Si è concluso il settantesimo Consiglio Ecumenico delle Chiese, sorto nel 1948 ad Amsterdam dopo la tragedia bellica, inizialmente formato da 147 confessioni cristiane esclusa la Cattolica, oggi sono ben il doppio 348 per un totale di 500 milioni di cristiani in confronto del miliardo dei cattolici.
La Chiesa cattolica ha sempre rifiutato di entrare a far parte formalmente del Consiglio ecumenico delle Chiese per motivi teologici (essa è la vera fede). Ricordiamo che storicamente tutte codeste chiese nel passato remoto erano considerate dal papato eretiche e pertanto combattute. Tuttavia la Chiesa cattolica oggi si concepisce come parte del movimento ecumenico. Dal 1965 tra questa e il Consiglio ecumenico delle Chiese si è costituito un Gruppo di lavoro congiunto (Joint Working Group) che collabora attivamente alle attività del CEC. La Chiesa cattolica è divenuta membro a pieno titolo di una delle commissioni più importanti del Consiglio: la Commissione Fede e Costituzione di cui detiene il 10% del totale dei commissari e dei membri del Comitato Permanente. Più volte i sommi pontefici hanno sottolineato questa partecipazione recandosi in visita ufficiale al CEC a Ginevra (Paolo VI nel 1969, Giovanni Paolo II nel 1984, Francesco nell’odierno presente).
Il discorso atteso di papa Francesco ha ribadito l’importanza dell’unione per la difesa dei cristiani perseguitati nel mondo, il lavoro intenso per la pace e infine scopo comune del CEC e della Chiesa cattolica: la diffusione del cristianesimo non soltanto nei paesi “lontani” ma anche nell’Europa da cristianizzare nuovamente.
Il Papa al termine del viaggio ha celebrato una messa per i cattolici svizzeri presenti in quarantamila alla funzione.
Ad ottobre inizierà in Vaticano il XV Sinodo dei Vescovi imperniato sui giovani.
Come è tradizione la Chiesa cattolica si rifà ai precedenti, in particolare al Messaggio ai giovani del Concilio Vaticano II. È un invito di papa Francesco a <<… cercare nuovi cammini e a percorrerli con audacia e fiducia, tenendo fisso lo sguardo su Gesù e aprendosi allo Spirito Santo, per ringiovanire il volto stesso della Chiesa, accompagnando i giovani nel loro percorso di discernimento vocazionale in questo “cambiamento d’epoca” >>.
Il cammino sinodale è iniziato con la redazione del Documento preparatorio, pubblicato il 13 gennaio 2017 insieme a una “Lettera ai giovani” del Santo Padre. Il DP comprendeva un Questionario, destinato principalmente alle Conferenze Episcopali, ai Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche e ad altri organismi ecclesiali, con quindici domande per tutti, tre specifiche per ciascun continente e la richiesta di condividere tre “buone pratiche: riconoscere, interpretare, scegliere ”.
Dall’11 al 15 settembre 2017 si è tenuto un Seminario internazionale sulla condizione giovanile con la presenza di molti esperti e di vari giovani, che ha aiutato a mettere a fuoco la situazione dei giovani nel mondo di oggi dal punto di vista scientifico.
Già nel viaggio apostolico a Rio de Janeiro in occasione della XXVIII Giornata mondiale della gioventù il 22 luglio 2013, durante il volo il Papa aveva affermato:
<< Questo primo viaggio è proprio per trovare i giovani, ma trovarli non isolati dalla loro vita, io vorrei trovarli proprio nel tessuto sociale, in società. Perché quando noi isoliamo i giovani, facciamo un’ingiustizia; togliamo loro l’appartenenza. I giovani hanno una appartenenza, un’appartenenza a una famiglia, a una patria, a una cultura, a una fede >>.
Recentemente il 19.06.2018 è uscito a firma di papa Francesco INSTRUMENTUM LABORIS preparatorio della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi da tenersi in ottobre. E’ un documento riassuntivo e preparatorio di ben 214 capitoli oltre all’introduzione che spazia a 360 gradi nei vari continenti dai quali ha nel tempo attinto notizie antropologiche e sociologiche sulla condizione giovanile in rapporto alle varie società, contesti culturali e la Chiesa cattolica. Un documento ampio per cui i Padri sinodali dovranno esprimersi e prendere decisioni; eppure la stampa nostrana, in genere, si è soltanto soffermata sul tema della omosessualità e le tematiche gender che occupano nel documento 2 capitoletti appena e di rilevanza relativa nel grande contesto: emarginazione, povertà, mancanza di lavoro, sfruttamento del lavoro, patologie conseguenti alla crisi economica e di valori, ecc. (meno male c’è internet).
Altra novità affermata da papa Francesco : << Le donne in Vaticano potranno guidare i dicasteri >>. Aggiungendo se il dicastero non ha giurisdizione, cioè non necessita di un consacrato al vertice. << Per mettere una donna Vice alla Sala Stampa (la spagnola Paloma Garcia Ovejero, ndr.) ho dovuto lottare >> . E nel viaggio di ritorno da Ginevra ad una giornalista che chiedeva di nominare una donna ai vertici dello Ior, il Papa ha risposto con tono scherzoso citando il nome della presidente del Fondo Monetario Internazionale: << Siamo in trattative con Christine Lagarde >>.
I dicasteri vaticani formati dalla curia romana si possono assimilare, per semplificare, ai vari Ministeri italiani. Questa sarebbe una vera novità poiché i “gentili” titolari si contano sulla mano destra (Pontificia accademia delle scienze: prof. Joachim von Braun; Pontificia Accademia latinità, prof. Ivano Dionigi; Autorità di informazione finanziaria, dott. René Brulhart). Fra l’altro, piccola noticina: per Gli Affari Generali troviamo, quale Assessore, il Rev Mons. Paolo Borgia (ci dobbiamo preoccupare?).
Comunque un donna già c’è nella Pontificia delle Scienze sociali: prof. Margaret Scotford Archer e se è vero che una rondine non fa primavera, certamente l’annuncia.
Fra l’altro non è sfuggita alla stampa il placet di papa Francesco alle suore di clausura (circa quarantamila) di continuare ad usare i social network con il documento Cor Orans (15.5.2018): << In questo contesto l’Istruzione tratta l’argomento molto attuale dei mezzi di comunicazione, ribadendo quando già precisato da Costituzione Apostolica Vultum Dei quaerere del 22.7.2016 sulla vita contemplativa femminile. (33-34): si chiede sobrietà e discrezione nell’uso, per salvare il raccoglimento e il silenzio, demandando al Capitolo conventuale il compito di stabilire la modalità di uso di questi mezzi, chiedendo dunque alle monache maturità di giudizio e capacità di discernimento, e soprattutto amore alla propria vocazione contemplativa >>.
Anche in questo caso il documento pontificio è assai più corposo e a parte questa curiosità il Cor Orans non è altro che la spiegazione per meglio comprendere Costituzione Apostolica Vultum Dei quaerere.
Nulla di nuovo sull’altra sponda del Tevere? O forse si.
Guglielmo Adilardi

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