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Ora tocca al centrodestra

di Angelo Giubileo | 5 Maggio 2018

Sono passati altri dieci giorni dall’elezioni, o meglio dall’esito dell’elezioni politiche del 4 marzo scorso. E siamo ormai a 65 giorni, senza l’idea precisa di un progetto di governo, che sia esso stesso politico, istituzionale o tecnico. E allora proviamo a fare chiarezza almeno su ciò che non è stato, oltre che su quello che potrebbe accadere e piuttosto è lecito attendersi.

Innanzitutto, occorre smontare l’alibi che in Germania sono occorsi circa sei mesi per fare un governo nel pieno esercizio dei poteri. Noi non siamo la Germania, e questo vuol dire essenzialmente che: 1) nostro è l’ingente peso del debito pubblico tendenzialmente crescente – che mette di nuovo a rischio la tenuta dei conti pubblici in previsione della scadenza della perdurante manovra di quantitative easing messa in opera dalla Bce da circa un triennio; 2) nostre sono le difficoltà strutturali, ovvero di sistema, di uscita da una crisi economico-sociale di lungo periodo – che nel corso della seconda Repubblica ha prodotto e continua a produrre: perdita ingente di quote di mercato internazionale, minore occupazione e maggiore disoccupazione economica compensate in quota-parte da misure di sostegno e assistenza pubbliche per la maggior parte  improduttive, alienazione del patrimonio pubblico; 3) nostre, soprattutto, sono le difficoltà passate presenti e future nell’affrontare una crisi migratoria, in larga parte dal sud del mondo, che senz’altro non ha eguali nella storia, considerato che la popolazione mondiale è passata dal 1950 a oggi da circa 1,5 miliardi a oltre 7,5 miliardi di persone, con previsioni per metà secolo in crescita e intorno ai 10 miliardi.

Prima conclusione: fuori dall’Europa? Non se ne dovrebbe parlare nemmeno, tanto sia stupida e sciocca l’idea di poterne in qualche modo fare a meno.

Far parte dell’Europa, e a oggi dell’Unione Europea, significa quindi una necessità che occorrerebbe affrontare nel migliore dei modi possibili. S’intenda, anche per noi cittadini italiani ed europei. E quindi, la prima cosa sarebbe quella di fare almeno un governo che agisca nel pieno dei poteri e quindi nell’interesse dei cittadini, chiamati regolarmente alle urne lo scorso 4 marzo. E dunque, seconda questione prioritaria, in qualche modo latente e che ci accompagna dall’uscita nel 2011 del governo Berlusconi dalla scena politica italiana e soprattutto europea, e che ora emerge di nuovo. E allora, chiediamoci: quanto vale il voto degli italiani?  Sondati soprattutto gli umori – così è sembrato, altro che politica – cangianti dei Cinquestelle, ora da parte per volontà e incapacità propria nel condurre un dialogo politico e istituzionale.

Sembra che al Presidente della Repubblica non restino che due possibilità. La prima, affidare un incarico a una personalità “terza” per la formazione di un governo “tecnico” o “istituzionale” o “del Presidente” – chiamatelo come vi pare, comunque si tratterebbe di un governo non dichiaratamente politico e cioè frutto di un accordo di maggioranza tra forze politiche. La seconda, dichiarare l’incapacità – sia chiaro: l’incapacità e non l’impossibilità! – delle forze politiche di formare un governo, e quindi procedere all’indizione di nuove elezioni politiche.

Seconda conclusione: quale dovrebbe essere il governo che – in questa seconda e comunque al momento malaugurata ipotesi, salvo che i cittadini sappiano poi risolverla al prossimo voto con decisione e fermezza – eventualmente ci conduca a nuove elezioni?

Caro Presidente Mattarella, è difficile pensare che possa essere ancora il governo Gentiloni, a maggiorana del Pd, attualmente ancora in carica per l’ordinaria amministrazione. Lunedì prossimo, sondati di nuovo gli umori dei politici e sempre che il clima non muti, direi che è tempo ormai di affidare un incarico a un politico della coalizione di centrodestra – uscita vincente dall’elezioni dello scorso 4 marzo – per il tentativo di formare un nuovo governo. Come, penso, sarebbe giusto che sia, altrimenti il nostro voto, il voto di noi cittadini, a che vale?

Angelo Giubileo

Pubblicato in : EditorialeTag: 2011, amministrazione, bce, berlusconi, cittadini italiani, conti, conti pubblici, crisi, debito pubblico, elezioni, elezioni politiche, germania, governo, governo berlusconi, la germania, manovra, mercato, misure, mondo, nuovo governo, pd, persone, politica italiana, presidente della repubblica, repubblica

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    6 Maggio 2018 alle 11:19

    Penso il voto valga molto poco, se pensiamo che la maggioranza dei cittadini italiani e probabilmente europei vorrebbe una uscita dall oligarchia europea e un ritorno ad una giusta e sana sovranità nazionale.

    Rispondi

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