Ci sono ottimi motivi per seguire con favore la riunione indetta per il 5,6 e 7 novembre dal sindaco di Firenze alla stazione Leopolda per dare vita ad un movimento che si proponga come obbiettivo quello di “rottamare” il gruppo dirigente del PD.
Intanto è del tutto evidente che i personaggi che da oltre trenta-quaranta anni calcano la scena politica, avendo ricoperto incarichi, secondo provenienza, nel PCI, PDS, DS, DC, PPI, Margherita e PD, niente hanno più da dire che possa creare entusiasmo o anche solo interesse.
Contro l’usura delle idee e dei comportamenti, il rinnovamento è di per se un valore.
Ma un motivo ancora più importante è che il progetto di Renzi, Civati ed altri giovani emergenti del PD contrasta con l’ennesimo tentativo del gruppo dirigente del PD di vendere anima, idee e dignità pur di assicurare la propria autoconservazione.
E’ in atto in Italia un nuovo tentativo di instaurare un governo che niente ha da vedere con la volontà popolare quale si è manifestata con il voto. Siamo allo show-down decisivo di una manovra partita da almeno un anno e che Pensalibero denunciò per tempo (si legga, in proposito, qui sotto quanto pubblicammo in data 14 e 7 0ttobre 2009). I potenti che abbatterono i partiti con il golpe mediatico giudiziario del 1992 vogliono sbarazzarsi di quanto da loro stessi creato e stringono il cerchio attorno a Berlusconi mentre il PD è fuori gioco.
Pur di sopravvivere, la dirigenza PD, con lo specialista Massimo D’Alema in testa, ha già dato la propria disponibilità alla invereconda ammucchiata che dovrebbe riunire Bersani, Fini, Di Pietro, Casini e chi più ne ha più ne metta, per un governo “tecnico” sotto l’ala benevola di quella che va sotto il nome della triade delle tre M: Marchionne, Montezemolo e Marcegaglia, in rappresentanza di complesse alleanze del mondo industriale, della finanza e delle banche.
Come se non bastasse, D’Alema ha addirittura invocato l’attiva partecipazione della Chiesa, con una incredibile sollecitazione alla “ingerenza” nelle questioni interne italiane nel nome dei principi morali violati dalla condotta libertina di Berlusconi!
L’iniziativa dei “rottamatori” va in direzione opposta: abbandono delle litanie antiberlusconiane che non hanno fatto compiere alcun passo avanti al centrosinistra, radicale rinnovamento degli uomini, sfida sul piano delle idee lasciando perdere i logori schemi del passato, alleanza solo con quei partiti che abbiano una reale convergenza con il progetto.
Se i rottamatori avranno successo, non otterranno solo il rinnovamento del PD (che è già una cosa buona). Renderanno un grande servigio all’Italia perché contribuiranno anche allo smantellamento ed alla ricostituzione sotto forme democratiche e non populistiche e leaderistiche del centrodestra.
Per questo meritano tutto il nostro appoggio.
Nicola Cariglia
10/14/2009 – SPREMUTI I LIMONI I POTENTI SCENDONO IN CAMPO DIRETTAMENTE
10/7/2009 – IL VERO SCONTRO E’ TRA I GRUPPI DE BENEDETTI E BERLUSCONI, NON TRA PDL E PD

Caro Nicola, è possibile che Renzi sia mosso da intenzioni diverse. Certo non così per tutti i rottamatori, ma si tratta appunto, al meglio, di buone intenzioni, con le quali sono state lastricate tante pessime strade. Dopo averne viste tante, mi fido solo di provati ultrassantenni moderatamente benestanti, e senza figli da sistemare. Disposti a prender servizio al minimo sindacale industriale.
Per il resto, convengo per il minor danno, ma temo proprio che non sarà sufficiente per i tempi che si preparano.
