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Over 70 a casa, ma il Paese riparta presto e si occupi di carceri con immediati provvedimenti

Non la faccio facile, so che non lo è. Ma le immani attività di questo mese (costruzioni di ospedali da campo, esercito per le strade, buoni spesa, assunzione personale sanitario ecc…), dimostrano che sarebbe ben potuta esser una linea percorsa e, tanto più lo è adesso.

di Claudia Moretti | 5 Aprile 2020

So bene che qualsiasi ricetta si voglia proporre per la fase storica che stiamo vivendo rischia di tramutarsi e velocemente in chiacchiere da bar, travolte da dati, da smentite, da evidenze ancora ignote. Ma tre notizie di questa settimana mi spingono a buttar giù le riflessioni che vi propongo con annessa proposta, con umiltà e con le dovute dosi di dubbio del caso.

Le tre notizie sono: 1) il (raccapricciante) nuovo lock down cinese, 2) la decisione svedese – controtendenza – di mantenere la popolazione a contatto con il virus nell’attesa di una sua progressiva immunizzazione, 3) l’avvio della sperimentazione sull’uomo di un vaccino testato felicemente sugli animali.
A queste novelle, si aggiungono, poi, le ulteriori tre certezze: 1) il virus colpisce fatalmente in prevalenza anziani, ed in particolare anziani con pregresse patologie e altri soggetti di altra età che per loro condizioni rischiano maggiormente; 2) i ricoveri in terapia intensiva, sebbene possano coinvolgere anche soggetti di età inferiore, riguardano molti anziani che, dopo il ricovero, non superano la malattia; 3) l’impatto sul sistema sanitario italiano, oltre che inadeguatezze ed impreparazioni all’evento pandemico, è aggravato dall’età della popolazione italiana che come noto è avanzata.
Pare, infine, e la notizia cinese lo palesa con cruda evidenza, che il virus non se ne andrà, e che, bene che vada, si nasconderà per poi tornare nella popolazione ignara che, proprio perché asintomatica (o con gatti e cani infetti senza saperlo!), lo diffonderà di nuovo, tale e quale.

E’ quindi urgente passare al piano B e ritornare, spaventati, e con lo stato d’animo che inevitabilmente si accompagnerà al ritorno ad una pseudo normalità. Primo perché nessuno ci pagherà gli stipendi, le notule, gli affitti e i mutui per i mesi e mesi necessari al vaccino di massa (speriamo pochi). Secondo perché potremmo far si che si possa ripartire con l’obiettivo della tutela delle fasce più a rischio contagio, che sono le stesse che impattano sul sistema sanitario, e le stesse che rischiano maggiormente la vita.
Per questo, è dall’inizio di marzo che chiedo e mi chiedo: perché non aver previsto da subito una quarantena per gli over 70? Almeno nella misura in cui l’isolamento è praticabile? Sono consapevole che molti anziani vivono con le famiglie, ma forse si sarebbe potuto concentrare gli sforzi per favorire una quarantena altrove? Molti anziani non lavorano più, godono, per quanto esigua, di una pensione, e possono contare sull’aiuto di un congiunto per procurarsi i beni di prima necessità. E per chi, invece, non ha la fortuna di avere chi porta la spesa a casa, si sarebbe potuto concentrare su di loro gli sforzi, del pubblico e del volontariato, per organizzare meglio e con più efficienza da subito, la distribuzione a casa.
Non la faccio facile, so che non lo è. Ma le immani attività di questo mese (costruzioni di ospedali da campo, esercito per le strade, buoni spesa, assunzione personale sanitario ecc…), dimostrano che sarebbe ben potuta esser una linea percorsa e, tanto più lo è adesso. E invece chi si affaccia alle banche, agli uffici postali, nelle farmacie e nei supermercati, potrà constatare che sono pieni di persone anziane.
Ovviamente la crisi non rientrerebbe del tutto (penso a tutte le attività ricreative, pub, discoteche e forse ristoranti, che chissà per quanto ancora saranno parte di una vecchia vita), ma forse si può ricominciare ad arginare il baratro che ci si è aperto davanti. E se avessero ragione gli svedesi, potremmo gradualmente esporci allo stramaledetto virus limitandone gli effetti e proteggendo i più fragili.
Ciò almeno nell’attesa di terapie efficaci, di vaccino, o di qualche altra luce che non può che provenire dalla ricerca scientifica (sempre sia lodata).
Nel frattempo, come si sta facendo per le RSA, occorrerà subito che ogni istituto penitenziario si occupi di riferire pubblicamente i dati delle carceri (quanto tamponi sono effettuati? Chi è risultato positivo) e indichi le attività di contenimento del virus in un luogo dove è strutturalmente impossibile mantenere le distanze. E ciò perché, mentre si rincorrono i trasgressori dei provvedimenti del Governo, il Governo stesso rischia di aggravare la già conclamata illegalità verso la popolazione carceraria. Pena il risarcimento legittimo di tutti i danni di chi sarà stata imposto il Covid-19 come pena accessoria.

Claudia Moretti, legale, consulente Aduc

Pubblicato in : EditorialeTag: aduc, anziani, assunzione, banche, crisi, danni, governo, massa, notizia, pensione, persone, persone anziane, provvedimenti, rsa

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