Monti dice che Roma sarebbe stata perfetta per le Olimpiadi? Proprio lui che le ha bocciate?

Scartatolo, però, ne resta uno terribile: il pensare che l’Italia avrebbe trasformato un’opportunità in un rischio e il rischio in disfatta. Sapere, insomma, che l’appuntamento olimpico si sarebbe trasformato in spese dissennate e incapacità di produrre ricchezza in misura almeno pari al costo. Essendo l’Italia il più favoloso contenitore di beni artistici e ambientali, una meta turistica fra le più preziose al mondo, ed essendoci, quindi, la possibilità di mettere a profitto quel grande afflusso di persone, ne deriva che l’aver fatto cadere la proposta equivale a una manifestazione di piena sfiducia nel Paese. Il che, da parte di chi lo governa, è un boccone piuttosto indigesto. C’è il pessimo precedente greco, ovvero di giochi tradottisi in perdite. Verissimo, ma questo significa che i primi a considerarsi degni della sorte greca siamo noi stessi. Invece, con tutto il rispetto per gli ellenici, nostri concittadini europei, l’Italia non è la Grecia. Non lo è nei conti pubblici, perché abbiamo un debito troppo alto, ma non abbiamo mai barato e abbiamo affrontato la crisi con una disciplina di bilancio assai rigorosa. Non lo è nel sistema produttivo, perché noi siamo un grande sistema industriale, capace di far crescere le esportazioni nel mentre il mondo ci crollava addosso. Non lo è nel suo tessuto sociale, perché la forza della nostra imprenditoria e la perizia di milioni di nostri lavoratori non è paragonabile a chi s’era abituato a vivere di spesa pubblica (anche da noi è troppo vasta, ma è anche quella che il governo in carica, come quelli precedenti, non riesce a tagliare). Non lo è nella consapevolezza e nel senso civico dei cittadini, perché da noi ripetute riforme del sistema pensionistico si sono fatte senza che le piazze abbiano preso fuoco.
Allora, se l’occasione delle olimpiadi è stata persa per colpa di chi preparò il progetto, è giusto che paghi e se ne vada. Ma se è stata persa perché non abbiamo fiducia in noi stessi, perché partiamo dal principio che l’investimento si sarebbe tradotto in spreco e sarebbe mancata la capacità di mettere a sistema l’arrivo di molti ospiti, allora tanto vale mettersi una pietra al collo e buttarsi da qualche ponte. Non è accettabile. Non possiamo considerarci sconfitti in partenza, affondati dalle nostre miserie. Perché ciò ci porta solo ad affondare, moltiplicando le miserie. Nessuno potrebbe rimproverare Monti se si chiudesse a Palazzo Chigi, impegnato in un lavoro difficilissimo (mai dimenticarlo, specie quando si critica), ma se si dedica a girare e parlare, raccogliendo applausi alla cerimonia della consegna dei collari d’oro, dovrebbe avere maggior cura e prudenza nello scegliere le parole.

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