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Nuovo bipolarismo USA/CINA: dell’innovazione

di Marco Mayer | 25 Marzo 2023
mayerPresident of China Xi Jinping and Vice President Joe Biden stand during the playing of the United States national anthem on the Joint Base Andrews, Md., flightline Sept. 24, 2015. Xi flew into the Washington, D.C., area to meet with U.S. executives for a state visit. (U.S. Air Force photo by Airman 1st Class Philip Bryant/Released)

Silicon Valley scopre la Geopolitica 

Erich Schmidt – il fondatore di Google – ha scritto un articolo sull’ultimo numero di  Foreign Affairs dal titolo “The power of innovation”  https://www.foreignaffairs.com/united-states/eric-schmidt-innovation-power-technology-geopolitics che suggerisco a tutti i lettori di Formiche di leggere. 

Nel testo Schmidt –  credo per la prima volta – si misura con la dimensione  geopolitica della rivoluzione digitale e  specificatamente sull’impatto del potere scientifico e tecnologico sugli equilibri della grande politica internazionale.

Questa è già una notizia perché la narrativa imperante nella Silicon Valley è sempre stata ancorata al binomio tecnologia– mercato, con scarso interesse per le relazioni internazionali, gli studi strategici, la politica e la democrazia. 

*Libertà di impresa o oligopolio?

Per quanto riguarda il versante specifico dell’economia i grandi  leader e guru della Silicon Valley hanno da sempre esaltato il  mito dominante della libertà di impresa, a cui tuttavia  ha fatto riscontro uno scarso  interesse per la tutela della concorrenza a livello domestico e internazionale.

D’altronde – al di là della retorica – concretizzare  il “level playing field”  (modello ideale dell’economia di mercato) – costituirebbe un ostacolo alle concentrazioni di potere in un settore produttivo e finanziario che con il passare degli anni ha sempre più assunto una marcata fisionomia oligopolistica. 

Si tratta di  un mondo in cui – prima o poi –  il  pesce più  grande finisce sempre per divorare il più piccolo. 

Nel 2011 Microsoft ha comprato Skype per una cifra davvero considerevole 8, 5 miliardi di dollari,  ma se questo è il caso che ha suscitato maggiore scalpore dagli anni novanta ad oggi  sono innumerevoli le operazioni di M&A promosse (e In alcuni casi  imposte)  dai Big Tech.

Sempre per quanto riguarda Skype (e altri servizi). esattamente un mese fa Microsoft ha lanciato la nuova piattaforma sperimentale di Intelligenza Artificiale (AI)  con Bing.  

L’ operazione – concepita per competere con Google – sta  suscitando un vivacissimo dibattito in rete perché gli effetti dell’ accesso ai miliardi di dati dai  motore di  ricerca e’ ancora tutta da verificare in termini di affidabilità e accuratezza delle risposte. È nata così nel corso di poche settimane una gara tra Microsoft e Google quo un primo tentativo di comparare i due progetti: 

https://adguard.com/en/blog/bing-chatbot-google-comparison.html

La computazione di enormi riserve di Big Data sulla base di  indicatori e  parametri quantitativi- privi di una propria capacità semantica – può portare a buoni risultati in alcuni segmenti di ricerca, ma in altri casi  produce risposte  insensate.

https://www.punto-informatico.it/nuovo-bing-skype-primo-test/

https://www.skype.com/en/blogs/2023-02-bing-bot-in-skype/

Se negli Stati Uniti la concentrazione del power market tecnologico, mercantile e finanziario ha preso il sopravvento rispetto alla libertà di intraprendere, competere e commerciare è tuttavia  doveroso  aggiungere che la situazione in Cina  è decisamente peggiore.

In Cina impera il totalitarismo politico e digitale 

Il Dragone combina, infatti,  allo strapotere  commerciale (favorito dagli aiuti di Stato consistenti quanto opachi) di alcune mega aziende (Tencent, Huwaei, Zte, Alibaba, Baidu,   Telecom China, ecc.) la dominazione politica e culturale del partito unico che ha dato luogo ad un sistema di controllo sociale senza precedenti.