” Dopo queste considerazioni, l’attivismo del sindaco di Firenze sembra inteso più che alla buona amministrazione della città, all’uso dell’enorme prestigio che gli deriva da questa carica per iniziare la scalata alla dirigenza del più grande partito d’opposizione, per diventare, forse un domani, primo ministro. ” Giusto. I precedenti “renziani”, mutatis mutandis secondo il momento storico, sono molteplici e tutti in chiave neointegralista cattolica. L’attivismo cattolico è terribile, perché il ” pragmatismo spregiudicato” del sindaco di Firenze non è altro che pragmatismo cattolico, efficientismo da dirigente dello IOR, e qua cosa ci fanno i laici ancora in odore di rosa tramonto? I precedenti percorrono tutta la storia italiana già prima del dopoguerra, e a Firenze riguardano il mitico lapirismo, quando fu avvallata nel piano regolatore la spartizione di Novoli ai rossi e di Sorgane ai bianchi, quando si decise che la città dovesse svilupparsi nell’asse est- ovest, il facile asse del Valdarno, creando le premesse dell’infernale conurbanizzazione, la saldatura metropolitana, attuale metastasi. Complice il fiorentinismo abbarbicato nella retorica collinare, nelle ” convalli popolate di case e d’uliveti” che non dovevano essere toccate dall’urbanizzazione, ma lasciate ai poderi abbandonati in attesa di diventare agriturismo. A questo portò lo ” spregiudicato pragmatismo ” cattolico in una città priva di vera classe operaia, e quindi di dibattito politico che non fosse tra parrucche e parrucchieri dell’antifascismo. La classe operaia a Firenze fu supplita dagli inurbati dalle campagne sempre in ascolto della voce del parroco. Renzi, che ha bevuto da bambino la traslazione dell’antifascismo negli eroismi resistenziali degli “angeli del fango”, obbedisce a tale eredità emotiva, la recita di un fare emergenziale che emergenziale purtroppo non è più. E chi meglio dell’integralista cattolico può inventarsi il fare di guerre spicciole quando la guerra vera è affidata al buon dio?
DESTRA SINISTRA GIOVANI
Provo ad interloquire con Luigi di Treviso, Marzio Siracusa e Valerio Giannellini allo scopo di delineare meglio il perimetro delle mie affermazioni. Non vorrei, infatti, che le cose giustissime che essi hanno scritto fossero intese come se io avessi affermato il contrario.
DESTRA E SINISTRA: è da quel dì che sono persuaso che in Italia la contesa è semplice contesa per il potere: cioè per stare al governo, non per perseguire una politica piuttosto che un’altra. Le “ammucchiate” del recente passato e quelle che vengono proposte oggi ne sono dimostrazione inconfutabile. Che dire di Fini e D’Alema, Di Pietro e Casini che potrebbero fare un governo assieme?
GIOVANILISMO: sarebbe davvero l’ultima spiaggia. Ma a me sembra che Renzi ed i rottamatori siano mossi da intenzioni diverse. Un ricambio, generazionale o meno, in un partito nel quale lo stesso gruppo dirigente si scambia ruoli da trent’anni, è il minimo che si possa pretendere. Ma, a parte ciò, non si può giudicare Renzi senza tener conto di ciò che sta avvenendo. Si sta cercando, ancora una volta, di condurre il treno fuori dai binari decisi dagli elettori. Vi dice niente che l’amica di Ruby, “la nipote di Mubarak” sia stata denunciata per furto da una sua amica solo molto tempo dopo il fatto (senza niente togliere o aggiungere a Berlusconi)?
Non da oggi ma da tempo (potete rileggervi gli articoli di oltre un anno fa, cliccando in fondo a questo articolo) sostengo che si vuole dare vita ad un governo senza passare dal voto, in nome dell’emergenza che sarebbe Berlusconi con tutti i suoi voti.
Renzi e i rottamatori, al riguardo, sono su una lunghezza d’onda diversa: pensano che, come è ovvio, Berlusconi debba essere sostituito attraverso il voto e la evidenza di un programma diverso e migliore.
Concludo tornando ai concetti di sinistra e destra, progresso e conservazione che, in Italia sono molto confusi: una volta per la presenza di un forte partito comunista (leggi conservatore) oggi per effetto del golpe mediatico giudiziario dei primi anni ’90.
Per quanto mi riguarda ho visto in Italia, nei tanti anni della mia vita, una sola stagione nella quale era evidente una politica di sinistra come in altri paesi europei: una sinistra riformista, che non aveva messo in soffitta i principi dello stato liberale. Una sinistra, se si vuole un nome, alla Giuseppe Saragat. Fu la fase maggiormente feconda del centro-sinistra degli anni sessanta.
Pur alleati con un DC in gran parte conservatrice, partiti come PSI, PSDI, PRI riuscirono a realizzare riforme come lo statuto dei lavoratori, divorzio, regolamentazione e legalizzazione dell’aborto.
Certo commisero anche errori dei quali il grande debito pubblico è dimostrazione.
Per quel poco che lo conosco, Matteo Renzi, con il suo spregiudicato pragmatismo, è lontano anni luce da quella concezione di “sinistra”. Ma oggi si tratta di giudicare e decidere con quello che passa il convento, non con ciò che vorremmo ci fosse.
E i rottamatori, francamente, non potrebbero essere peggio dei rottamandi. Senza considerare che nemmeno il centrodestra, se Renzi avesse successo, potrebbe restare quello che è ora: un movimento legato indissolubilmente, nel bene e nel male, alle sorti di Silvio Berlusconi.
