I primi a dire al maggior concessionario delle autostrade italiane che l’annunciato matrimonio con gli spagnoli di Abertis “non s’ha da fare”, furono Di Pietro e Padoa Schioppa . A quel tempo erano ministri delle infrastrutture e dell’economia del governo Prodi ed ai grandi feudatari delle autostrade italiane, in primis i Benetton – azionisti di maggioranza di Autostrade per l’Italia – imposero il rispetto delle convenzioni a suo tempo firmate. E fu così che il tentativo (tanto deprecabile quanto remunerativo per gli interessati) di fondersi con il gruppo spagnolo e di gestire assieme le autostrade italiane, come se si fosse tra compagni di merende, non andò in porto.
Noi non eravamo fan né dei ministri né del premier del tempo ma il fatto che finalmente ci fosse qualcuno non del tutto disposto ad assecondare i desiderata di soggetti tanto influenti quanto celati non ci dispiacque per nulla.
Il governo Prodi non durò a lungo e anche l’incarico di ministro dell’ex magistrato ebbe conseguentemente vita breve. Ma tanto eravamo stati critici del suo operato nella vicenda di “mani pulite” (che peraltro, demolendo la classe politica del tempo, aprì definitivamente le stanze del potere alle oligarchie imprenditoriali nostrane che da allora non ebbero più bisogno di intermediari) quanto ci parve lodevole il fatto che si pretendesse anche dai potentati finanziari il rispetto delle regole come solitamente accade per tutti i cittadini comuni.
Qualcosa di simile sta avvenendo adesso con la imminente emanazione del nuovo codice degli appalti.
Tra le tante novità ce ne è una in particolare mal vista dai concessionari autostradali: viene drasticamente limitato l’affidamento “ in house” dei lavori: di quei lavori pubblici cioè che si sottraggono alle consuete procedure di gara e che vengono direttamente assegnati a società facenti parte della medesima holding cui appartiene la società concessionaria. Come dire che lo stesso soggetto se la canta e se la suona. Il prezzo viene stabilito a tavolino e si tratta in ultima analisi di un giroconto: i soldi escono dalla tasca destra e vanno a finire in quella sinistra. Alle aziende che gestiscono le concessioni tutto questo va bene giacché risparmiano l’utile di impresa (che altrimenti spetterebbe all’aggiudicataria), alle piccole e medie imprese e alla collettività no, poiché il mercato ne risulta falsato. Con il nuovo codice il tetto a questa procedura di affidamento subisce un drastico taglio, passando dall’ attuale 40% al 20%. Come pensate abbiano reagito i signori della guerra ? Al solito. Si orchestra una bella campagna di stampa, si divulgano temi caldi che stanno a cuore a tutti, in primis la perdita di posti di lavoro e, se possibile, si ottiene il supporto dei sindacati del settore. Naturalmente c’è sempre il deputato empatizzante che – aiutato dal clamore che la vicenda suscita – chiede la modifica della legge. Tempo qualche mese e – quasi sempre – l’ottiene.
Quanto detto è esattamente quello che sta avvenendo con la riduzione della percentuale ammessa per gli affidamenti diretti da parte delle concessionarie autostradali. I grandi giornali economici enfatizzano le conseguenze occupazionali che ciò determinerà ed i sindacati, svolgendo peraltro il loro ruolo istituzionale, intervengono con manifestazioni per ottenere la modifica della legge pena lo smantellamento di grandi imprese specializzate ed il licenziamento di migliaia di lavoratori.
Non si possono però non fare alcune riflessioni.
La prima è che la tutela del lavoro deve valere per tutti e non solo per alcuni: ogni appalto sottratto al libero mercato è precluso a tutte quelle altre imprese, molte volte piccole e medie, che danno una retribuzione a lavoratori che devono essere parimenti tutelati.
E’ ovvio che salvaguardare la stabilità occupazionale di imprese che hanno una grande storia come Pavimental di Atlantia o Itinera del gruppo Gavio è interesse di tutti, ma c’è anche da chiedersi perché aziende che hanno avuto al loro interno qualificate professionalità e cospicui mezzi d’opera non siano state più incisivamente valorizzate ed introdotte nel mercato degli appalti pubblici sia nazionali che internazionali e siano state relegate a svolgere mere attività manutentive all’interno della compagine di appartenenza . Non avrà influito la miopia di manager bravi solo a fare economia, il più delle volte sulle spalle dei loro dipendenti, ma alquanto maldestri a sponsorizzare e valorizzare il marchio delle loro aziende sul mercato ?
Quanto poi a sostenere (come fanno i sindacati) che questo limite del 20% si ripercuoterà sulla manutenzione delle autostrade e sulla qualità delle opere … beh, lasciamo perdere. Chiunque viaggi in autostrada di questi tempi può rendersi conto da sé medesimo di come la gran parte di esse sia tenuta. E questo non certo perché le imprese partecipate non sappiano fare il loro lavoro ma perché i concessionari (soprattutto quelli che hanno i manutentori in casa) non hanno alcuna intenzione di spendere per una ottimale conservazione delle infrastrutture che gestiscono.
Inoltre, a differenza di quanto accaduto in altre ipotesi ove gli interlocutori hanno minore influenza finanziaria e quindi politica, il legislatore non è stato certo drastico nel configurare l’applicazione della nuova disposizione giacché ha previsto che essa non vige per appalti di lavori sotto la soglia dei 150 mila euro ed ha dato due anni di tempo ai concessionari prima che il taglio agli affidamenti diretti divenga effettivo, stabilendo che la norma entri a pieno regime soltanto a decorrere dal 18 aprile 2018.
E poi personalmente ci viene un senso di orticaria tutte le volte che vediamo gli interessi di manager pagati milioni di euro in commovente osmosi con quelli dei loro lavoratori. Abbiamo sempre il dubbio che qualcheduno stia barando. Troppo diffidenti ?

Pensa libero è un bel sito ,ricco di spunti e riflessioni. Grazie credo a Cariglia che credo ne sia un motore. In quanto alle Lobby sono troppe ! La meno pericolosa è la Massoneria, specialmente oggi con il Gran Maestro che si rimpasta . Ma provate in parlamento a toccare qualsiasi lobby , magistrati, avvocati ,farmacist, per non parlare della peggiore quella dei politici . Bisognerebbe dopo cinque anni di mandato escludere tutti dalla possibilità di ripresentarsi ed escludendoli anche da lucrosi incarichi in altri organismi pubblici o privati.
Non parliamo poi di come sistemano la famiglia ! Tanti auguri agli italioti che continuano a votarli.