 Mi riferisco al fenomeno della “technological mass  surveillance”  che dieci anni fa  ho sintetizzato  nella espressione “totalitarismo digitale”  ovvero l’ opposto di una società digitale aperta. ” (Mayer, et al, 2013

https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/sicurezza-in-formazione/intelligence-e-globalizzazione-al-convegno-sisp-2013.html )

Uno dei principali motivi per cui  l’ articolo di Eric Schmidt merita di  essere letto è perché illustra con  efficacia e con  esempi incontrovertibili  la traiettoria tendenzialmente bipolare che caratterizza la politica internazionale contemporanea. 

Il bipolarismo del terzo millennio 

La tendenza bipolare non piace a molti paesi, alla Federazione Russa in primis, e neppure all’Unione Europea, all’India, al Brasile, ecc.. . Tuttavia –  come chiarisce bene Eric Schmidt il trend va da tempo  in questa direzione nonostante i tentativi della narrativa russa di raccontare una storia diversa. 

Per chi ha dato credito alla narrativa di Putin e di alcuni intellettuali del Valdai Club (il think thank prediletto da Putin) la stagione dell’ unipolarismo americano dopo il crollo dell’URSS (1991)   è 

 durata più di trenta anni ovvero sino all’  anno scorso: ovvero interrotta solo il 24 febbraio del 2022 con l’ invasione russa dell’ Ucraina. 

Nonostante il tentativo propagandistico  di Putin di far coincidere l’ invasione dell’ Ucraina con la fine dell’ unipolarismo degli USA le cose stanno  in termini diversi. 

 Non a caso si é parlato di Unipolar “Moment” ovvero di un ambito temporale molto più breve. La fase dell’egemonia americana è durata poco più di un decennio, al massimo 15 anni. 

4 eventi epocali hanno progressivamente indebolito gli Stati Uniti: l’ingresso della Cina nel WTO e l’attacco alle Torri Gemelle (2001), l’invasione quasi solitaria dell’Iraq (2003), la grande crisi finanziaria americana del 2007 indotta da derivati e titoli tossici collegati alla bolla immobiliare. 

All’ interno dello stesso Valdai Club del resto c’ è chi la pensa diversamente e afferma che l’ invasione dell’ Iraq del 2003  è stata contemporaneamente il culmine e la fine dell’ unipolarismo americano e probabilmente ha ragione.

https://valdaiclub.com/events/posts/articles/american-invasion-of-iraq-a-battle-won-a-war-lost/?utm_source=newsletter&utm_campaign=355&utm_medium=email

Un’ altra smentita clamorosa della narrativa di Vladimir Putin risale a dodici anni fa. Basta rileggere quanto ha scritto scriveva  uno dei maggiori studiosi cinesi di Relazioni Internazionali YAN XUETONG  (https://www.youtube.com/watch?v=ll8D2zrI9QQ&ab_channel=FairbankCenterforChineseStudies%7CHarvardUniversity). 

“The United States has been losing its status as the strongest superpower since the end of the Cold War. The current international superpower dynamic is transitioning from a unipolar system with the United States as its center to a bipolar system with China occupying the other pole”:  

https://carnegieendowment.org/2011/12/30/from-unipolar-to-bipolar-superpower-system-future-of-global-power-dynamic-pub-47688

La competizione tecnologica USA/Cina 

Le aree di maggiore competizione tecnologica (civile, militare e duale) tra le due grandi potenze sono nitidamente sintetizzate da Eric Schmidt. 

Esse esprimono conquiste scientifiche e applicative  sempre più avanzate (e in crescita esponenziale) con cui – volente o nolente –  il resto del mondo si deve misurare. 

https://formiche.net/2023/02/sfida-globale-ricerca-tecnologica/

Come vedremo più avanti alcuni ambiti di ricerca e sperimentazione sono molto difficili da misurare in termini di indicatori quantitativi, ma certamente le ultime generazioni di Cloud, Big Data/ AI, Comunicazione e Computazione quantistica, Bio-sintesi sono ambiti di concorrenza molto marcati. 

Per chi volesse approfondire seguono 4 link ai siti IARPA e DARPA a puro titolo esemplificativo tra le centinaia di progetti di ricerca avviati di recente: 

https://www.iarpa.gov/research-programs/wriva

https://www.darpa.mil/news-events/2023-03-21

https://www.iarpa.gov/research-programs/microe4ai

https://sam.gov/opp/d16f2a024c65411f98bbb56758e8d1ff/view

Il fantasma della sovranità digitale 

In questo contesto di tumultuosa innovazione parlare di “sovranità nazionale del dato  a 360 gradi” rischia di essere  demagogico.  Anche Stati Uniti e Cina hanno i loro problemi e per quanti molto  avanti lo stesso Israele ogni tanto perde qualche colpo in termini di sicurezza.

