E’ legittimo che un malato preferisca essere curato in un ospedale del Nord Italia?
Perché i napoletani, quando viene loro diagnosticato un brutto male, preferiscono farsi curare in un ospedale del Nord Italia? Napoli è una delle città dove operano tra i migliori chirurghi d’Europa, ma allora perché questa paura di affidarsi a una struttura ospedaliera napoletana?
Prima ancora che i Nas presentassero il loro rapporto, definendo la Campania la Regione d’Italia dove l’incuria e la sporcizia, oltre che il disordine, la confusione e la scarsa responsabilizzazione di chi dovrebbe controllare, lasciano molto a desiderare più che altrove, il problema della disorganizzazione, dello scarso senso della responsabilità, del rispetto delle regole, era già un dato di fatto, sperimentato da numerosi degenti ricoverati negli ospedali di Napoli.
Per alcune persone farsi operare per una patologia grave in uno degli ospedali napoletani è stato traumatico e umiliante come entrare nel braccio di una morte psicologica, morale e spesso materiale, per la negligenza e l’impreparazione degli infermieri e per l’”individualismo dei “grandi” chirurghi che vi operano.
I casi di malati di tumore ai quali non sono state fatte cure adeguate, sono all’ordine del giorno. Per cure adeguate si intende innanzitutto: un’assistenza medica responsabile.
E’ inconcepibile che vengano effettuati interventi di una certa gravità da chirurghi che non seguano passo dopo passo (come sarebbe loro dovere professionale), il periodo postoperatorio di chi ha subito da pochi giorni un complicato intervento chirurgico. Spesso succede che in questa fase ancora critica per la vita del paziente, si verifichino complicanze spesso fatali, perché?
Perché il chirurgo e l’assistente chirurgo che hanno effettuato l’intervento , in quel mentre (in cui si avrebbe con urgenza bisogno di loro) sono irreperibili, occupati da qualche congresso o da chissà quale impegno politico. Il paziente vittima di complicanze si ritrova così affidato a un medico di guardia che non sa dove mettere le mani e i risultati sono immaginabili….e se il paziente è fortunato, l’ospedale riesce a rintracciare per caso uno dei chirurghi facenti parte dell’équipe che lo ha operato e allora si riesce fortuitamente a mettere la cosiddetta “pezza”.
Qual è dunque il senso di responsabilità dei chirurghi o forse la domanda dovrebbe essere un’altra: un malato in ospedale è affidato a chirurghi o a politici che sanno fare anche i chirurghi? Per cure adeguate naturalmente si intendono anche un’efficiente assistenza infermieristica che non c’è.
Se alcuni pazienti non avessero la fortuna di essere assistiti dai propri familiari giorno e notte, molte delle loro esigenze sarebbero ignorate o nel migliore dei casi gestite con superficialità. Insomma, un paziente e i familiari del paziente oltre che contro la malattia devono combattere contro l’inefficienza, la disorganizzazione e l’irresponsabilità. E questa lotta esaurisce le energie mentali e morali perché è ingiusta e inaccettabile in un paese per definizione civile.
E’ civile un paese in cui non si ha il diritto di ammalarsi?
(I)

Lascia un commento