Si minaccia di costituire una lega del Sud con l’attualità di una congiuntura di crisi globale che mette a nudo le contraddizioni non più sostenibili di un Paese fatto a fette. Si continua a contrapporre nell’immaginario collettivo un Nord lavoratore e vessato dalle tasse a un Sud depresso e negletto in eterna richiesta di assistenza. Uniti, tutti e due, dal comune denominatore di sintetizzare una Roma ladrona come metafora di uno Stato centrale brutto e cattivo.
Se questa spada di Damocle del secessionismo dovesse diventare davvero la strategia del ricatto politico da qui al federalismo allora si porrebbe con urgenza la questione: ma esiste il Centro Italia ?
Da un elaborato commissionato al Centro Studi Sintesi e confermato poi da Bankitalia emerge che Toscana e Marche sono le due regioni che pagano il prezzo più alto della crisi in atto.
E’ già da tempo emerso che la Toscana soffre di una crescita del PIL più basso della media nazionale. Sintomo di una fragilità di sistema che non può permettersi distrazioni, non solo politiche ma anche di fondi. Magari da dirottare verso chi urla più forte o minaccia.
Infatti oggi il Centro Italia non è considerato come un’entità ben precisa perché sintesi territoriale di regioni accomunati da fattori condivisi come un semplice contenitore di molteplicità economiche e sociali che poco hanno a che fare fra loro, ma si va configurando come un’area caratterizzata da dualità economica e sociale che ha come protagoniste, le sue porzioni settentrionali e orientali da una parte, e meridionale dall’altra.
L’area centrale del paese dà una rappresentazione di sé in cui ad una porzione settentrionale o marcata tendenza dinamica sotto il profilo sociale ed economico, si contrappone una macro area meridionale che ad eccezione delle zone turistiche si distingue per una diffusa concentrazione di elementi, discendenti e marginali.
Volendo poi considerare gli elementi di dinamicità non si può notare come il Centro Italia stia slittando lentamente verso il basso, forse a causa della competizione internazionale che appare quasi materializzarsi lungo il territorio impossessandosi gradualmente delle aree meridionali per portarle sempre più in giù.
Per fronteggiare il rischio che si realizzi in maniera definitiva la materiale frattura che sembra oggi delinearsi, diviene dunque fondamentale che si rinforzi il dialogo tra le regioni centrali, che costituisce un positivo elemento in grado di accrescere le già importanti potenzialità del Centro Italia.
Un dialogo ora non più solo conveniente, ma anche e soprattutto necessario.
L’idea che l’identità del Nord, del Sud o del Centro si preservi nella protezione è un’idea sbagliata. L’identità si rafforza lasciandola evolvere: è nel confrontarla con l’altro che si rafforza.
L’identità è trasformazione di quello che sei. Ma quello che sei devi sempre metterlo in gioco.
Ma per avere un paese unito serve la nascita di un nuovo Garibaldi socialista?
Patrizia Bonaccorsi

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