Alla luce di questi incontrovertibili dati empirici le frequenti, (ma non sempre coerenti) dichiarazioni del senatore Alessio Butti per FdI negli anni scorsi – se da un lato sono uno dei rari casi di attenzione positiva della classe  politica alla rivoluzione digitale, – dall’ altro esprimono tuttavia – almeno a mio  avviso –  una certa miopia. Non si può parlare di sovranismo in barba alla tecnologia! 

A sei mesi di  distanza dal suo nuovo  incarico di  sottosegretario all’ innovazione  il discorso resta  sempre un po’  vago. Segnalo che in particolare che è sbagliato per il suo riferimento ad una   presunta autarchia digitale francese. 

Lo stesso andamento ondivago hanno avuto tanti altri opinion leader che si sono occupati di innovazione digitale. 

Mi limito a citare in Europa i commissari Breton e Gabriel e in Italia, tra i tanti manager pubblici  Francesca Bria che,  tra l’ altro,  rappresenta il PD nel cda della RAI.

https://www.ibs.it/ripensare-smart-city-libro-francesca-bria-evgeny-morozov/e/9788875787653

 La Francia in campo militare e duale ha siglato un importante accordo Thales/Google che non dovrebbe essere ignorato da  Butti quando descrive le politiche digitali di Parigi.

https://finanza.lastampa.it/News/2023/01/24/tlc-butti-governo-impegnato-a-garantire-sovranita-digitale-/MTMzXzIwMjMtMDEtMjRfVExC

https://cpl.thalesgroup.com/it/cloud-security/google-cloud-platform

Sovranità europea o Digital Silk Road? 

Nel breve e medio periodo e’ velleitario rincorrere anche una piena sovranità tecnologica a livello dell’ Unione  Europea.  A tal proposito è bene ricordare che l’obiettivo (indefinito) della sovranità digitale europea è sempre stato sostenuto a parole  dalla vasta coalizione di interessi che negli ultimi venti anni ha riempito il nostro continente di tecnologie, servizi. componenti, piattaforme, reti e device cinesi.  

Tra gli Stati membri l’Ungheria è notoriamente prima per l’ influenza delle aziende del Dragone, ma anche Francia, Germania e Italia si sono date. In verità, molto da fare.

Si pensi ad esempio agli accordi tra Orange (ex Telecom France) https://www.rcrwireless.com/20230303/5g/orange-gets-financing-eib-expand-4g-5g-infra-france

e la cinese PEACE http://www.peacecable.net/ per fare di Marsiglia lo hub delle reti suboceaniche cinesi che connettono Shangai e altre città asiatiche e africane con le principali capitali europee. 

PEACE ha alle spalle i tre giganti della telefonia cinese; China Mobile, China Telecom e China Unicom. In seguito alle recenti politiche industriali di Pechino, tutte e tre si collocano nel cuore dell’economia cinese del futuro.

https://www.marketscreener.com/quote/stock/CHINA-TELECOM-CORPORATION-1412702/news/China-s-Telecom-Sector-Jumps-After-Beijing-Unveils-National-aqxasvdqvacsDigitization-Plan-43103839/

https://telecoms.com/511840/orange-hooks-up-chinese-subsea-cable-in-marseille/qq

L’Italia di Grillo e la seduzione trasversale del Dragone 

Per l’ Italia  l’ influenza è storia nota che tuttavia nessuno ha avuto almeno sinora  voglia di approfondire (un po’  come le mascherine del direttore di Invitalia Arcuri (ancora li?) , ma senza neppure la pressione dell’ emergenza Covid). 

https://www.ictbusiness.it/cont/news/giuseppe-conte-e-amico-di-huawei-parola-del-fondatore/43332/1.html#.ZB6l_eDSIzZ

Perché Huwaei 

ZTE, Wind 3 hanno avuto un ruolo di primo piano nell’introduzione del 5G in Italia durante i governi di Giuseppe Conte? Prima o poi qualcuno dovrà rispondere a questa domanda. 

