Sfoglio le pagine di Facebook annoiato, seguendo ciò che accade intorno alla Fiorentina e scopro che è diventa l’unica vera opposizione politica a questo governo cittadino. Nel senso che è l’unica realtà sportiva di nota rimasta in Firenze, che propone e progetta una città nuova, dinamica, urbanisticamente avanzata, con sistemi veloci, produttivi e senza retorica, che sopravanza lentezze burocratiche. Cioè l’unica realtà che stimola a dare a Firenze una dimensione moderna, oltre che nei mezzi e nella libertà d’impresa, di città metropolitana emancipata. Tutto questo senza pesare sul bilancio finanziario ed economico della città; e che città, perché i soldi sono tirati fuori di tasca propria, mentre quelli del Recovery fund il Comune può usarli per ben altro, se ci riesce. Francamente, suonare il violino con una bella canzone, usava un tempo nelle osterie d’epoca, quando la città applaudiva Petrone, o i campioni ormai semi sconosciuti di quell’epoca dove si giocava sul campo da gioco, ch’era in via Bellini, dai Demidoff, salutati dalle signore sportive con eleganti cappelli piumati, o al tempo di un lontano zio che giocava nel Firenze. Ora, più che da macchietta, cantare così, è un autogol. Una dimostrazione che del calcio e del mondo di oggi ci si ostina a non vedere né il presente, né il futuro della città, per quello che dovrebbe offrire alle generazioni innanzi.
Abbiamo a cuore la Fiorentina e avremmo voluto vederla solo come un vessillo di Firenze nel Mondo, con quella purezza e correttezza sportiva che ci ha contraddistinto nel tempo. E non come l’unica vera portatrice di idee fresche e pragmatiche contro una burocrazia dogmatica, assuefatta da legioni di scriba sportivi. Capita, poi, nel silenzio della amministrazione cittadina, una querelle inutile da parte di Italia Nostra, che quando nacque agli inizi degli anni sessanta aveva ben altri connotati politici e valori. Ora, ostacolare una bonifica in un’area rimasta depressa per decenni e abbandonata, che invece verrà resa produttiva e soprattutto verde come un’oasi ambientale, dà la misura di quanto siano ormai stonate le note di un vecchio glorioso inno un giorno cantato dalla voce di Narciso Parigi.


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