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Oltre le mura di Eleusi

Una recensione all’ultimo libro di Roberto Calasso, Il cacciatore celeste (Adelphi, 2016)

di Angelo Giubileo | 29 Maggio 2016

Al termine del percorso narrato e tracciato nel suo ultimo libro, Il cacciatore celeste, Dante (Roberto Calasso), in compagnia di Virgilio (Giorgio de Santillana), mi conduce a Eleusi, “il luogo” – scrive Calasso – “dove, secondo Cicerone: vengono iniziate le genti delle regioni più remote” (Calasso, p. 438), e dunque anche coloro che hanno attraversato “la porta da cui entrare nel regno dell’Amleto pre-shakesperiano”, all’interno del quale fui già condotto da de Santillana, e in particolare per mezzo del suo libro, scritto con Herta von Dechend, Il mulino di Amleto.

Eleusi si trovava a 20 Km da Atene e fu in passato la “culla” del Mediterraneo. Ma è esistito uno spazio e un tempo in cui Eleusi non era ancora stata edificata, né Atene era stata fondata e, ancor prima, il Mediterraneo era sempre stato lì, dov’è, ma ancora senza il suo nome. Nomen, omen.

Sì che, il de-stino del Mediterraneo è quel lembo, parte, spazio di territorio “che è in mezzo alle terre”. Uno spazio de-limitato, che sorge dopo lo “Spazio-aperto” del Kaos, dal quale ci rammenta Esiodo nacquero tutte le cose e, prima tra esse, il tempo (Kronos). Uno spazio circoscritto all’interno delle terre d’Africa, Europa e Asia. Uno spazio a cui è ancora possibile risalire in quanto spazio “originario” di ogni rappresentazione che accade (tempo storico, che indica sia passato sia presente sia futuro) all’interno dello spazio “in-finito” del Kaos.

E dunque esisterebbe un luogo (topos) originario e, nella traslitterazione dal greco, un luogo sia comune che ricorrente. Ma, se esiste ancora un luogo, esiste una via. E, se esiste una via, esiste una mappa. Oggi, le mappe sono piuttosto quelle di Google. I particolari descritti nelle mappe dipendono dal viaggio percorso, che concerne sia le cose, che già sono e stanno lì apparentemente immote, che colui che le osserva, in definitiva: il vi+a+ndante. Il 3 maggio 2013 Google Maps ha iniziato a usare il nome Palestina anziché Territori occupati, riconoscendola di fatto come nazione.

Heidegger, “philosophos” dei tempi che ci appartengono, afferma che sia possibile risalire all’inizio degl’inizi e, per fare ciò, dice che occorre “pensare in modo iniziale”, “pensare come i pensatori iniziali”, e in particolare riferendosi a Parmenide di Elea, dice che occorra rispolverare l’essenza del “metodo”, dal greco “tò mythodes”, ma viceversa dal latino “methodus”.

Due diverse accezioni del termine, dichiaratamente all’opposto.

Per i romani, di sempre, il metodo è, per il detto di Heidegger, “un procedimento con l’ausilio del quale l’uomo attua il suo assalto indagatore e inquisitorio nei confronti degli oggetti”. Né più né meno del tempo che è comune al Cacciatore celeste dis-velato da Calasso nella sua ultima fatica letteraria. Del quale è immagine e rappresentazione, primigenia, Artemide ma anche Selene, Trivia, Ecate, detta anche Agrotera, Agròtis, Afea,Amarisia, Cynthia, Delia, Eùskopos iochéaira, Phacelitis, Potnia Theron, Kourothrophos,Kynegétria (κυνηγέτρια) o anche Kynegòs, Locheia, Opadòs okypòdon elàphon, Orthia, Ortigia, Phoebe, ma anche Afrodite, Hera, ecc., e poi Athena, e prima e dopo ancora – esperienza che è comune a ogni “divino” che ritorna – a Demetra, talvolta raffigurata avente in una mano lo scettro del comando (che – dopo il Kaos, e all’interno delle mura della città, regno o impero – appartiene alla divinità) e nell’altra un melograno (o mela) colta dall’albero (al quale si sostituirà un “novum” albero della conoscenza) “originario” della vita e della conoscenza.