https://www.angelotofalo.com/inaugurazione-del-primo-centro-sulla-sicurezza-cibernetica-di-zte/

Jeffrey Hedberg (Wind Tre) ‘Sì al modello wholesale’. Preoccupazione per il rollout del 5G

Ma in tema di Influenza del Dragone  “Alpi Aviation e dintorni ”  resta – a mio avviso –  il caso paradigmatico che offre i maggiori spunti per analizzare la  disinvoltura trasversale tra  opposte sponde politiche nel promuovere a Roma investimenti opachi a favore della Cina.

https://formiche.net/2023/03/russia-cina-audizione-zafarana-gdf

*UE: deficit di cultura tecnologica 

Tornando all’ Europa non si può non rilevare una scarsa cultura tecnologica della classe politica e burocratica di Bruxelles che spesso. Non sa bene di cosa parla quando discorre di autonomia strategica. 

Ingenti risorse sono state distolte dalle sfide vere del cloud computing e dell’ AI per essere dirottate verso progetti inconsistenti come GAIA X e/Open Ran. 

Mentre lo stesso GDPR si sta gradualmente trasformando in uno strumento arrugginito o contro producente per la tipica illusione dei giuristi di ingabbiare in improbabili e rigide ” fattispecie” i tumultuosi processi di innovazione.

Nella storia la tecnologia ha spesso fatto la differenza, mi viene in mente quanto è stato autorevolmente sostenuto da Giulio Tremonti e dal Ministro Adolfo Urso al convegno dell’ Aspen sulla battaglia di Pavia a cui ho recentemente partecipato.

Carta, Lucchini, Tremonti e Urso si incontrano a Pavia. Le foto dell’evento Aspen

Eric Schmidt: siamo di fronte ad  una rivoluzione tecnologica inedita per velocità e pervasività 

Rispetto al passato, però, oggi non è solo una nuova invenzione specifica a fare la differenza in termini di potere (cavalleria versus artiglieria, aviazione contro carri armati, ecc.).

Schmidt insiste giustamente sulla discontinuità rispetto al passato. Per inciso nel 2013 è nel 2017/18 ho sensibilizzato i decisori  su Cloud e Big Data, ma all’ epoca  Conte, Di Maio  e Salvini erano evidentemente interessati ad altro.  In quegli anni i device alla moda erano monopattini, orologi, videocamere ed ogni altro gadget digitale, chip sottopelle compresi con o senza tatuaggi.

Tuttavia è triste in un grande paese come l’Italia  del 2023 vedere la nostra (peraltro ottima) Polizia Postale costretta a difendere i server desueti dei Ministeri;  significa che classe politica, alta dirigenza Consip,  et al sono rimasti dieci anni indietro. 

Nell’ attuale fase storica  il potere dell’ innovazione è caratterizzato da una velocità assolutamente inedita nonché da un carattere straordinariamente  pervasivo e trasversale. 

Viviamo in società digitali in cui le tecnologie coinvolgono  contemporaneamente  la dimensione  pubblica  e  privata, l’ individuo e le organizzazione, la dimensione civile e militare, il lavoro e l’ automazione,  l’ arte e  il tempo libero. Ed è bene ribadire quanto sia riduttivo e fuorviante parlare di V^ dominio dal  momento  processi di digitalizzazione attraversano tutti gli ambiti dell’ umano operare.

La difesa dell’Ucraina dagli invasori russi :  un mix tra  l’  “amor di patria” e la diffusione di capacità tecnologiche 

Nel suo articolo Schmidt mette in rilievo come in Ucraina – oltre alla fondamentale mobilitazione patriottica (” l’ amor di patria del popolo ucraino”  per usare le parole di  Papa Francesco) e’ stato proprio l’ uso accorto e massiccio delle nuove tecnologie (cloud per i dati  in sicurezza,  droni e open sources intelligence) che spiega il sorprendente successo della resistenza militare contro gli invasori russi. 

Una intelligente regia è riuscita combinare i profili più strettamente militari ad una difesa popolare aperta al contributo di tutti ii cittadino e tecnologicamente ben attrezzata.

