Il cattivo esempio viene dall’alto. Nei cosiddetti talk show gli onorevoli si offendono pesantemente a vicenda, in nome dell’immunità parlamentare. Il risultato che scaturisce dallo spettacolo indecoroso che ci viene da quella che dovrebbe essere una classe eletta, il meglio del Paese, è il cattivo esempio per tutti. Siamo partiti da quest’assunto, perché non ci si può meravigliare se i cittadini, sulla cosiddetta rete d’internet, s’insultano a vicenda, senza rendersi conto che non è uno scherzo; potenzialmente le denigrazioni possono essere lette e rilette da migliaia di persone. In teoria, chi offende un altro cittadino ed usa un computer per mettere in atto il proprio proposito, è rintracciabile e punibile, negli stessi termini in cui si persegue, chi offende e diffama attraverso la carta stampata. I giudici hanno equiparato internet ai giornali, infliggendo a chi usa la rete per denigrare il prossimo, le pene previste dalla legge 47 del 1948 che regola gli organi di informazione. Ci sono stati diversi casi di persone condannate per aver portato offesa attraverso internet, ma per ora sono eccezioni, anche se ci auguriamo che diventi una regola. Purtroppo, l’ignoranza delle leggi da parte di molti cittadini, porta al convincimento che si possa scrivere qualsiasi cosa e che non si commette un reato. I più sono convinti che infangare l’onorabilità di un’altra persona sia uno scherzo, al quale poi si possa porre rimedio facilmente. Non è così… Una volta che sono arrivate sulla cosiddetta “rete” è difficilissimo rimuovere le notizie e i commenti postati. La normativa europea sul “diritto all’oblio” sull’esigenza di essere cancellati dai motori di ricerca (Google, Yahoo, Bing) è di difficile attuazione. Le notizie presenti sulla rete riguardano anche persone che sono state sotto inchiesta e poi prosciolte. Intere famiglie, bambini compresi, vanno in crisi, perché i fatti riportati, giorno dopo giorno rimangono in rete e non si sa a chi rivolgersi per ottenerne la cancellazione e vedersi riconosciuto il diritto all’oblio previsto dalla legge. La questione è complessa, perché la legge italiana non è riconosciuta oltre il nostro confine, e le normative europee non vengono attuate nel resto del mondo. Questa è la realtà, ma è difficile accettarla. E come spesso accade, quando si tratta di guai, non ci si rende conto del problema, fino al giorno che non tocca da vicino la nostra famiglia.
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Negato nei fatti il diritto all’oblio
Info Roberto Fronzuti
Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

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