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Non se, ma quando e come: il destino europeo dell’Ucraina

Il tema dell’allargamento dell’Unione è destinato a rivestire un ruolo di primo piano alla prossima riunione del Consiglio europeo fissata per metà giugno. Il disgelo delle relazioni tra Bruxelles e Budapest ha sbloccato il cammino di avvicinamento dell’Ucraina alla Ue. Il governo italiano si era già espresso a favore dell’ingresso di Kyiv in Europa nel 2022 senza sollevare, allora, particolari obiezioni. Anche se oggi c’è chi ambisce, Lega e Cinque Stelle in testa, a raccogliere il testimone del no facendo da staffetta a Orban. Anche se originariamente non compariva fra i punti all’ordine del giorno, il tema dell’allargamento dell’Unione è destinato a rivestire un ruolo di primo piano alla prossima riunione del Consiglio europeo fissata per metà giugno.

di Paolo Bergamaschi | 5 Giugno 2026

Anche se originariamente non compariva fra i punti all’ordine del giorno, il tema dell’allargamento dell’Unione è destinato a rivestire un ruolo di primo piano alla prossima riunione del Consiglio europeo fissata per metà giugno.

Il disgelo delle relazioni tra Bruxelles e Budapest della scorsa settimana, cui ha fatto seguito nelle ultime ore l’accordo con il governo di Kyiv sulla tutela della piccola minoranza ungherese, ha sbloccato il cammino di avvicinamento dell’Ucraina alla Ue. Viktor Orban, per ragioni strumentali, aveva fatto della contrapposizione all’Ucraina uno dei suoi cavalli di battaglia; Peter Magyar, che ha preso il suo posto, ha stemperato i toni imprimendo una svolta nella direzione opposta. 

Il 28 febbraio del 2022, quattro giorni dopo l’inizio dell’aggressione russa, Volodymyr Zelensky era corso a Bruxelles per presentare domanda di adesione all’Ue. Nel giugno dello stesso anno il Consiglio rispondeva positivamente conferendo ufficialmente all’Ucraina lo status di paese candidato. È solo grazie all’arte diplomatica dell’allora primo ministro tedesco Olaf Scholz, tuttavia, se nel dicembre del 2023 il Consiglio dà luce verde all’apertura dei negoziati di adesione con Kyiv convincendo Orban ad uscire dalla sala durante il voto che passa, così, unica volta nella storia, con l’unanimità dei presenti ma con l’assenza di un Paese membro. 

Nel giugno del 2024 vengono formalmente aperti i negoziati fra Ue e Ucraina, ma si tratta soltanto di un atto cerimoniale perché non si entra nel vivo di trattative estremamente complesse, minuziose e ingarbugliate che riguardano tutta la legislazione comunitaria a 360 gradi e i principi fondanti dell’Unione. Dal 2013, quando è entrata la Croazia, non si registrano nuovi ingressi nell’Ue. Per alcuni Paesi candidati il percorso di adesione si è trasformato in Via Crucis con cocenti umiliazioni e frizioni pretestuose. 

Emblematico è il caso della Macedonia del Nord che attende dal 2004, anno in cui ha presentato la domanda, di sedersi al tavolo con i tecnocrati di Bruxelles a causa delle interferenze prima della Grecia e poi della Bulgaria. Si calcola che siano circa 150 i voti all’unanimità che il Consiglio è chiamato ad esprimere nel corso del processo di adesione di un Paese. 

La prospettiva europea dell’Ucraina, comunque, non è in discussione. Il dibattito italiano di questi ultimi giorni appare del tutto fuorviante e fuori tempo massimo, come spesso avviene da noi quando si tratta di questioni europee. Per quanto riguarda l’Ucraina non si tratta di decidere “se” ma “quando” e “come”. Il governo italiano si è già espresso a favore dell’ingresso di Kyiv in Europa nel 2022 senza sollevare, allora, particolari obiezioni anche se oggi c’è chi ambisce, Lega e Cinque Stelle in testa, a raccogliere il testimone del no facendo da staffetta a Orban. A meno che il disegno sia quello di convalidare le tesi e le ambizioni di Vladimir Putin che non più tardi di un anno fa, dal podio del Forum Economico di San Pietroburgo, sostenendo che russi e ucraini sono un unico popolo affermava che “tutta l’Ucraina è nostra”. 

Intanto le diplomazie dei Paesi europei stanno articolando diverse proposte. Una fra tutte quella del primo ministro tedesco Friederich Merz che ha suggerito l’inclusione di Kyiv nelle istituzioni comunitarie come “membro associato”, status che non esiste nei trattati ma potrebbe servire per facilitare il percorso. Secondo il cancelliere l’Ucraina dovrebbe essere integrata nelle politiche comunitarie a pieno titolo mentre a livello istituzionale godrebbe dello status di osservatore senza diritto di voto. Altri propongono un’inclusione per fasi mentre altri ancora prospettano un’adesione “rovesciata” ovvero la piena integrazione prima delle riforme necessarie che dovrebbero avvenire in un secondo tempo. 

Ma il punto fermo del processo di allargamento è il merito ovvero l’adozione e l’attuazione delle riforme richieste per allinearsi al diritto comunitario. Da anni i Paesi dei Balcani occidentali sono in lista di attesa. La buona notizia è che da poche settimane è stato creato il gruppo di lavoro incaricato di redigere il trattato di adesione del Montenegro che, a vent’anni dall’indipendenza è in dirittura finale per il completamento dei negoziati. In mancanza di una riforma dei trattati a Bruxelles si cerca di inserire una clausola di salvaguardia che sospenda il diritto di veto ai nuovi membri per evitare di ripiombare in una situazione di stallo analoga a quella dei tempi di Orban. Va sottolineato, inoltre, che l’adesione dell’Ucraina potrebbe rientrare in un accordo di soluzione complessiva del conflitto. Nessuno in Europa, inutile dirlo, è disposto ad accogliere un Paese in guerra; se cessano le ostilità, però, l’Ue potrebbe offrire le indispensabili garanzie di sicurezza. D’altronde già oggi nell’Unione c’è un Paese membro, Cipro, con una parte del territorio occupata da forze straniere, l’esercito turco. È uno scenario possibile anche per l’Ucraina? È una delle opzioni sulle quali la diplomazia europea sta ragionando.   

Paolo Bergamaschi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Paolo Bergamaschi

Paolo Bergamaschi è nato a Viadana (MN) e ha vissuto per anni a Bruxelles. Ha lavorato per 25 anni come consigliere politico presso la Commissione Esteri del Parlamento Europeo. Veterinario di professione, collabora con riviste, siti web e quotidiani con reportage e analisi di questioni europee e avvenimenti internazionali. E’ spesso ospite di programmi radiofonici che trattano di politica estera. E’ musicista e cantautore con sei cd all’attivo. Ha pubblicato Area di Crisi-Guerra e pace ai confini d’Europa (La Meridiana, 2007), Passaporto di Servizio (Infinito edizioni, 2010), L’Europa oltre il muro (Infinito edizioni, 2013), Terre d’Oriente (Infinito edizioni, 2017) e Terre di Nessuno (Infinito edizioni, 2020).

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