Tornano dopo il lungo periodo di lockdown legato alla pandemia, i “mercoledì con l’A.N.F.I.” iniziativa culturale promossa dalla casa editrice dreamBOOK edizioni in collaborazione con la sezione pisana dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia.
Appuntamenti con autrici ed autori del catalogo dreamBOOK che dal 2014, salvo appunto il periodo del lockdown, si sono alternati prima nella sede dell’ANFI sul lungarno Galilei a Pisa e successivamente, ma solo per motivi logistici, sono stati ospitati da Musica Academy Pisa, Accademia di Musica Moderna.
Un appuntamento dedicato ai soci dell’ANFI ma non solo dal momento che l’accesso è aperto a tutti coloro che sono interessati a scoprire nuovi autori e nuovi testi; come giustamente ha sottolineato il presidente dell’ANFI Pisa, avvocato Michele Bini, “la cultura è uno strumento di incontro, di dialogo, di confronto tra persone che hanno vite e storie diverse; è piacevole trovarsi insieme, magari anche senza conoscersi, a parlare di un libro, di un autore, di un pezzo musicale: si scoprono cose interessanti e, principalmente, scopriamo che i nostri interessi sono anche quelli che hanno altre persone con le quali possiamo condividerli”.
Con questo spirito sono nati questi appuntamenti serali e con questo spirito autrici ed autori sono venuti all’appuntamento con la voglia di condividere liberamente la loro esperienza artistica, parlando del loro libro e facendolo conoscere meglio al pubblico.
“E’ una scommessa ogni volta: – ci dice il titolare di dreamBOOK Stefano Mecenate – non sappiamo mai se la sala sarà piena o se verranno solo poche persone a trovarci; eppure l’emozione per ognuno di questi incontri è la stessa per noi come per i nostri autori, sia che la sala sia piena o meno. Ogni incontro, ogni presenza giustifica questi appuntamenti; dialogare dal vivo vale mille dirette on line, scambiarsi uno sguardo compiaciuto, un sorriso, una smorfia interrogativa diventa l’occasione per entrare ancor più e ancor meglio dentro quel libro, all’interno di quelle parole che l’autrice o l’autore hanno scelto per narrare la loro storia.
E ci piace quando, anche se si è fatta un’ora più tarda (gli incontri iniziano in genere intorno alle 21.30), i presenti al termine della presentazione si attardano a parlare tra loro o con l’autore; sembra quasi che si senta il bisogno di dar voce ai pensieri accumulatisi durante l’ascolto o che l’esigenza di condividere quelle emozioni derivate dalla presentazione abbiano fermato gli orologi e, anche se si tratta di un giorno feriale, ci sia ancora tempo per restare.
Questo è motivo di orgoglio sia per me che per Michele Bini: abbiamo fatto bene a dar vita a questi appuntamenti e se anche Pisa è ricca di eventi culturali, evidentemente c’è posto anche per questi.
Lo scorso mercoledì – continua Stefano Mecenate – a salire sul palco è stato l’ultraottuagenario Pietro Mascagni, autore di ben cinque romanzi pubblicati con dreamBOOK edizioni e con un sesto in preparazione: storie diverse alcune delle quali hanno Livorno o come ambientazione o come luogo dell’anima, ma tutte caratterizzate dal bisogno di ricordare l’importanza, nella vita di ognuno, di valori come l’amicizia, l’amore, la famiglia, il rispetto, la lealtà. Un altro tema fa da fil-rouge a queste storie: la ricerca della Verità, quella con la “v” maiuscola, quella che, anche se scomoda o dolorosa, deve prevalere sull’ambiguità, l’ipocrisia, la menzogna”.
Dopo aver parlato dei suoi primi romanzi, IL QUADRO, LA SALA DEL TANGO, LETTERE PROVVISORIE, sono state approfondite le ultime due uscite, PATENS DEI GLORIAE e IL DISTINTIVO DEL GENOA.

