Le masse migranti, diffusamente, non troveranno né riceveranno consenso nella demografia tecnologica prossima futura; restando, quindi, povere e emarginate.
La simbologia della dispersione del sangue o del nutrimento del sangue – l’una come svuotamento della vitalità e dannazione, l’altro come infusione di resurrezione dell’anima appassita – istiga le distinzioni che agitano le disperazioni i conflitti, le disperazioni, il terrore.
Per un verso o nell’altro. il sangue inonda e feconda la sterpaglia della esaltazione.
Ne sono discosto.
Ma, come umano vitale, da cittadino, alzerei i palchi purificatori della ghigliottina. Con lucidità, senza acredine, senza tornaconti, senza inorridirne eliminerei la marmaglia, i profeti, i giocolieri della buona fede, i persecutori, i massacratori della creatività e del lavoro, gli indolenti, i servili: i desertificatori dell’umanità.
Salvificamente rendendoli, per mia misericordia, franti atomi al ciclo di compostaggio del cosmo.
Se io fossi un umano vitale. Ma, sono un sopravvissuto a me stesso. Non più uomo. Come tutti i sopravvissuti, solo testimone, già vittima, della abietta violenza sociale; volutamente ignara che è anch’essa destinata al nulla. Senza rifugi trionfali.
Epperò, nell’inerzia della ghigliottina purificatrice si aggirano i boia e i carnefici assoldati dal nuovo feudalesimo. Loro, alzano palchi, dispongono ceppi, affilano le lame, oliano la ruota.
Non ci sono streghe, eretici, infedeli, rivali di regno da decapitare, bruciare, crocefiggere. Ma, perseguitati, diseredati, schiavi, reietti, affamati: una quantità, un numero.
Un numero che fa disequilibrio. Che non fa mercato. Che oscilla tra la necessità e la pretesa. Che può rendere incerti, infruttuosi, gli accaparramenti – con essi, il primato e il comando – non già più dei latifondi, ma delle tecnologie e delle energie.
E, la ghigliottina risplende. Schermo delle borse e degli indici economici. Falcidia le sue vittime senza ascoltarne un lamento che possa ispirare un ravvedimento. I boia e carnefici, i “ciarlatani eruditi” dei media, nuovi imbellettati banditori, annunciano spaventi di riti satanici o benèfici sortilegi. Inventano e sollecitano morali idonee e luoghi di beatitudine. Perdonano e condannano. Aizzano la folla. Perché la massa, o stordita, o incredula, o fiduciosa, si riversi nei luoghi predisposti a recinti di pratica della “confusione omicidiaria”: il lavoro negato, l’abitazione contesa, la conoscenza impedita, le file della vergogna, l’usura sulla vita.
Lì, la ghigliottina digitale la priverà di storia, di orientamenti, di interessi. Anche dell’interesse alla sopravvivenza con il disperante epilogo verso la distruzione rabbiosa del proprio esistente.
Un genocidio “al naturale” di cui mancherà annotazione negli annales.
Se insufficiente, la “confusione omicidiaria” avrà, comunque, ruolo preparatorio per le trincee. Trincee di una guerra ragionata e gravata sui movimenti migratori.
Le antiche migrazioni/invasioni avevano motivo nella primaria acquisizione di terre coltivabili – o già coltivate per manovalanza contadina esperta – e procedevano alla penetrazione nel territorio con la spoliazione delle risorse alimentari e materiche ivi esistenti.
Le esigenze delle masse migratorie sono oggi orientate e modellate (non più spontanee, indotte) verso una prospettata occupazione in una generica attività di servizi secondari. In una provvisorietà di attesa nel processo di adattamento sociale e culturale ai nuovi territori ed alla condizioni istituzionali in cui questi sono organizzati e gestiti.
Territori che sono stati costretti al rallentamento del proprio sviluppo civile per evidenze di compressione delle attività economico/lavorative, anche in soggettive condizioni di alta preparazione e specializzazione.
Le masse migranti, diffusamente, non troveranno né riceveranno consenso nella demografia tecnologica prossima futura; restando, quindi, povere e emarginate. E, se isolate e isolandosi nei contenuti religiosi o clanistici originari, conflittueranno tra esse. Trascinandosi e trascinate (o agitate) anche, da riflessi di condizioni politiche interne ai territori di provenienza, ovvero esterne ai territori di accoglienza. Insorgendo, ancora, una rivalità cruenta delle masse migrate verso le popolazioni stanziali; l’una vantando rivendicazioni verso l’altra.
