
Settimana scorsa si era chiusa con i listini americani misti, all’interno di una ottava caratterizzata dalle decisioni delle banche centrali, tra cui anche la Fed, sui tassi. Il mercato si è rivelato ancora favorevole al dollaro, in un contesto di preoccupazione che è rimasta significativa, con riferimento alla geopolitica, di conseguenza ai prezzi del petrolio e ai rendimenti dei titoli di stato. Ma qualche spiraglio si intravede, perché il prezzo del petrolio appare in discesa, per via delle speranze che un intensificarsi degli sforzi diplomatici possa contribuire a porre fine al conflitto in Medio Oriente e a ripristinare i flussi energetici dalla regione. Il presidente Trump ha dichiarato che sarebbe “probabilmente” disponibile a incontrare il presidente iraniano Pezeshkian a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York questa settimana. Trump potrebbe anche incontrare altri leader del Golfo Persico, mentre è previsto un vertice con il presidente cinese Xi Jinping. Il primo ministro del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, ha esortato gli Stati del Golfo a cooperare per ripristinare la stabilità nella regione, sottolineando lo scambio di messaggi tra Stati Uniti e Iran. Nel frattempo, il comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, ammiraglio Brad Cooper, ha affermato che le spedizioni di petrolio e gas naturale liquefatto attraverso lo Stretto di Hormuz nelle ultime due settimane hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi sei mesi.
CINA, TASSI INVARIATI.
A settembre 2026, la Banca Popolare Cinese ha mantenuto i tassi di interesse di riferimento ai minimi storici per il sedicesimo mese consecutivo, nonostante il continuo rafforzamento dello yuan e l’aumento dei tassi da parte di alcune banche centrali, in linea con le aspettative. La decisione riflette la cautela riguardo all’impatto del conflitto in Medio Oriente, sebbene le esportazioni siano rimaste fortemente sostenute dalla domanda legata all’intelligenza artificiale. Il tasso prime rate a un anno (LPR), il parametro di riferimento per la maggior parte dei prestiti a imprese e famiglie, è stato mantenuto al 3,0%, mentre il tasso prime rate a cinque anni, di riferimento per i mutui, è rimasto al 3,5%. Nel frattempo, la crescita della produzione industriale ha accelerato, mentre la crescita delle vendite al dettaglio è rallentata e si è attestata al di sotto delle aspettative. I prezzi delle case hanno continuato a diminuire ad agosto, sebbene il ritmo di contrazione sia stato il più lento degli ultimi otto mesi, grazie anche alle misure governative.
VALUTE.
Sul fronte valutario, segnaliamo la persistente forza del dollaro, che viene acquistato sia perché è valuta rifugio in u momento di grande tensione a livello internazionale, sia perchè è valuta da investimento, ovvero rende di più di altri asset. EurUsd è sceso sotto 1.1500 stabilmente, anche se per ora tiene l’area di 1.1450 – 1.1470. Cable fa altrettanto con movimenti vicino ai supporti chiave posti a 1.3330. Deboli le oceaniche, mentre rimane stabile il franco svizzero. Intanto lo yen si è consolidato intorno a quota 157 per dollaro, dopo aver perso oltre il 2% la scorsa settimana, con gli operatori in allerta per possibili interventi in vista dell’inizio della festività di tre giorni in Giappone. Tokyo ha già sfruttato in passato i periodi di scarsa liquidità dovuti alle festività per intervenire sui mercati valutari, e le preoccupazioni sono state ulteriormente acuite dalle notizie secondo cui la Banca del Giappone avrebbe condotto una verifica dei tassi con gli operatori di mercato nella tarda serata di venerdì. Lo yen si è indebolito bruscamente la scorsa settimana dopo che la BOJ ha alzato i tassi di interesse, una mossa ampiamente prevista, con due membri del comitato di politica monetaria contrari alla decisione. Il governatore Ueda ha affermato che la BOJ rimane impegnata ad aumentare i tassi e ad adeguare il grado di accomodamento monetario in risposta al mutare delle condizioni economiche, pur sottolineando che si prevede che le condizioni accomodanti rimarranno in vigore per sostenere la crescita. Lo yen ha inoltre risentito delle aspettative che il ciclo di rialzo dei tassi in Giappone possa procedere più lentamente rispetto a quello della Federal Reserve.
PETROLIO
Questa mattina, il petrolio Wti è sceso a circa 98 dollari al barile, registrando il quarto calo consecutivo, sotto la pressione delle speranze che un intensificarsi degli sforzi diplomatici possa contribuire a porre fine al conflitto in Medio Oriente e a ripristinare i flussi energetici dalla regione. Tecnicamente 92.50 è un supporto rilevante, che se venisse violato, aprirebbe la strada ad uno scenario molto più confortante, con target a 88 inizialmente e poi a 80 dollari nuovamente. Solo sopra 103 dollari al barile, ritornerebbe la tensione globale sui prezzi dei carburanti. Va inoltre aggiunto che, il comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, ammiraglio Brad Cooper, ha affermato che le spedizioni di petrolio e gas naturale liquefatto attraverso lo Stretto di Hormuz nelle ultime due settimane hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi sei mesi. Le speranze di un calo dei prezzi sembra così, nelle ultime ore, prevalere.
IL GOLD MANTGIENE I GUADAGNI.
Nonostante la forza del dollaro, che storicamente rimane correlato negativamente all’oro, il metallo giallo si è mantenuto sopra i 4.350 dollari l’oncia lunedì, dopo due sessioni consecutive di rialzo, sostenuto dal calo dei prezzi del petrolio che ha attenuato i timori di un’inflazione crescente e la prospettiva di ulteriori aumenti dei tassi di interesse. I prezzi del petrolio sono scesi per la quarta sessione consecutiva, in un contesto di segnali di intensificazione degli sforzi diplomatici per risolvere il conflitto in Medio Oriente e ripristinare i flussi energetici dalla regione. Nel frattempo, gli investitori attendono diverse dichiarazioni dei funzionari della Federal Reserve questa settimana, dopo che la banca centrale ha alzato i tassi la scorsa settimana per la prima volta in tre anni. Domenica, il presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, ha affermato che l’inflazione rimane troppo elevata e che le pressioni sui prezzi si sono estese oltre lo shock iniziale dei prezzi del petrolio legato alla guerra con l’Iran. Tecnicamente il gold, fino a che rimane sopra quota 4.330, è in trend rialzista e i ribassi appaiono esclusivamente come pull back di un movimento primario ancora rialzista. Sopra 4.400 vi sarebbe la conferma di una nuova ripartenza, con target nuovamente posti in area 4.700 – 4.750.
LA SETTIMANA ENTRANTE.
La guerra in Medio Oriente rimane al centro dell’attenzione dei mercati, dopo che le principali banche centrali hanno aumentato i tassi per combattere l’inflazione, mentre le richieste di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbero avere un impatto sul settore. Si prevede che queste questioni, oltre al commercio, saranno al centro dell’attesissimo incontro tra i presidenti degli Stati Uniti e della Cina, Trump e Xi. Ma la settimana vede anche la pubblicazione di dati economici che, per gli Usa, saranno incentrati sugli ordini di beni durevoli. Gli Stati Uniti pubblicheranno anche i risultati degli indici PMI, insieme all’Eurozona e alle principali economie, Giappone, Australia e India. Infine, c’è attesa per le decisioni delle banche centrali di Cina, Svizzera, Svezia e Norvegia.
Saverio Berlinzani

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