Ho visto che è uscito questo libro: Sposati e sii sottomessa di Costanza Miriano.
Non ho letto il libro.
Io sono stata sottomessa e poi mi sono sposata ed ho continuato ad essere sottomessa.
Come è possibile, io?
Sì. Ho considerato mio marito più importante di me, l’ho viziato, protetto, difeso, sono stata (come diceva lui) sua complice. Essere complice è indice di sottomissione. L’altro decide e tu ne comprendi il motivo e lo evidenzi. Cerchi la giustificazione plausibile a quel gesto.
Ritengo lui non abbia fatto altrettanto con me. Non mi ha ritenuto importante, non mi ha protetto non mi ha difeso, non mi ha spronato.
Il nostro risultato è stato che io mi sono accollata tutti i pensieri pratici e lui è volato come l’aria lasciandomi sola nel barcamenarmi.
Un giorno mi ha chiesto di fare una cosa che, per me, in quel momento, sarebbe stata faticosissima gli ho proposto un’alternativa sensata e facile per entrambi. L’ha rifiutata, arrabbiandosi e definendo le sue ragioni, Ecco lì io ho smesso di essere sottomessa e da lì il mio matrimonio è andato in frantumi. Tutto questo, ovviamente non lo ho compreso lì per lì, mi ci sono voluti anni, sofferenze analisi e terapie di coppia. Il risultato? Io ho chiesto scusa al mio ex compagno di vita, lui mai. Mi ha chiaramente detto che lui non ha fatto mai niente contro di me.
Ora sono faticosa per i maschi, mi rendo conto, perché a loro questo fatto della sottomissione piace. La ritengono scontata, non comprendono che potrebbe essere diverso. Io non riesco più ad essere sottomessa, cioè a vedere l’altro più importante di me. Non riesco più ad essere complice, mi compro le cose che mi piacciono, penso a me, per anni costretta ad un regime dispotico per essere complice.
Ora ho altre paure, come quella di autoncentrarmi troppo, di diventare narcisista, abituata alla solitudine, gretta. Credo che al momento non potrei essere diversa, ho un furore nascosto e subdolo. Chissà con il tempo mi passerà. Ma questo essere stata inascoltata, scontata, capace e quindi bon, fa da sola, si adatta, comprende, grande supporto, colonna, no non puó andar bene. Non è la cosa giusta.
Mannaggia il sabato del vuoto e delle meditazioni.
Lia Romano
(06 febbbraio 2016 – “Il sabato delle meditazioni”)
Sappiamo bene che se ne parla in maniera strumentale per cercare di condizionare l’opinione pubblica in merito alle Unioni Civili e allo Stepchild. In realtà non c’entra nulla e negare una cosa per evitarne un’altra è un controsenso giuridico. Ragionando così bisognerebbe vietare le gioiellerie per evitare che il ladro infranga la vetrina e si porti tutto via.
Ma detto questo il tema dell’utero in affitto non è affatto da sottovalutare. Il problema non è la maternità surrogata: io ritengo che tutto quello che la scienza riesce a realizzare nel senso della cura da una parte e, in questo specifico caso, nel senso della procreazione, mi sembra evidente che vada verso la vita e che quindi vada incoraggiato e sostenuto.
Così come ogni atto di generosità personale.
Andrebbe anche incoraggiata comunque secondo me una campagna che aiuti le persone a capire che non fare figli non significa essere menomati o danneggiati nell’anima e che si può vivere comunque bene. E bisognerebbe far capire che – fatta salvo l’istinto naturale di riprodurre i propri geni – i figli sono di chi li cresce e che andrebbe invece incoraggiata l’adozione e permessa anche ai single.
Ma qui sto deviando dal mio discorso.
Tutto va bene per me.
Ma l’utero in affitto no. Nel senso che proprio l’idea dell’affitto e della compravendita del corpo e di una sua parte è una aberrazione inaccettabile; la stessa della compravendita degli organi; la stessa della prostituzione. Non importa quale sia lo scopo finale: il problema è che l’accettazione morale (e perciò personale) del fatto che si possa considerare merce un corpo è alla base stessa della concezione etico/sociale del nostro mondo precapitalista e capitalista. Non è un discorso ideologico il mio; è proprio un discorso etico. Non solo non siamo riusciti a sconfiggere questa barbarie. La alimentiamo perché siamo stati educati al fatto che tutto è comprabile e vendibile. Compresi noi stessi. Nella nostra interezza di corpo anima. E cuore.
Continuo a non essere d’accordo.
Elisabetta Malantrucco
(11 febbraio 2016 – “Utero in affitto”)
Si parla di diritti e si parla, consapevolmente, di diritti civili alle coppie omosessuali; ritenuti ammissibili dalla maggioranza degli italiani.
Ma, sulle adozioni ci vuole prudenza. Dovremmo chiederci se i diritti che sono già sulla carta, quelli che sono stati oggetto di elaborazioni, condivisioni, appelli e convenzioni internazionali, siano, di fatto, applicati o marchianamente disattesi o addirittura aggirati; sia in sede internazionale che in quella nazionale.
Mi riferisco al riconoscimento dei diritti dei bambini sancito dalla “ Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia” che, all’art. 12, riferisce
sul diritto di ascolto, sulla partecipazione alle decisioni che riguardano la loro vita culturale, familiare, educativa, sociale, scolare, psicologica, affettiva.
Si chiamano “ the right of the child to be heard”: i diritti dei bambini al loro punto di vista.
Il diritto di partecipare ai procedimenti amministrativi e giudiziari, il diritto di esprimere un disagio, di non essere sfruttato, di avere una vita dignitosa; di ricevere una speciale protezione in modo da crescere in modo sano e normale sul piano fisico, intellettuale, spirituale e sociale.
Sorgono alcuni interrogativi.
La violazione del diritto a non essere separato dalla madre darebbe il via a contenziosi internazionali? Con impugnativa del “contratto di affitto” stipulato a sua insaputa e senza interpello?
Si paleserebbe una violazione di trattato ogni volta che una proposta di legge non introducesse nel preanbolo, nei considerata, nel visto, nel letto, la precisa presa visione della . “ Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia”?
Ma gli stati non sono tenuti a farne riferimento nelle proprie leggi, perché la “Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia” impegna soltanto da un punto di vista morale.
Per questo è soltanto un blaterale per i bambini negli orfanatrofi, per quelli nelle carceri, per quelli spariti, per quelle infibulate, per quelle lapidate, per quelli mercificati, per quelli soldati, per quelli isisizzati, per quelli bombardati, per quelli affamati, per quelli …poi … poi …poi … !
Carmela Panariello Franchini
(16 ferraio 2016 – “step child adoption” e “the right of the child to be heard”)


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