L’unione europea che è il paradiso a cui tendono frementi le mani gli ucraini ha tenuto un atteggiamento dapprima indifferente, poi tardivo, quindi ambiguo.

Sono stati fatti con grande commozione i funerali dei giovani uccisi nei combattimenti. La maggior parte di essi è ritornata nelle proprie case. La maggior parte dei deputati di Yanucovich sono passati al nuovo partito della democrazia ucraina che si chiama Patria.
Ma i russi hanno reagito: essi hanno in Crimea una grande base militare marittima con decine di migliaia di uomini, in parte marinai imbarcati sulle loro navi da guerra nella base di Sebastopoli e in parte in apposite caserme. Gli abitanti della Crimea sono per metà di origine russa. L’altra metà è divisa in parti uguali tra tartari e ucraini. La popolazione ha accolto con applausi i plotoni di soldati russi che andavano a prendere posizione di fronte alle caserme dell’esercito ucraino. Tutta la Crimea è prevalentemente favorevole alla Russia e a Putin. Ma non è solo la Crimea che è favorevole a Putin, circa un terzo della popolazione Ucraina è di origine russa e guarda con piacere i carro armati che Putin a fatto piazzare alle frontiere con la scusa di un’esercitazione militare.
L’unione europea che è il paradiso a cui tendono frementi le mani gli ucraini ha tenuto un atteggiamento dapprima indifferente, poi tardivo, quindi ambiguo. Come si sa l’Unione Europea non è uno stato federale cioè non è in grado di produrre una linea di politica estera comune. Dell’ Unione Europea la Germania, che ha moti intressi commerciali in Russia, è stata quella che a noi vecchi ha ricordato più Chamberlain invertendo così quasi senza accorgersene il suo ruolo storico. Gli italiani di Renzi ( la Bonino esautorata aveva posizioni più chiare ) hanno rischiato di seguire la strada della Germania per pura devozione al più forte. Francia e Inghilterra hanno tenuto una linea più rigida. Ma quando Putin ha minacciato un ultimatum alle truppe ucraine, non si è capito bene se della sola Crimea o di tutta l’Ucraina, forte e chiaro si è sentito il pugno degli Stati Uniti d’America: Obama ha minacciato di espellere la Russia da G8 ovvero di non parteciparci lui, che è la stessa cosa. In più ha messo sul piatto un lungo elenco di provvedimenti, specie di natura finanziaria, in danno di quel paese. La borsa russa è crollata del 9%, il rublo molto di più, le banche americane hanno cominciato a ritirare i loro depositi. Putin ha ritirato il suo ultimatum.
Anche i ministri degli esteri dei paesi europei riuniti si sono trovati d’accordo su una linea rigida e gli italiani, forse sospinti da una leggera moral suasion del nostro Presidente Napolitano hanno assunto ancora una volta una posizione di rigore atlantico. Naturalmente il travaglio non è finito e il rischio come tutti dicono, è di trovarsi di fronte ad una balcanizzazione della zona. Certo le due etnie, la russa e la ucraina, sono ormai in rotta di collisione, occorreranno molte qualità diplomatiche per poterle tenere ancora assieme tenuto conto che il sogno europeo dei giovani ucraini si è di molto allontanato e la speranza di vivere in una società democratica e prospera si è non poco annebbiato. I debiti di soldi verso Putin saranno sostituiti da dollari americani e probabilmente la parte occidentale del paese avrà aiuti, relazioni, pratiche culturali e politiche piuttosto nella direzione degli Stati Uniti che non dell’Europa la quale, ancora una volta, ha dimostrato che a non essere unita si conta poco o addirittura niente.

Lascia un commento