
I risultati delle elezioni spagnole dovrebbero farci aprire una seria riflessione sulle enormi insufficienze della cultura di sinistra a affrontare il mondo quale è adesso.
Quello che più impressiona, oggi in Spagna domani in Italia , sono i flussi da sinistra all’astensione, da sinistra ai movimenti populistici dell’antipolitica e dei regionalismi esasperati, che usano un linguaggio di sinistra per costruirsi dei comodi partiti personali. Che talvolta vengono anche ignorati nei sondaggi della ripetitiva casta giornalistica, ma non saranno ignorati dai giovani elettori indignati.
Non illudiamoci che il voto della Spagna abbia colpito chi era al governo e non era in grado di affrontare la crisi, e quindi un risultato analogo premierà la sinistra in Francia e forse in Germania: perché il problema è che in nessun paese la sinistra ha idee per affrontare questo tipo di crisi.
La cultura e l’informazione circolano molto velocemente nell’Europa dei giovani, unificata da Erasmus e da Internet molto di più di quel pensino quelli che hanno più di 40 anni. E l’informazione più diffusa è che in ogni paese la sinistra cui i giovani guarderebbero volentieri sopravvive con idee polverose e non aggiornate al salto in avanti della globalizzazione, realizzatasi a valanga senza che nessuno pensasse di vigilare sullo strapotere della finanza pura, slegata da qualunque attività produttiva non trasformabile in titoli finanziari sempre più eterei e difficili da capire e monitorare anche per i premi Nobel, figuriamoci per gli uomini della sinistra sprovveduta e retrodatata.
I ragazzi si chiedono come è possibile che le informazioni che si scambiano sui contratti di lavoro nei loro paesi siano ignote ai loro sindacalisti , che ripetono una trita demagogia non aggiornata alla realtà produttiva e del mercato del lavoro che dovrebbe essere europeo ma è ormai mondiale per l’assenza di coordinamento europeo della sinistra e dei sindacati, che sono così intimiditi dai funzionari europei e internazionali che non si pongono neanche il problema di mettere dei paletti europei alla globalizzazione.
Berlusconi farà ridere, ma i bonzi della sinistra e del sindacato sono prodotti scaduti. Come gli stati maggiori degli eserciti che perdono le guerre, studiano solo come avrebbero potuto vincere quelle che ci sono già state, e sono state perse.
Poi c’è il comportamento schizofrenico nella selezione dei quadri politici per il ricambio. La sinistra è pronta a buttarsi nelle braccia di una non meglio specificata “società civile”, o dei tecnici, perchè pensa che abbiano le ricette che loro non hanno avuto il tempo di studiare, ma è altrettanto pronta a sparare addosso a chi chiede il ricambio dal suo interno. Per lo meno in Italia, dove l’attività più diffusa è misurare il tasso di sinistra di chi si affaccia alla scena. Senza che nessuno dei misuratori abbia la più vaga idea di cosa voglia dire, oggi, in Europa, essere di sinistra.
Ma insomma! abbiamo una crisi finanziaria che si vuole risolvere con misure di austerità sociale e non con misure finanziarie: e nessuno di sinistra si alza a dire che la testardaggine dei tedeschi, che prima non vogliono fare nulla, poi vogliono fare poco e tardi, ma non vogliono fare quel che hanno fatto USA e GB, stampare della moneta, sta portando alla catastrofe l’Europa intera , e sarebbe la terza volta che la catastrofe la provocano i tedeschi.
In Italia, la formazione del governo Monti farà si che nulla resti come prima, né il bipolarismo forzoso, nè la mancanza di un centro: quelli che si illudono di salvarsi con qualche manovra e il mantenimento del premio di maggioranza, reale o conseguente alla divisione in collegi uninominali, potrebbero battere il naso contro una imprevista maggioranza di centro.
Sarebbe perfino meglio: forse è arrivato il momento di mandare a casa una classe politica provinciale, che continua a inseguire vecchi miti (l’intesa coi cattolici, la società civile, le categoriche affermazioni dei testimoni di Geova dell’ultra sinistra) e non è capace di passare dall’Italia all’Europa e dall’Europa al mondo.
E’ una strada lunga da percorrere, ma per fortuna siamo nel secolo veloce, e i giovani sanno correre, e fin dall’università imparano lo slalom intorno ai docenti ingessati. Per ora ci informano che sono indignados. Con noi.

Buongiorno . Alcuni commenti seguendo il percorso dell’articolo dal principio. Lei è impressionato dai flussi di voti che da sinistra vanno verso gli indignati che riassume in partiti personalistici. Mi sembra un pò riduttivo. se la sinistra piange , la destra non ride, Il pensare libero – dal titolo del blog dalla quale scrive, che fa? Il suo pensiero libero consiste nella critica verso i tedeschi perchè non vogliono far partire l’inflazione ? Forse hanno ragione loro che chiedono alla Francia Italia e Spagna di adottare quei meccanismi di crescita che loro hanno adotttao già dieci anni fa? Forse si, hanno ragione loro. Scorrendo di seguito : mettere paletti alla globalizzazione. se questo è il frutto del suo pensare libero, io dico che lei pensa come quella che va a tappare i buchi sul muro della diga armato di tappi di sughero. Concludo dicendo che il suo articolo mi piace , eccetto questi due punti suddetti. Occorono provvedimenti a breve termine vome pretendere dai banchieri una divisione netta tra banche commerciali e banche finanziarie , che le seconde si accoilleranni il rischio delle loro perdite speculative senza influire sul valore della mometa europea da far gestire alle prime che si muovono su spazi di economia reale . Sono i banchieri del primo tipo di Banche che ci impongono un rientro che Berlusconi e Bersani intendono far pagare agli italiani vergognandosi in prima persona e mandando avanti il Prof. Monti. Per gli interventi a lungo termine occorre cambiare le regole del gioco , della democrazia rappresentativa e parlamentare, per sostituirla con una democrazia diretta e partecipativa.Questo vogliono quei movimenti che lei ha trattato male all’inizio. I partiti e le categorie politiche della destra e della sinistra sono da gettare nel cassonetto dei rifiuti non riciclabili.Penso libero anch’io?