
Per chi non avesse capito: dopo un anno di governo Monti, il debito pubblico è aumentato, nonostante il trattamento rude di un incremento di pressione fiscale quale mai si era vista nella nostra storia.
Ora, invece, si torni con la mente al confronto televisivo dei cinque candidati alle primarie del centro sinistra, Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci e Puppato. Alla luce della notizia del nuovo record del nostro debito pubblico, appare patetico il comportamento di molti giornali e della sinistra italiana che ancora una volta non ha saputo rinunciare alla tentazione di autocelebrarsi, nonostante i danni che questo atteggiamento gli ha arrecato nel passato. Hanno tentato di far passare una stanchissima e stantia messinscena (queste primarie, in mancanza di certezze sulla legge elettorale non hanno alcun senso se non propagandistico) per un passaggio cruciale per la nostra storia “dopo il quale, niente sarà più come prima”.
In realtà abbiamo assistito ad una banale rappresentazione di cinque personaggi presentabili. Ed è questo l’unico dato consolante, visto il largo discredito di cui gode la classe politica, ben oltre i suoi demeriti. Ma, per il resto, niente di memorabile. Soprattutto, niente che non fosse scontato. Anzi, sembra proprio che il massimo sforzo dei cinque protagonisti della serata sia stato quello di attenersi a ciò che ci si aspettava da ognuno di loro. Ed in questo, solo in questo, sono pienamente riusciti nel loro intento. Ma nessuno di loro, nemmeno Renzi, ha avuto la forza o il coraggio di dare “scandalo”, di denunciare, cioè l’insostenibilità ulteriore del governo Monti. E, tutto ciò, sotto un duplice profilo: la insopportabile sospensione della democrazia, e i danni prodotti da un anno di provvedimenti antipopolari e generatori di recessione economica.
Forse il centrosinistra è vittima di una certezza di vittoria che, via via che passa il tempo, appare sempre meno giustificata. Farebbe bene a riflettere su un dato: al suo scarso trenta per cento di suffragi accreditati dai sondaggi, non corrisponde alcuno schieramento alternativo che sembri minacciarlo. Cioè, il centrosinistra non cresce di fronte al vuoto. Ma proprio questo rende possibile che qualcosa possa determinarsi all’ultimo momento in grado di strappargli la vittoria. Potrebbe essere una alleanza fra i resti del mondo berlusconiano e le formazioni centriste che vanno delineandosi, qualora si voti con il porcellum. O potrebbe essere la situazione di ingovernabilità che si determinerebbe con la modifica della legge elettorale e che avrebbe come conseguenza un governo Monti bis.
Al di là delle dichiarazioni di Bersani contro un secondo governo Monti, avvertite come rituali, resta il fatto che nessuno dei cinque sfidanti delle primarie ha realmente detto qualcosa contro le misure antipopolari del governo Monti, degli interessi che esse colpiscono e di quelli che coprono. E, se è vero che i cinque si affrontano nelle primarie di centrosinistra, diventa difficile per gli elettori percepire il loro schieramento come alternativo alla politica del governo in carica.

I candidati delle primarie della sinistra mi sono sembrati cinque cerretani, e il buon Monti, che pure è una nullità, ma una nullità mascherata da un secolo di cosmesi culturale, se li mangerà uno dopo l’altro come dessert.