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Ora siamo europei “virtuosi” non sprechiamo il credito-fiducia

di Fabrizio Binacchi | 4 Giugno 2013

Altrimenti avremmo buttato via, con il credito di fiducia, anni di risparmi, cinghia stretta, disagi e sofferte trasformazioni industriali ed economiche. Festa per una notte per il risultato raggiunto ma dall’indomani su le maniche perché il bello  del lavoro viene adesso. Dalla parte del tavolo dove non possono sarcasticamente sorriderci.

eurocrisiChe l’uscita dal processo di infrazione per eccesso di deficit sia più un dividendo morale che immediatamente economico tutti lo sappiamo o lo immaginiamo. Che si debba approfittare di questo risultato per continuare il risanamento e nel contempo sedere al tavolo di chi ha le carte giuste per chiedere un governo europeo più giusto è il conseguente lavoro. Altrimenti avremmo buttato via, con il credito di fiducia, anni di risparmi, cinghia stretta, disagi e sofferte trasformazioni industriali ed economiche. Insomma c’è un capitale, c’è un “tesoretto” di fiducia, che diventa dall’anno prossimo anche economico e finanziario, per la possibilità di spendere più e distintamente i fondi europei finora bloccati e quindi nessuno si metta lì a sciupare l’occasione. Lo sanno bene Enrico Letta e Giorgio Napolitano, lo devono digerire anche partiti e sindacati che hanno ora l’obbligo, oltre al dovere morale, di coniugare rappresentanza con domanda di governo. Questo Paese ha maledettamente bisogno di una stagione di governo e di riforme condivise. Questo hanno detto anche le ultime elezioni amministrative, questo stanno chiedendo i mercati ma anche le classi che hanno sputato sangue per arrivare a questo tappa di riscatto o parziale successo. Con il rientro dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo l’Italia si metterà dalla parte dei 7 stati virtuosi d’Europa e cioè quelli che stanno sotto il tetto del 3 per cento deficit pil a cominciare dalla locomotiva Germania. Questo, oltre i miliardi di euro che potranno essere sbloccati e spesi dai prossimi mesi per il capitolo investimenti e quindi calcolati fuori dal rapporto deficit pil,  darà una forza finora inaudita ai nostri governanti per chiedere a quei tavoli di Bruxelles,  Strasburgo, Berlino, Parigi e vicini, un piano condiviso per il rilancio dello sviluppo europeo che passa da una riforma dei patti e dalla condivisione di progetti per giovani, lavoro, tasse, immigrazione. Letta sa questo da anni, come politico e come studioso, come Arel e come Aspen,  e finalmente ha l’occasione per applicare e far applicare anni di studi e  ricerche per la ricetta giusta del rigore ragionato o sviluppo sostenuto. Ora siamo europei virtuosi, dovremmo mettere la data del 29 maggio in una specie di calendario delle feste virtuali della Nazione (un giorno di festa lavoro, non di vacanza) e fare tutto quello che è possibile, e visionario, per costruire la nuova Europa dell’equilibrio, già dal vertice di fine giugno. Lo dobbiamo ai milioni di connazionali che hanno fatto e subìto sacrifici da ricostruzione post-bellica e anche a quelli che non ce l’hanno fatta e che sotto il peso della crisi hanno perduto la dignità e, talora, anche la vita. Che sia un giugno di riscatto, senza nascondersi che ovviamente fino alle elezioni di settembre in Germania non possiamo farci tante illusioni, perché solo dopo le urne tedesche avremo qualche segnale nuovo dalla Merkel, ma certo non dovranno essere mesi vuoti o di pre vacanza. E’ ovvio che i compiti a casa non sono finiti, è ovvio che dobbiamo fare tanto in materia di riforme del sistema, a cominciare da quello elettorale, è ovvio che non possiamo permetterci burocrazie e sistemi di giudizio con tempi e dazi che ci avvicinano ai più scalcagnati paesi del mondo. E’ ovvio che i comuni debbono essere liberati per impegnare quei capitali che hanno nel cassetto e che daranno un innesco al rilancio dell’economia territoriale. E’ ovvio che non bisogna più cadere nella spesa facile e improduttiva. Insomma si festeggi una notte per il risultato raggiunto ma dall’indomani su le maniche perché il bello  del lavoro viene adesso. Dalla parte del tavolo dove non possono sarcasticamente sorriderci.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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