecnologica. E’ calcolato che al mattino per cominciare la propria vita normale un signore che si alza prima di cominciare a lavorare deve inserire almeno una decina di password, o codici di accesso o pin che dir si voglia: appena alzato quello del cellulare se l’hai spento, poi quello del portone elettronico di casa o del garage, poi quello del computer di casa, poi quello della posta, poi quello della macchina, poi quello del bancomat se devi prelevare, poi quello della cassetta elettronica dei giornali, poi quello dell’ufficio e di nuovo pc e posta. Ci manca una pass per il caffè macchiato al bar e fai bingo. Ma ti puoi mettere sempre alle macchinette e li hai voglia di codici e chiavi. Se uno ha due o tre conti, magari un accesso internet mobile, e qualche chiavetta di memoria remotata da due a 8 o 16 giga non è proprio difficile che debba girare con otto o dieci chiavette. Sono i nuovi status simbol, quasi nuovi piercing. Li vedi in treno, in banca, in ufficio, in auto mentre fanno colazione al bar che mettono atterriti le mani in tasca e tu dici stanno cercando gli spiccioli per pagare giornale o caffè, no gli occhi atterriti ti dicono che le mani stanno cercando le chiavi e chiavette della vita sennò non entri nel pc, non entri in ufficio, non entri nella pagina, non entri in rete. E se non entri in rete che vivi a fa?
Fabrizio Binacchi
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