Ed è per questa via che il Mediterraneo è oggi il de-stino di migranti, e quindi via di fuga di prede che intendono s-fuggire al cacciatore-predatore, che si abbevera al fondamentalismo, sia politico che religioso, figlio della rinuncia al sapere della conoscenza. Del cui frutto pure si era servito, fin dalle origini, la Lucy-raccoglitrice africana, e chissà chi altri ancora prima di lei. Perché sia chiaro, e rispetto all’accostamento del messaggio me ne assumo l’esclusiva responsabilità, accade che “la luna dell’Islam e la croce di Roma erano state” e quindi “saranno implacabili con quei profughi” (Calasso, p. 386).

Viceversa. Per i greci, di sempre, il metodo è, ancora per il detto di Heidegger, “il restare sulla via, e precisamente su quella via che non è pensata dall’uomo in quanto metodo, bensì viene indicata dall’ente (in greco, ciò che è) e attraverso l’ente che si mostra, e in tal modo già è”.

A tale proposito, ci rammenta Calasso che “ci sono varie specie di ignoto – e due fondamentali. L’una differisce dal noto soltanto perché è un noto non ancora accertato. L’altra è un ignoto che tale è destinato a rimanere: l’anirukta dei testi vedici, un indeterminato, un indefinito, un implicito che non può esplicitarsi … Ma c’è un(’altra)conoscenza, che penetra all’interno dell’ignoto. Non-verbale per costituzione, può manifestarsi attraverso forme di varia specie, talvolta anche verbali. Allora è l’ignoto che appare”. (Calasso, p. 378)

Cosa c’era prima dell’edificazione di Eleusi? E prima che il Mediterraneo si appropriasse del nome, riconosciuto, che gli appartiene?

Atene dichiarò guerra a Eleusi. Atene, onomatopeicamente, apparteneva e quindi era devota a Athena; mentre Eleusi sacrificava a Poseidone, il dio del mare. Atene dichiarò guerra, e sconfisse poi Eleusi, perché, come evidenzia e sottolinea bene Calasso: “Una civiltà che si fondava su Omero e non su un canone di testi sacri dovette apparire già per questo aberrante fra le sue sorelle mediterranee” (p. 390). Secondo Omero, Okeanos è il padre di tutte le cose. Anche per Talete, il primo philosophos della tradizione, l’acqua è il principio (in greco, archè) delle cose, l’origine di tutte le cose.

A tale proposito, e discorrendo dell’Apeiron (di Anassimandro), che de Santillana traduce con l’espressione “il flusso infinito”, egli medesimo evidenzia che “Socrate cita una versione orfica (donde il suo ritegno a nominare le sue autorevoli fonti), e le strane entità che vi compaiono, come Okeanos e Chronos … Qui s’intende Chronos-tempo … Per quanto riguarda Okeanos,  … è molto più di Oceano, e altra è la sua nascita (Jane Harrison)” (de Santillana, p. 228).

Oceano è il mare, i fiumi, l’acqua, l’elemento primordiale; ovvero, secondo la testimonianza di Onians, riportata dall’autore: “il fiume primordiale che era rappresentato come un serpente con corna e testa umana. L’elemento procreativo nel corpo era la ψυχή, che si manifestava in forma di serpente … Si capirà meglio, inoltre, perché in questa versione orfica il serpente fosse chiamato Xronos e perché, a chi chiedeva che cosa fosse Xronos, Pitagora rispondesse che era la ψυχή dell’universo … La grande entità orfica era Chronos Aion (l’avestico Zurvan akarana), comunemente inteso come ‘Tempo infinito’ … E’ noto che per gli orfici Chronos era il paredro di Ananke, la Necessità. La quale, secondo i i pitagorici, circonda anch’essa l’universo” (de Santillana, pp. 228-229).

Ovvero, circonda anche le mura e la porta di Eleusi, e costituisce, secondo Platone, “l’immagine mobile dell’eternità”.  “Si salva chi ha visto: così dice l’Inno a Demetra, giunto al suo culmine. Non già chi è buono o ha fatto cose buone si salva, se non ha visto. E neppure è escluso chi ha fatto cose cattive, purchè abbia visto” (Calasso, p. 424). Gli assassini e coloro che non parlavano in greco non furono mai ammessi a Eleusi.

Ma che cosa ha visto? Che cosa vede, colui che vede?

COSE CHE SI FANNO, COSE CHE SI MOSTRANO, COSE CHE SI DICONO

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: cicerone, costituzione, europa, figlio, futuro, mare, nazione, roma

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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