
Ritorna,incessante, a soffiare il vento dell’antipolitica. Ancora una volta grazie a campagne mediatiche mirate si assiste, basiti, ad un pericoloso pastiche linguistico per cui la democrazia, da concetto eminentemente giuridico, viene degradata a concetto meramente economico generatore solo di costi e nessun beneficio.
Sarebbe troppo facile replicare che la democrazia è un bene troppo prezioso ed incommensurabile se non fossimo tutti consapevoli degli sprechi ed eccessi che si annidano nel funzionamento dei diversi livelli istituzionali. Ma questa consapevolezza non autorizza certo a fare di ogni erba un fascio indugiando in semplificazioni e luoghi
comuni che rischiano di incrinare la tenuta delle nostre istituzioni illudendo l’opinione pubblica sulle virtù taumaturgiche di un virtuale governo degli ottimati.
Per non parlare delle conseguenze imprevedibili che una simile campagna può generare in un’opinione pubblica giustamente delusa ed arrabbiata per lo squallore imperante e desiderosa di governanti in grado di affrontare il difficile momento che attraversa l’Italia alle prese con un debito pubblico elevatissimo e i propri troppi conservatorismi.
Ora, che nell’attuale congèrie il tutto sia aggravato da un ceto politico di governo complessivamente inadeguato a gestire la crisi è talmente evidente che è superfluo discettare oltre. Così come è evidente che solo un governo “politico” di salute pubblica capeggiato da qualche autorevole e credibile “riserva della repubblica” sarebbe in grado di gestire la crisi nella quale versa il nostro Paese.
Ma per fare ciò non occorre buttarla nell’antipolitica tout court ma , al contrario, occorre più politica usando il linguaggio della verità e della responsabilità se si vuole evitare il rischio, molto concreto, che l’assalto speculativo all’Italia non si riveli, alla fine, unicamente funzionale a un “Britannia 2” ossia ad una seconda svendita dei beni pubblici che avrebbe il sicuro effetto di rendere il nostro sistema-Paese ancora più periferico anziché artefice del proprio destino.
Andrea Pinto (avantidelladomenica.it)

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