Daniela Brancati risponde alla domanda di Elena Ronconi: “Come giudichi il Lavoro della Ministra Turco? Qual’è lo stato dell’arte della sanità italiana?“
Dunque, mi chiedete come ha operato il ministro Turco. Confesso che un mese fa avrei avuto problemi a rispondere, gravi problemi. Ma non ora. Ora che la ministra ha varato una fantastica campagna informativa a favore delle creme abbronzanti/filtranti, ora ho capito che è una grande mamma, la mamma di tutti noi italiani. Noi che pensiamo di andare al mare a rosolare i bimbi piccoli dalle 13 alle 15 (d’altronde dai sei ai sedici mesi è carne tenera si fa alla svelta). Noi che abbiamo dimenticato tutti i consigli delle nonne e delle mamme (quelle vere, naturali o adottive che siano), che ci hanno afflitto per l’intera infanzia e giovinezza: non andare al mare è troppo caldo, oppure copriti la testa, sulla spiaggia non levare cappello e maglietta al bambino: è troppo piccolo perfino per il sole del mattino. Noi che ignoriamo che il sole faceva male anche quando non c’era il buco dell’ozono o forse semplicemente le nostre nonne non sapevano neanche che avessimo l’ozono, figuriamoci il buco. Noi che obbedendo al grido: ‘nero è bello’ vogliamo a tutti i costi carbonizzarci. Noi, inconsapevoli, dimentichi, ignari di consigli di millenaria saggezza, finalmente abbiamo una supermamma. Una mamma autorevole e ministeriale che ci ricorda ‘accattetevìllo’, il filtro solare s’intende. La marca, quella non la dice, diamine non può proprio portarci per mano fino a questo punto. E poi dite che il governo non pensa a noi: ci pensa, ci pensa… e spende anche di conseguenza per noi, per la nostra salute, per evitarci i malanni e le fastidiose rughe che il sole provoca o accentua. Oddio, a noi che viviamo nel Lazio fa un po’ impressione che il ministero si impegni sull’eccesso di abbronzatura. Lo dico per i residenti in Friuli o Lombardia che non sanno: dobbiamo pagare di tasca tutte le analisi perché la Regione, causa deficit pregresso, ha sospeso le convenzioni. I tempi di attesa nelle strutture pubbliche consigliano di pagare privatamente ciò che serve adesso, ma prenotare subito presso le usl ciò che ci servirà a novant’anni. Se ci arriveremo, potremo sempre dire che abbiamo usufruito in vita di almeno un servizio pubblico. In caso contrario potremmo cercare di lasciare in eredità il posto per un’ecografia a un figlio, a un nipote, magari anche solo a un amico. Che il deficit copra anche qualche privilegio, disfunzione, incapacità manageriale? Figuriamoci, impossibile: la ministra vigila e non lo consentirebbe.
Anche solo il sospetto è senz’altro dovuto alla nostra inconcepibile inaudita incredulità, al limite dell’ingratitudine, verso lo stato che prima faceva il padre padrone, ma ora che ci sono le ministre fa anche la mamma. Le madri si sa, si contestano e solo dopo si rimpiangono, perciò non se la prenda la ministra se le sembriamo ingrati e preferiremmo vederla praticare un’attività più forte, più decisa contro le caste e le corporazioni, gli interessi privati in attività pubbliche e così via. Se ha tempo si faccia una chiacchierata con ‘Striscia la notizia’ che quanto ad attività ispettiva ha una certa pratica ed energia, magari li raggiunge al mare e porta loro anche una crema filtrante. Nel frattempo, per restare sull’attualità: saprebbe consigliare a chi non abbia letto la sua campagna informativa una pomata per lenire le scottature?

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