L’ex ministro Fabrizio Barca, indipendente nell’esecutivo di Mario Monti, all’indomani della chiusura dell’esperienza di governo, decise di fare una scelta di campo, iscrivendosi al Partito democratico. Dichiarò di volersi impegnare per aiutare a ricostruire il Pd dalla base. Convinto come sono che la caduta dei partiti tradizionali sia stata una sciagura, le parole di Barca non mi sono sembrate vere. In un momento in cui si pretende di formare la classe politica attraverso internet da parte dei 5 Stelle, e i vari Matteo Renzi e Silvio Berlusconi pensano di essere diventati i Pericle della situazione, i discorsi sensati di Barca mi hanno piacevolmente sorpreso. Confesso che ancor oggi, per sentire il fascino della politica ho bisogno di ascoltare De Mita, Macaluso, D’Alema ed anche il discusso Pomicino. Questi esponenti del passato, hanno una cultura di riferimento, che manca ai nostri giorni. I protagonisti della vita politica odierna sono permeati dal qualunquismo; continuano a giocare all’uomo politico importante, mentre il sistema dei vari movimenti politici si va dissolvendo. La politica non si può improvvisare; senza un passato, non c’è neppure un futuro. Si stima che alle prossime elezioni comunali si recheranno a votare solo il 50% degli aventi diritto (25milioni su 50). Occorre aggiungere un 8% di schede bianche; circa 2milioni. Eravamo il Paese con affluenza plebiscitaria alle urne. Questi dati dimostrano che uno schieramento che dovesse vincere e conquistare la maggioranza assoluta del parlamento con il 40% dei voti (come previsto dala nuova legge elettorale), di fatto rappresenterebbe poco più del 20% degli aventi diritti. Il 40% dell’eventuale schieramento vincente equivale a poco meno di 10milioni di voti, è una crisi preoccupante; vota meno di un elettore su due. Questi dati dimostrano che i cittadini ”del non voto” rifiutano tutto l’attuale apparato politico,compreso i 5 Stelle,che in quanto partito di protesta, non riesce a catturare i voti degli scontenti. La cosiddetta partecipazione attraverso la rete internet si è dimostrata inesistente; a Roma poche centinaia di persone, comodamente da casa, hanno designato Virginia Raggi a sindaco. Per non parlare di Milano, dove i numeri della partecipazione sono addirittura risibili. E’ la dimostrazione che la crisi è totale. E non si può chiamare partecipazione neppure quella del Pd, con la storia delle primarie, che muovono delle masse incongrue -40mila seguaci per Roma- rispetto a milioni di persone aventi diritto al voto. Quando i militanti frequentavano le sezioni dei partiti, anche se non in modo oceanico, si formava la classe politica dal basso attraverso l’esposizione delle idee e il dibattito. I futuri dirigenti imparavano a confrontarsi e formarsi nelle materie che interessano una pubblica amministrazione; acquisivano una preparazione e una capacità di analisi. Imparavano a parlare e ad argomentare. Si è parlato a torto della prima Repubblica. In effetti era una classe politica preparata; non si era mai visto prima degli anni novanta (Mani pulite, con tutto ciò che ha portato via) un deputato che non sapesse parlare in pubblico. Uno dei motivi che è alla base della crisi del nostro Paese è che dal 1994 in poi, siamo amministrati da una classe politica impreparata. L’alternativa? E’ quella indicata da un uomo politico serio qual è Barca. Occorre ricominciare dalle sezioni di partito; unica palestra possibile per costruire la democrazia. Bisogna sforzarsi di far capire alle persone che la partecipazione non è delegabile e tanto meno, si può esercitarla attraverso il computer di casa, rimanendo seduti comodamente in poltrona. Bisogna sostituire i nominati dai capi partito, con gli eletti che emergono dalla base. Quarant’anni fa, ero affascinato dalla figura dell’ex operaio Giovanni Moca, che partendo dalla politica locale, era diventato il vice segretario nazionale del potente Partito socialista italiano, quando Craxi ne era il capo carismatico e presidente del Consiglio. Oggi una storia del genere non potrebbe accadere, in cambio abbiamo l’onorevole Antonio Razzi (con tutto il rispetto per la persona) che dà spunto alla satira di Maurizio Crozza.
Occorre ripartire dalla base per ricostruire una classe politica
Confesso che ancor oggi, per sentire il fascino della politica ho bisogno di ascoltare De Mita, Macaluso, D’Alema ed anche il discusso Pomicino.
Info Roberto Fronzuti
Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Guardi Francedel, la gente oggi è arrabbiata per i politici di oggi, non per quelli che non ci sono più. Se ne faccia una ragione…
Mi sembra una analisi statistica che non tiene conto di Mani Pulite. La disaffezione parte da li e come si fa a frequentare una sezione di partito quando non ci sono le condizioni che non si verifichi un nuovo caso Craxi o Pomicino!