Una corsa a due 

Stati Uniti e Cina non sono ovviamente gli unici Stati in buona posizione sulla frontiera scientifico- tecnologica. Molto avanti è –  come già accennato Israele, ma in questo momento la principale  la principale corsa tecnologica/commerciale è a due. 

A questo proposito l’articolo di Schmidt offre un  sintetico quadro comparativo  delle prestazioni tecnologiche  cinesi e statunitensi. Per ragioni di spazio mi limito soltanto a ricordare che il  Dragone dipende  dall’import di semiconduttori e dei relativi software e che ha fatto  progressi nella produzione di smartphones e chip dedicati, nonché sulla lavorazione delle terre rare di cui è particolarmente.

Tuttavia le fragilità oggettive del Dragone non devono essere sopravvalutate. Prima del Covid – il noto caso del I-phone di Apple non era isolato. Per inciso Tim Cook in questi giorni in Cina per cercare  di salvare Apple.  

 L’ industria cinese e’, infatti,  cresciuta molto.in settori importanti; dalle reti 5G alle comunicazioni quantistiche satellitari, dalla produzione di batterie elettriche per le auto alla produzione di fonti energetiche rinnovabili.

I successi industriali cinesi sono favoriti da un uso molto largo di incentivi statali e anche dalla pratica antica dello spionaggio industriale. Per inciso – ricordo ai lettori di Formiche- che nel mondo digitale copiare è molto più facile. 

Tuttavia resta il fatto che la Cina ha compiuto un grande salto tecnologico-industriale nell’ esplorazione della Luna o che i pannelli solari prodotti in Cina costituiscono i migliori al mondo per qualità/prezzo come ricorda Dan Wang sempre sull’ ultimo numero di Foreign Affairs (Solar Superpower) pag. 68/70.

In generale il punto di forza della Cina non sta tanto nei suoi  laboratori scientifici, quanto dall’ innovazione che nasce in fase di implementazione dei prototipi nei  suoi ecosistemi industriali, dalla produttività del lavoro in numerosi distretti caratterizzati da mano d’ opera qualificata e motivata. 

E comparativamente il punto di debolezza degli Stati Uniti è dato dall’ eccesso di finanziarizzazione, dal troppo decentramento all’ estero delle catene produttive e dal fatto che  chi alla fine guadagna  dai successi della  ricerca avanzata americana finiscono per essere  le aziende cinesi. 

Ma se la gara sul solare è stata vinta dal Dragone non è per niente trascurabile il fatto che nel campo della produzione di vaccini RNA gli Stati Uniti hanno segnato una schiacciante vittoria.

*La sorveglianza tecnologica di massa, le proteste popolari e la grande muraglia digitale 

Tornando alla Cina non si deve, infine, dimenticare che essa eccelle da anni (Big Firewall) nelle capacità di censura di internet e nella messa in opera di reti, apparati, tecniche e risorse umane per la sorveglianza tecnologica di massa “all sources”. 

Milioni di videocamere interne ed esterne agli edifici, il diritto del Partito e dello Stato di intromettersi nella vita delle persone, delle industrie, delle scuole, dei locali pubblici, delle banche ha creato  i presupposti per la realizzazione di un gigantesco sistema di sorveglianza di massa in grado di monitorare quasi un miliardo e mezzo di persone. 

L’ uso (e l’abuso) del riconoscimento facciale consente di profilare i cittadini e assegnar loro sanzioni o incentivi in base ai loro comportamenti all’ interno di un complesso meccanismo denominato Social Credi System.

https://www.latimes.com/opinion/story/2023-02-26/us-china-artificial-intelligence-uighurs-surveillance

Tuttavia i controlli funzionano sino a un certo punto. Le grandi rivolte di fine 2022 hanno lasciato il segno e le contraddizioni interne al regime non devono essere trascurate. 

https://www.aljazeera.com/economy/longform/2022/12/22/the-protests-that-exposed-cracks-in-chinas-middle-class-dream?

https://www.nytimes.com/2022/12/07/briefing/china-protest-peng-lifa.html

Alcuni punti deboli del ragionamento di Eric Schimdt 

È davvero difficile comprendere capire perché’ le rilevanti implicazioni geopolitiche della rivoluzione digitale abbiano fatto tanta fatica ad emergere. Forse per il mito fasullo della neutralità tecnologica? Forse perché non si è capito che l’impatto sociale e politico delle tecnologie cambia da paese a paese sulla base delle diverse tradizioni culturali e del tipo di regime? 

