
Occupati a sorvegliarsi fra alleati, a gestire le tensioni nei propri partiti e a rincorrere Vannacci, Meloni e i suoi ministri devono ora rispondere di un fallimento che riguarda la vita degli italiani: l’uscita anticipata dalla procedura europea per deficit eccessivo, sulla quale avevano riposto tante speranze, è sfumata. Alla vigilia della manovra, la destra scopre quanto sia difficile mantenere le promesse quando si è preferito moltiplicare gli annunci anziché costruire le condizioni per realizzarle.
I dati diffusi dall’Istat il 22 settembre vanno letti insieme: nel 2025 il deficit è rimasto al 3,1% del Pil, l’economia è cresciuta dello 0,6% e la pressione fiscale è salita al 42,9%, con un aumento di 0,7 punti rispetto all’anno precedente. Una crescita debole e un prelievo che pesa di più sull’economia: questo è il bilancio con il quale deve misurarsi un governo che continua a raccontare agli italiani quanto siano fortunati ad averlo.
Il dato sul deficit era già noto. Meloni e Giorgetti speravano che una revisione statistica consentisse di uscire prima dalla procedura e di affrontare la legge di bilancio con maggiori margini. Secondo le ricostruzioni della stampa economica, si ragionava su 8–10 miliardi aggiuntivi. Ora quella prospettiva si allontana e la presidente del Consiglio mette in discussione l’Istat. Ma governare significa assumersi la responsabilità dei risultati, anche quando smentiscono la propria propaganda.
La questione politica più grave riguarda le priorità. Dentro un quadro di vincoli europei che questo governo ha contribuito ad approvare, si cerca spazio per aumentare la spesa militare mentre restano enormi bisogni nella sanità, nella scuola e nei trasporti. La flessibilità per la difesa consente, a determinate condizioni, maggiore spesa: non porta nelle casse dello Stato denaro regalato dall’Europa. I debiti restano nostri, insieme agli interessi e alle scelte necessarie per sostenerli.
Perciò Meloni deve spiegare come intende finanziare gli impegni sul riarmo senza comprimere ulteriormente i servizi e gli investimenti civili. Quali entrate? Quali coperture? Quali rinunce? Il rischio che il conto venga presentato ancora al lavoro e al welfare va contrastato adesso, prima che le decisioni siano prese.
Servirebbe una politica capace di far crescere salari, produttività e investimenti, ridurre la dipendenza energetica e rafforzare i servizi pubblici. Invece Salvini chiede nuovo deficit, Forza Italia frena e Giorgetti esprime rammarico. A chi aspetta mesi per curarsi o deve scegliere quale bolletta pagare, il rammarico del ministro serve ben poco.
Gli italiani hanno diritto di sapere chi pagherà le promesse della destra. E hanno diritto di pretendere che, prima di trovare altri miliardi per le armi, si trovino le risorse per farli vivere meglio.
Enrico Rossi

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