“Due romanzi decisamente diversi l’uno dall’altro ma uniti da una diversa scelta di scrittura rispetto ai romanzi precedenti: – è stato sottolineato durante la presentazione – una scrittura meno ‘comprensiva e mediatrice’ che talvolta si fa più aspra, tagliente, per sfociare, specie ne IL DISTINTIVO DEL GENOA, a critica e giudicante. Ma forse in entrambe le storie c’è una giustificazione in questo cambio di passo che vede Pietro Mascagni assumere altri registri nei confronti dei suoi personaggi.
In PATENS DEI GLORIAE il confronto è tra un uomo inizialmente curioso e poi sempre più alla ricerca della verità, e colui che sembra detenere questa verità e che è disposto a dispensarla a certe regole che, in qualche modo, cambieranno il suo interlocutore rendendolo consapevole di se stesso e dei propri bisogni più segreti. Livorno fa da cornice a questa storia che inizia il 18 Luglio 2010, in una cappella di una chiesa dove entra, in occasione di un matrimonio, il protagonista. Una porta murata ed una targa in latino dal contenuto inquietante Patens Dei Gloriae praeclusa hominis peccato attira la sua curiosità: inizia così per lui una interminabile settimana durante la quale un anziano sacrestano racconterà, durante le ore di chiusura della chiesa, la drammatica storia di quella porta e di quella targa. Fantasmi del passato tornano a popolare la chiesa e la canonica rimandando ad una Livorno degli anni ’30 evocati dalle parole del sacrestano fino a svelare vittime e carnefici della vicenda. Ma sarà davvero la verità quella che il sacrestano ha raccontato o dietro le sue parole si nasconde altro? Un finale a sorpresa sconvolgerà le certezze che sembravano essere acquisite.

IL DISTINTIVO DEL GENOA è invece una “storia vera” nascosta all’interno di una narrazione romanzata; i fatti si riferiscono ad un’Italia dei primi anni ’90 e l’interrogativo che incombe sul romanzo è quello contenuto nella sinossi: ‘Fin dove si può spingere l’avidità del potere pur di raggiungere l’obiettivo agognato? Cosa può portare a fare la frustrazione in un Magistrato relegato per troppi anni a ruoli subalterni per l’intraprendenza e la spregiudicatezza dei colleghi?’
La storia ne dà ampio riscontro: in questo romanzo alcuni dei protagonisti si servono di una inchiesta costruita ad arte nei confronti di una importante Loggia Massonica per cercare di compromettere definitivamente l’immagine e la carriera dei colleghi/rivali. Ma quando tutto sembra favorirli e i giochi sembrano fatti, qualcosa verrà a ristabilire una verità che inutilmente era stata alterata strumentalmente e il castello di carte crollerà miseramente mettendo a nudo lo squallido tentativo di ricatto perpetrato ai danni dell’Organizzazione e di alcuni membri della politica nazionale.
Lo sdegno dell’autore è autentico e significativo: la verità alterata ad uso personale rischia di decidere i destini di molte persone innocenti e il comportamento cinico e senza scrupoli di uomini dello Stato (politici e magistrati) sembra riuscire passare tra le maglie della Giustizia e questo per Mascagni è inaccettabile.
Ecco quindi il senso del cambiamento della sua scrittura in questi romanzi: l’esigenza di stigmatizzare coloro che ‘usano’ la verità falsificandola a proprio vantaggio e cercando di millantare la propria verità come realtà assoluta e inequivocabile.
Due romanzi, a loro modo, di denuncia che tuttavia non perdono quella sottile ironia che talvolta scivola fin nel sarcasmo, tipica della scrittura dell’autore labronico; ironia mai gratuita, garbata e misurata, che si fa impertinente solo quando i fatti lo richiedono per dare maggiore enfasi alle assurdità di certi personaggi.
Un breve ma significativo viaggio all’interno della scrittura di un uomo che, anche in virtù dei suoi anni, ha conosciuto momenti importanti della nostra storia e della cronaca ad essa collegata senza mai perdere di vista quei principi che sono stati alla base delle sue scelte di vita e che hanno trovato posto in questi romanzi, affidati a “futura memoria” affinché, come ha detto a conclusione dell’incontro, “Se anche dimenticassi quello per cui ho vissuto, saranno loro a ricordarmelo e a ricordarlo a coloro che, pazientemente, vorranno leggerli”.
Claudio Tirinnanzi


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