La rottamazione è sempre suggestiva, ma ciò che conta è quello che sarà dopo. E il modo con cui sarà costruito. Renzi e Vendola sparigliano le carte nel Pd e nel centro-sinistra, ciascuno dal proprio canto, ma non è detto che non siano essi stessi parte del problema..
La rottamazione è sempre suggestiva, ma ciò che conta è quello che sarà dopo. E il modo con cui sarà costruito. Renzi e Vendola sparigliano le carte nel Pd e nel centro-sinistra, ciascuno dal proprio canto, ma non è detto che non siano essi stessi parte del problema..
stavo per scrivere sul pericolo del (vecchio) giovanilismo ma Siracusa ha già detto quasi tutto.
vedrò la tua risposta
saluti
Valerio
Caro Nicola,
La sinistra ormai tutta, si è allineata con gli indirizzi prima impostati da tuo fratello Antonio, di appartenenza alle democrazie Occidentali.
Purtroppo però non rinnega il suo passato Comunista e per questo siamo con gli USA ma riottosi e così, se va al Governo la sinistra, i rapporti si fanno difficili.
Da questo il prendersela con Berlusconi, ha invece bisogno di riappropriarsi della parte migliore della storia della sinistra, quella sola che può sedersi al tavolo con gli Americani e con chiunque altro paese democratico, come sinistra progressista, ma priva di derive anti democratiche, di cui i tentativi di ribaltone a tavolino, è continua prova.
Va bene se Renzi vi vuole con lui pubblicamente, altrimenti ma che vada a…
C’è molto di vero su quanto scrive Nicola. A partee Marchionne, più defilato, le altre due “M” si passano il testimone nella critica del Governo, anche se la Marcegaglia va un po’ a giorni alterni fra crtica e apprezzamento. Ormai, purtroppo, non stupiscono più nemmeno le criticche puntuali di Gianfranco Fini il quale fa il suo gioco visto che questa sua posizione strumentale gli fa aumentare un po’ di consensi. Ma credo che siano consensi di corto respiro perchè molti gli arrivano, paradossalmnete, da sinistra. Consensi che dificilmente si trasformeranno in voti il giorno che si arriverà alla resa dei conti elettorali. Intanto rimane lo spettro della grande ammucchiata pur di non andare alle urne. Una possibilità, questa, concreta perché Napolitano sarà costretto a cercare, per prassi, una nuova maggioranza in Parlamento. Voglio dire che non avraà il coraggio di interpretare la legge elettorale che, anche se non direttamente, indica colui che deve essere il Presidente del Consiglio. Dunque, venendo all’assunto del titolo dell’articolo, auguriamo successo all’iniziativa di Renzi e alla sua aspirazione alla rottamazione, che comunque non sarà facile da attuare.
Incollare l’aggettivo nuovo a ciò che piace e vecchio a ciò che non piace è un’antica tattica del giovanilismo che da due secoli a destra e sinistra sfrutta i cicli generazionali per gabellarsi come rinnovamento politico e quindi strategia. Il fatto poi che a sinistra si ricorra al giovanilismo dovrebbe aprirci gli occhi su come stiano maturando le nuove etichette di destra, solo di destra e soltanto di destra. Infatti da oltre un secolo la sinistra è l’incubazione della destra nelle sue tante versioni addolcite da appropriati analgesici cattolici Ma da quando le idee in politica, e non solo in politica, sono vecchie o nuove? Le idee sono sbagliate o giuste, e possono essere giuste in un novantenne e sbagliate in un ventenne. Se le idee per essere giuste devono essere nuove grazie alle virtù del giovanilismo non siamo nel dibattito politico ma nelle leggi di mercato, ossia di sopravvivenza dell’impresa, leggasi cordata politica. E il mercato delle idee, abbracciato con la rottamazione, porterebbe al nuovo? No, il mercato delle idee porta alla sopravvivenza della cordata politico-giovanilista perché i tempi non sono così bui da aprire la scorciatoia che fa di necessità virtù. E allora la virtù si ricava dal giovanilismo, dal biologico più forte. Il resto sono parole per vecchi carrieristi. Pardon nuovi.
Cara Chiara,
come al solito a noi interessano le iniziative capaci di avere conseguenze politiche. Che, purtroppo, sono assai rare.
Caro Nicola, condivido in toto la tua analisi e dunque anche il tentativo di Matteo Renzi. E’anche per questo motivo che questa settimana ho scritto di Vendola, la differenza fra lui e Renzi è evidente ed è importante sottolinearla in un momento in cui si può scegliere se appoggiare un rinnovamento vero o continuare a credere alle favole.