
I negoziati indiretti a Doha tra Stati Uniti e Iran si aprono in un clima di altissima tensione, condizionati dal muro di Teheran sulle ispezioni nucleari, dai pesanti insulti dei diplomatici iraniani verso Israele e da un clamoroso ripensamento strategico del Pentagono nel Golfo Persico. Sullo sfondo, la Striscia di Gaza affronta un collasso sanitario senza precedenti causato da gravissime epidemie.
Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha annunciato la chiusura totale agli organismi internazionali.
Teheran nega ufficialmente all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica il permesso di ispezionare gli impianti atomici che sono stati recentemente bombardati.
Nonostante un accordo di massima con gli Stati Uniti per sbloccare 12 miliardi di dollari congelati, l’Iran ribadisce che deciderà l’uso dei fondi in totale autonomia.
Ghalibaf ha avvertito che la gestione della sicurezza nello Stretto di Hormuz non tornerà mai più alle condizioni precedenti al conflitto.
La retorica di Teheran è degenerata in un duro attacco verbale rivolto alla Casa Bianca e al governo israeliano. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha replicato con estrema durezza alle minacce del ministro della Difesa israeliano Israel Katz:
“Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è impegnato a tenere a bada i suoi ‘cagnolini’ a Tel Aviv. Se dovessero ignorare il loro padrone, l’Iran darà loro una lezione. Qualsiasi minaccia riceverà una risposta immediata e potente.”
Dall’altro lato, Trump ha gettato acqua sul fuoco dichiarando che i colloqui di Doha procedono “molto bene” e che l’obiettivo resta la denuclearizzazione.
Mentre i tavoli della diplomazia faticano a trovare una sintesi, la situazione sul campo nella Striscia di Gaza ha superato i livelli di guardia. Il collasso totale delle infrastrutture igienico-sanitarie, la mancanza di acqua potabile e il sovraffollamento nei campi profughi hanno ufficialmente fatto scattare l’allarme per un’emergenza epidemie. Diverse organizzazioni umanitarie sul posto segnalano la rapida diffusione di malattie infettive e dermatologiche tra la popolazione civile, privata delle cure mediche essenziali e dei farmaci di prima necessità, delineando i contorni di una catastrofe umanitaria senza precedenti.
Il livello dello scontro verbale è degenerato dopo le dichiarazioni del ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che ha definito la Guida Suprema iraniana “un condannato a morte”. Immediata e durissima la replica del ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, che su X ha attaccato direttamente la Casa Bianca: “Il presidente Trump tenga buoni i suoi cagnolini a Tel Aviv”. Araghchi ha aggiunto che se gli israeliani dovessero ignorare il loro “padrone” americano, l’Iran è pronto a dare loro una lezione, minacciando una risposta “immediata e potente” a qualsiasi ulteriore provocazione contro il popolo o la leadership della Repubblica Islamica.
L’illusione di una tregua in Medio Oriente è definita come un lusso dei ciechi, mentre la diplomazia viene vista come un paravento per l’odio atavico e il cinismo dilagante. L’Occidente, descritto in ritirata e incapace di difendere i propri alleati, assiste al trionfo di un fanatismo che non scende a patti, condannando i civili a Gaza a soffrire tra bombe ed epidemie.
Giuseppe Basilico

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