Possiamo essere orgogliosi di un grande italiano che di ‘italiano’ si è occupato per tutta la vita accompagnando la nostra con la magia delle sue parole e il grande buonsenso che ne caratterizzava la figura eloquente e di elegante semplicità. Sergio Mattarella, accomunato a Tullio De Mauro (fratello del noto giornalista dell’ ‘Ora’ di Palermo) da una comune disgrazia per aver entrambi perso il proprio fratello per mano della mafia, ha ricordato così il grande linguista, scomparso ai primi dell’anno, noto e apprezzato in Italia e nel mondo, autore di opere importanti e di dizionari d’apprendimento: «De Mauro è stato un intellettuale appassionato, un fine studioso, un italiano che non ha esitato, quando gli è stato richiesto, di mettere la propria esperienza e le proprie capacità a servizio delle istituzioni della Repubblica». Infatti, dal 2000 al 2001 fu titolare del dicastero della Pubblica istruzione occupandosi attivamente di completare il disegno riformatore sul riordino dei cicli. La sua opera più nota è il ‘Grande Dizionario italiano dell’uso’ con 270.000 vocaboli (7 voll. e 2 supplementi) fra la sua sterminata produzione in ambito scientifico. Collaboratore dal 1956 col ‘Mondo’, fino alla sua scomparsa, fiore all’occhiello de ‘L’Espresso’, magnifico conduttore di trasmissioni radiofoniche e televisive della RAI e della Radiotelevisione della Svizzera italiana. Ricordo una bellissima Prefazione ad un libro della mia casa editrice (‘Mara dov’è la vita?’); lo ringraziai a lungo per quanto mi sentivo lusingata e felice del suo intervento prezioso e mi rispose in modo garbatissimo e senz’altro sincero, in linea con quel suo modo essenziale ma gentile di procedere.
Parlando ancora di libri ‘Prima lezione sul linguaggio’, uno dei tanti suoi capolavori, propone un ragionamento acuto e significativo su due delle più importanti caratteristiche umane: imparare a comunicare attraverso le parole, siano esse suono o segno.
«Le parole circondano il presente, ogni istante del nostro presente. Ci accompagnano quando parliamo con altri o leggiamo e scriviamo, ma anche nel silenzio e persino nei sogni… ».
Quasi un laico atto di fede, di amore e anche di speranza nella parola da parte di un uomo che si è sempre voluto esprimere con leale chiarezza e spirito equanime, tanto da prendere posizioni, anche scomode, come la sottoscrizione alla lettera aperta sul caso Pinelli o anche quando come Presidente della Fondazione Bellonci del Premio Strega cercò di ridurre il monopolio delle grandi case editrici.
Accorato e strenuo difensore della correttezza della lingua italiana, in lotta costante con l’analfabetismo di ritorno, evidenziò i pericoli ad assumere notizie mistificate fino alle vere e proprie “castronerie” ove non si abbiano filtri culturali. Aggiunse che, dato molto preoccupante, soltanto un terzo scarso della popolazione italiana disporrebbe degli elementi utili alla comprensione della scrittura e del calcolo per potersi districare in un impianto societario difficoltoso come il nostro. E ancora attivamente impegnato ad ergere palizzate contro un inglese invadente oltremisura e a richiamare alcune Università che avrebbero inteso insegnare in questa lingua nei corsi ordinari rivolti ad altre discipline. «Ma per fortuna la lingua di Dante è molto più complicata e non si lascia sconvolgere tanto facilmente neanche dalle cattive abitudini e dalla parolacce, specie dei politici e degli altri che le usano». Bravo professore! E bravo anche quando sosteneva che all’uso stringato delle espressioni, allo slang adoperato negli sms e sui “social”, corrisponde una scarsa articolazione intellettiva e non si favoriscono certo i buoni percorsi mentali che offrono opportunità al ragionamento. E concludeva che così, drammaticamente, la gente non è più abituata a riflettere, a correlare dati e emozioni, e perde capacità di raziocinio oltre alla possibilità di navigare nell’estetica del buon scrivere e di parlare una lingua bellissima, unica come la nostra.
Predicava lo studio su testi di autori accreditati, invitava a non usare internet per studi approfonditi e metteva in guardia dalle cattive informazioni redatte in un cattivo italiano, oltretutto. Ricordava che ognuno di noi può scrivere su internet quello che crede, dandogli anche l’importanza di grande rivelazione, senza che vi sia un controllo specifico. Si dispiaceva della credulità e della superficialità delle persone che danno per buono tutto ciò che appare sul mondo telematico e non soltanto.
De Mauro, uomo di tempra solida per quella sua rigidità morale tipica della ‘grande scuola dei filosofi campani’, si rivelò molto critico verso i vari tentativi di riformare più approfonditamente la Scuola ‘irriformabile’: «Non si è mai riuscita a riformare perché la classe politica, imprenditoriale ha sempre nutrito una diffidenza verso l’istruzione. Queste classi non amano la crescita del livello d’istruzione. Norvegia e Finlandia erano paesi poveri ma hanno puntato sull’istruzione a partire dalla bellezza degli edifici. Qui gli unici edifici di valore sono quelli di Reggio Emilia e Ferrara … Giuseppe Bottai che era un razzista, ma un grande ministro, per i primi sei mesi preferì ispezionare le scuole senza nessun preavviso. Questo significa andare a vedere seriamente le scuole».
L’Accademia della Crusca formula le sue condoglianze al suo illustre docente: «Come pochi altri De Mauro ha saputo coniugare l’attività scientifica con l’attenzione ai problemi concreti dell’educazione linguistica nella Scuola e nella società. Allievo di Antonino Pagliaro, ha tradotto e fatto conoscere in Italia il ‘Cours de linguistique générale’ di Férdinand de Saussure».
«Insigne figura di Docente e studioso che ha contribuito a rendere grande il nostro Ateneo, un maestro per generazioni di allievi e un punto di riferimento per la cultura del Paese», il ricordo di Eugenio Gaudio, Rettore della Sapienza di Roma.
Cavaliere di Gran Croce dell’ordine al merito della Repubblica, gli sono state conferite diverse lauree honoris causa dalle Università di Lovanio, Lione (Ens), Parigi (Sorbonne Nouvelle), Tokyo, Bucarest, premiato presso l’Accademia dei Lincei dal Presidente della Repubblica.
Lucia Pugliese

Ringrazio di cuore Lucia Pugliese per questo articolo, scritto con sobrietà ed eleganza. Mi Sembra un profilo ineccepibile di De Mauro e un ottimo spunto di riflessione sulle problematiche individuate da questo studioso e ancora molto attuali e non risolte sulla conoscenza e padronananza linguistica degli italiani.