Sono tante le considerazioni storico-politiche, ideologico-religiose, filosofico-antropologiche, economico-sociali che si possono fare sugli avvenimenti tragici di oggi, come di quelli accaduti a Parigi l’anno scorso. Ma a me quello che viene comunque soprattutto a mente è l’immagine di qualcuno che guarda attraverso una vetrina il Mondo che è al di là: ricco, opulento, disincantato, emancipato, tecnologico, avanzato, comodo, un mondo che si permette la pace al suo interno, il benessere e il Bene stare, la buona salute, l’igiene, i cibi sani e i cibi buoni, godereccio, cinico, edonistico, individualista e disimpegnato. Un mondo che è visibile a questo qualcuno perché appunto è al di là della vetrina, un mondo che questo qualcuno guarda a distanza di un metro ma che non può raggiungere: la cittadinanza infatti non è solo una questione di documenti. E non si riesce ad andare di là in alcun modo. Tranne uno: sparare contro quella vetrina, farla a pezzi. E poi cercare di fare a pezzi anche tutto quello che c’è, che non ti ha accolto, che non ti ha voluto, che ti ha rifiutato. Su un simile sentimento è facile far leva. Molto più che facile. E invece di capire questo noi stiamo andando in direZione contraria.
Elisabetta Malantrucco
(22 marzo 2016 – “in direzione contraria”)


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