Anche nella memoria riemergente dei sentimenti forti mossi, oggi, dalle perdite umane: uno, di pietà e di solidarietà (di chi assiste), l’altro, di disperazione e di rabbia (di chi è superstite all’avventura migratoria).
Emozioni che hanno, come lascito,: una, la indulgenza, l’altra, il risentimento. Entrambe inidonee alla efficienza dei rapporti sociali.
Allora, uno solo il destino: la guerra, la trincea.
Può, a tutto ciò sottendere un progetto di dinamica geopolitica, di prima fase, nel contesto della insorgenda socialità neofeudale tecnologica (il “tecnofeudo”): la deflagrazione e la dissoluzione dell’occidente europeo, l’arroccamento degli USA nel continente americano (esautorata la conflittualità diplomatica con Cuba), la spartizione di influenza sull’Africa tra il Califfato (unità del clanismo arabo) e la Cina?
E la posizione epicentrica (quasi isolazionista) della Germania in seno all’Europa può trovare logiche nella ricerca di sopravvivenza al dissolvimento dell’occidente europeo? E, nel vincolo della comune discendenza ariana, proiettarsi a costituire un asse di mediazione russo-tedesco per la spartizione delle influenze e la definizione dei “tecnofeudi”?
Poiché tutto è mutevole, il prossimo futuro per la gloria di nuovi despoti, “o ghigliottina o trincea”, può essere la sintesi visionaria di un vecchio pazzo, sopravvissuto.
Che qui teme. E, forse a sproposito, ha in mente “se il popolo non può trasmettere il diritto di sovranità, come potrà trasmettere i diritti sulla sua vita?” (Saint Just – Esprit de la révolution et de la Constitution de la France).
Ma, ripensando, il “diritto di sovranità” non si trasmette quando si è indotti, orientati, obbligati da chi può indurre, può orientare, può obbligare.

Immagini di morte dappertutto. Bambini, donne adulti bambini bambini.
Un bambino preso da un ufficiale palestinese è quasi morto di paura sotto la minaccia di un mitra. Una violenza costante e continua. Salvato dalle donne del villaggio.
Assistiamo al genocidio del popolo palestinese senza fare nulla. Le manifestazioni disattese.
Immagini di morte ovunque.
Inizia una nuova stagione.
La gente scappa dalla sua casa per guerre foraggiate dall’occidente. L’occidente che decide alla ricerca di nuovi mercati, esporta democrazie, vende armi con grande profitto.
Una grande tristezza.
Gente sotto al filo spinato ricacciata indietro. A Ventimiglia la gente sugli scogli.
La Siria distrutta, Turchia in guerra, gli USA foraggiano guerre su guerre, l’Europa fischietta la sua collusione. Il kurdistan lasciato solo, i migranti non sono abbandonati, ma perseguitati.
L’Ucraina in fiamme in mano ai nazisti. Altro denaro ed altre morti che scorrono sotto i nostri occhi, grazie alla rete, non certo grazie all’informazione.
Matterella parla di sintomi di III guerra mondiale. Hanno messo a tacere anche lui. Anche troppo facile.
A me sembra che ci siamo dentro fino al collo nella guerra.
siamo coinvolti anche noi. Noi con i nostri governanti che li ricacciano indietro.
Noi con l’Europa preoccupata solo a prendere i soldi a strozzo.
I tedeschi cravattari. Pensano solo ad accumulare soldi e a farsi pagare i conti dalla Grecia magari con gioielli fin troppo belli di famiglia.
E l’Europa? Una ex culla della civiltà.
Triste e deprimente. Senza scampo.
Frontiere negate per uomini, ma non per merci.
Ed intanto vediamo morti su morti donne bambini in continuazione in continuazione.
Una strage di innocenti è guerra.
Le nostre città sono ridotte a fantasmi di loro stesse.
Che ci facciamo con un’Europa così?
Andiamoci a Bruxelles. Facciamo vedere che ci siamo e siamo contrari.
Che vogliamo un’europa diversa. Che vogliamo che le frontiere siano aperte, che l’Europa accolga i migranti che l’Europa si adoperi a porre fine alle guerre cercando accordi affinché migliori la vita della gente, che investa nel lavoro senza lo sfruttamento di beni e persone.
Questo vogliamo dall’Europa, vogliamo vivere in pace.
concordo…