Si dice e si è visto storicamente, che i corsi e ricorsi si susseguono.
Il vecchio Vico sostiene che il progresso della storia non è uniforme e non esclude delle ricadute. La storia ideale eterna è una sorta di legge indicata come provvidenza, un principio immanente alla storia stessa, un dover essere, una tendenza, attraverso i tre cicli Divino, Eroico e Umano.
Nello stadio Divino, la società sarebbe dominata dai sensi e dall’immaginazione. Nello stadio Eroico, la società sarebbe soggiogata dagli “aristoi” dall’aristocrazia dei più forti. Nel terzo stadio, quello Umano, considerato il più evoluto, la società sarebbe stata dominata dalla ragione con conseguente uguaglianza tra gli uomini, periodo in cui si sarebbero potuti trovare due tipi di governo: o la monarchia assoluta o la democrazia.
Il ripetersi di questi cicli , che si succedevano senza soluzione di continuità, non avveniva per caso, ma era predeterminato e regolamentato dalla provvidenza. Alcuni accadimenti si ripetono con le medesime modalità, anche a distanza di tanto tempo , non per puro caso ma in base ad un preciso disegno stilato, appunto, della divina provvidenza.
Ma la vera divina provvidenza è l’uomo, le scelte sono umane e prevale il libero arbitrio.
Storicamente si sono contemplate situazioni che ci hanno ricordato precedenti periodi, in forme diverse e con strumenti adeguati al periodo contingente. Abbiamo assistito a manifestazioni e situazioni politiche, economiche, culturali che ci ricordavano il passato. E, oggi, a situazioni, tumulti, reazioni in un periodo in cui si è tirato troppo la corda per molte categorie di persone.
Una via l’altra si sono susseguite vicende estreme che non occorre descrivere, dato che le stiamo vivendo.
La mancanza e il calpestio di valori come il rispetto dell’altro, i diritti umani, la ricerca della verità, il bisogno del non percepire più il vivere come un sopravvivere, hanno condotto sempre più gli esseri umani ad una sensazione frustrante di oppressione a tutti i livelli e al bisogno di reagire. Oggi c’è chi è convinto che siamo immersi in una svolta epocale. Il mondo sta cambiando ma non è dato sapere se questo cambiamento avrà risvolti davvero positivi.
Siamo sicuramente in una contingenza caotica. Che, per chi è ottimista, , potrebbe costituire impalcatura della libertà.
Come uscire da questo caos. A nostro avviso unendo le forze in campo, salvaguardando ciò che unisce e accantonando ciò che divide.
Ma evidentemente siamo in mano a personaggi di dubbia saggezza e competenza. In un momento così fragile che rischia di farci retrocedere al primo stadio vichiano anziché procedere verso l’ultimo.
Se non vogliono soccombere in un governismo che non gli appartiene, i grillini possono solo rispolverare il movimentismo delle origini. E l’unico che può farlo è il vecchio Dibba, il semiusato sicuro. Qualcuno la pensa così. Fa sorridere se non sghignazzare.
Negli ultimi decenni del secolo scorso, nel dopoguerra, abbiamo assistito a una tendenza verso la terza fase vichiana che avrebbe, o avrebbe dovuto, raggiungere una democrazia compiuta.
Che miri alla promulgazione di una legge sui partiti come associazione di cittadini prevista dalla costituzione. Poche regole che definiscano la funzione pubblica dei partiti, con una organizzazione interna democratica responsabile e trasparente, che tuteli la fiducia degli elettori, la buona fede e la dignità di chi offre il proprio contributo per il bene comune.
Ma sono i cinque stelle!
Forse qualcuno ci ha creduto ma col senno di poi, siamo certi che tutti abbiamo ben compreso. Le facce di bronzo si sprecano.
Carla Ceretelli

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