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Ora i piddini hanno scoperto che opposizione è bello.

di Carla Ceretelli | 4 Aprile 2018
(Ovvero dal doppiopetto al loden alla camicia alla felpa alla giacchettina e cravattina.
Ma l’abito fa il monaco?)
C’è da crederci? O qualcosa non quadra.
Del resto  hanno capito, forse, che dedicare tempo a battaglie inarrestabili  estenuanti e infinite su diritti civili per  pochi tralasciando quelli che interessano i più è stato un errore madornale.
Chi fa politica deve capire bisogni diritti e doveri della gente. E non soltanto a senso unico.
Vero è che le minoranze vanno tutelate,  ma quando la voce delle medesime sovrasta le maggioranze si assiste a iniquità assoluta. E assurda e inconcludente.
Ma occorrevano davvero batoste inevitabili per farglielo capire?  Da tempo non andavano in giro per le strade ad ascoltare la gente ormai disinibita  e svincolata dalle ideologie della sinistra che aveva perso la tramontana. Gente che   cercava disperatamente di fornire bussole che indicassero la giusta strada e prevedibili punti di ristoro.
Il lavoro la sicurezza il sostegno alle imprese non per arricchire il “padrone” ma perchè costui crea lavoro e dunque  sopravvivenza dignitosa se non agiatezza. E, dunque,  la pressione fiscale esosa che affonda anzichè fare emergere, fra l’altro, il lavoro oscuro. Perchè nero non si può dire.
Quanto al bistrattato  populismo, nella sua accezione migliore,  positiva e non demagogica si può ipotizzare come  vicinanza al popolo e ai suoi valori in antitesi con la burocrazia elitaria. Non sempre e non totalmente da respingere. Dunque, una terza via. Quella del buon senso del politico che, mentre pensa e riconosce  bisogni e  relative  istanze  reiterate della gente, cerca di dare risposte concrete e   non campate in aria. Francamente non si notano partiti di tal fatta. Dunque non resta che captare quello che c’è di positivo negli uni e negli altri a destra e a manca. Accordarsi non significa identificarsi ma armonizzarsi nelle diversità.  Per dirla con Carl Gustav, confidenzialmente Jung, “l’amicizia fiorisce soltanto quando un individuo è memore della propria individualità e non si identifica negli altri”.
D’altra parte i pentastellati  hanno  fatto manbassa di voti raccogliendo  soltanto l’inverno del nostro scontento. Ma ora siamo nel guano e dobbiamo uscirne.
Intanto si viene a sapere che l’autoreferenziale premier, suddetto, non arriva a capire che in una Repubblica parlamentare,  non si eleggono i governi ma i parlamenti. Eppure il suo mister in tempi lontani ne era consapevole. E twitterava  e blaterava  sul suo blog alle ore 04:22 del  25 nov 2012 “In Italia non esiste il premierato, non esiste di conseguenza il candidato premier. La buffonata odierna non eleggerà alcun candidato premier”, naturalmente riferito ad altri. Nella fattispecie alle primarie del Piddì.
Niente! Mi arrendo! Troppo stupido per capire ciò che gli si dice,  il povero Giggino ha infatti scritto, in tempi moderni “Come abbiamo detto in campagna elettorale è finita l’epoca dei governi non votati da nessuno. È la volontà popolare quella che conta.
Io farò di tutto affinché venga soddisfatta. Se qualche leader politico ha intenzione di tornare al passato creando governi istituzionali, tecnici, di scopo o peggio ancora dei perdenti, lo dica subito davanti al popolo italiano.”
Proprio non ce la fa a comprendere che il popolo non è quel 32% che lo ha votato ma tutto il popolo. Quindi anche quel 68% che non lo ha votato e anche la volontà di questo 68%, guarda caso,  conta! E che in parlamento governi se hai il 51% non  il 32%.
Se alla maggioranza  dei grillini gli dici che per rendere costituzionalmente corretto quello che loro auspicano, Di Maio presidente del consiglio perché il più votato, occorre una Repubblica Presidenziale, ti aggrediscono e partono con una lezione di diritto costituzionale tutta di loro invenzione.
Riflessioni profonde.
La regola fondamentale della psicoanalisi, “dire tutto ciò che passa per la testa”, è in realtà quello che i bambini mettono in atto, senza che nessuno glielo abbia insegnato. perchè dicono con naturalezza tutto ciò che passa loro per la testa, prima che gli adulti, già in piena rimozione, dicano loro che non si fa, che non sta bene. L’invito di Freud è un ripartire da lì, da questo primo principio.
Infatti ai bambini non si dà facoltà di candidarsi in parlamento e tanto meno di farsi avanti come Presidente del Consiglio dei ministri. Matta, pensaci tu!
Note a margine.
Ci mancava l’incidente diplomatico fra cugini. Ma Parigi non ne vuol sapere e non ammette l’errore. Quzas quizas quizas.
Giunge la notizia che il brindellone è rimasto incastrato nel cavo della fibra.
Casualità o presagio?
Il carro scoppia ma la colombina non torna indietro. L’ultima volta avvenne nel 1966.
Ma  non siamo superstiziosi. Un buontempone preconizza Brunetta presidente del consiglio.
Ah ma oggi è anche il primo aprile.
Intanto attendiamo,   dai cinesi,  frammenti sul capo. Ma,  ci rassicurano,  il rischio è inferiore a quello che corriamo semplicemente vivendo.
Carla Ceretelli
Pubblicato in : EditorialeTag: buon senso, campagna elettorale, consiglio dei ministri, diversità, italia, lavoro, notizia, opposizione, parigi, parlamento, popolo italiano, presidente del consiglio, primarie, repubblica, repubblica presidenziale, sostegno

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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