Il dato di fatto è che sono passati già sedici anni dall’ attacco di Mosca all’ Estonia e 14 anni dalla svolta nella politica digitale israeliana in materia di cybersecurity guidata da Isaac Ben Israel.

https://link.springer.com/book/10.1007/978-3-319-18986

Sarebbe interessante chiedere perché solo ora Eric Schmidt ha scoperto la Geopolitica?

Concludo questo articolo con tre osservazioni critiche rispetto all’ analisi di Schmidt. I punti che non mi convincono sono i seguenti.

a) l’imperativo di puntare sempre e comunque alla commercializzazione della ricerca come afferma Schmidt   è una scelta sbagliata. La ricerca di base è ricerca di base senza ipoteche preventive. Pertanto deve avere un finanziamento pubblico a prescindere dei risultati  a breve siano essi di carattere politico-elettorale o  di opportunità di business creati da start up. 

b) per fare una vera deterrenza nei confronti della Cina e  

difendere le democrazie e i valori di libertà gli Stati Uniti non devono agire da soli come sembra sostenere Schmidt che non cita mai gli alleati. Servono  alleati anche sul fonte dell’innovazione tecnologica, sul piano industriale, scientifico e militare.

Per vincere la competizione con i regimi autoritari serve stabilire una strategia condivisa dagli  Stati Uniti con governi, imprese e università dei 5 eyes, degli Stati membri dell’ Unione Europea, del Giappone e di tanti altri paesi. Le   ambiguità persistenti nei confronti di Tik Tok o la stessa complicata vicenda di Apple potrebbe infatti incoraggiare i free riders alla Orban che puntano ad entrare nell’orbita cinese.

L’ eccesso di interdipendenza economica tra Cina e Stati Uniti (e suoi alleati) dovrà essere ridotta in alcune aree sensibili,  ma i volumi di scambi resteranno molto alti. Ciò che tuttavia  gli Stati Uniti e  tutto il mondo libero dovranno  mantenere, anzi potenziare , è  la capacità di attrarre i migliori talenti da tutto il pianeta. Per fortuna le libertà attirano, le dittature no se non per ragioni puramente venali.

c) il terzo punto è relativo alla cultura digitale. Nell’ analisi di Schmidt domina la visione problem solving, non traspare né senso della storia né spirito critico.  E. vero che Schmidt e ancora meglio Bill Gates  

https://www.gatesnotes.com/The-Age-of-AI-Has-Begun

finalmente offrono una visione realistica e non mitica della cosiddetta intelligenza artificiale.

Era l’ora. Essa viene concepita come una tecnologia che può aiutare gli esseri umani a risolvere una miriade di problemi pratici che ogni società ha di fronte. Schmidt chiarisce che per ora non si può parlare di intelligenza artificiale generale (AGI). Dacci siamo lontani se mai ci sarà.

L’ uso di queste tecnologie non apre un nuovo mondo ma si deve muovere leve tenendo conto che  accanto a  competizione e/ o cooperazione geopolitica esistono domande  umane di natura etica, psicologica, filosofica e  politica che si nutrono dell’ideazione umana e del dibattito pubblico, almeno in democrazia. o

 In altre parole l’ innovazione può contribuire  a velocizzare e .moltiplicare in modo straordinario il problema solving, .ma  c’ è  il pericolo di ridurre la persona ad un’unica dimensione, la dimensione del calcolo razionale. Sarebbe un bel guaio per la società del futuro. Guai perciò a dimenticare che l’ AI non è in grado di cogliere il significato del pensiero, né  di produrre idee,  e neppure di sentire i flussi dell’ intelligenza emotiva, né delle dimensioni creative  e affettive della persone.

Marco Mayer 

Docente Master in Cybersecurity LUISS 

Editorialista 

https://formiche.net/2022/12/5g-cina-marco-mayer/

Pubblicato in : EditorialeTag: 2011, anni, apple, banche, battaglia, bipolarismo, brasile, bruxelles, capitali, censura, cina, classe politica, crisi, crisi finanziaria, democrazia, discorso, emergenza, espressione, estero, europa, finanziamento pubblico, finanziaria, fisionomia, francia, futuro

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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