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Non ha prezzo

di Giuseppe Mele | 28 Ottobre 2012

Condannare l’ex premier era una cosa così importante, per molti poteri, da dover essere perseguita a qualunque costo ed a qualunque prezzo.

Come dice una nota pubblicità, paghi una cosa, ne trovi un’altra, ne regali una terza. Il motivo, la persona, l’evento per cui lo fai non ha prezzo. Non importa il costo. A qualunque costo. Perché, certe cose non hanno prezzo. Ugualmente, finalmente, nel 2012 dopo vent’anni di tentativi sono riusciti a condannare, sia pure solo in primo grado, Berlusconi. Pagare l’Imu, mille euro. Fare il pieno al distributore, 120 euro. Una stecca di sigarette, 50 euro. Una famiglia numerosa, con meno detrazioni, 500 euro. Irap, studi di settore, tasse varie, diecimila euro. La pensione che si allontana, 800 euro. Luci spente, Il contratto raggiunto e subito perso mille euro. Cosa conta, la condanna del Caimano alias grande Evasore non ha prezzo. Condannare l’ex premier era una cosa così importante, per molti poteri, da dover essere perseguita a qualunque costo ed a qualunque prezzo. Non c’era sacrificio che non potesse essere accettato, anche la distruzione del Paese, anche il suo declino, anche il suo suicidio. Una cosa senza prezzo. Data la notizia, i primi commenti, anche sul sito del giornale di Confindustria, non proprio il luogo principe delle rivolte e delle indignazioni, sono indicativi. Del genere: “L’unica “notizia” di questo articolo è che gli danno SOLO 4 anni”; oppure  “Caro Silvio,t’hanno pizzicato. La verità fa male. Ci hai imbrogliato. Noi siamo rimasti col cerino in mano, Lei invece era a Malindi. Sicuramente un bel posto.Ma noi dobbiamo pagarlo”; “Potrà organizzare bunga-bunga a San Vittore.”. L. Barlassina si chiede “Finirà come Al Capone? Dopo tutte le nefandezze che ha commesso, in carcere per frode fiscale?”; Giovazze è sicuro che “E’ finita la pacchia!!!”; dalla Germania Valentino Corrieri ha una richiesta:”Signore e Signori Finalmente! Adesso in cella, e che si butti via la chiave.” La rinuncia, il grande abbandono, il ricambio avviato con un passo indietro, appena ieri salutati da Mario Sechi come l’atto geniale per il quale “Berlusconi supera se stesso” adesso, alla luce della condanna penale, sicuramente nota alla difesa del celebre imputato, appare sotto un’altra luce sinistra, come l’annuncio obbligato prima del buio a mezzogiorno. Alberto Locati esprime questo pensiero: “BERLUSCONI CONDANNATO. FINALMENTE I NODI VENGONO AL PETTINE. MA, A PARTE QUESTO, VIENE DA PENSARE CHE FORSE IL MOTIVO DELLA SUA RINUNCIA ALLA CANDIDATURA A PREMIER VI ERA LEGATA .AMO L’ITALIA, DISSE, E QUALCUNO CREDETTE A QUESTO AMORE. E Fulmine751 rincara: “Ora capisco come mai eri cosi indeciso per rinunciare a candidarti premier.  Ora che non c’è nessuno che ti fa leggi e leggine ad hoc, hai quello che ti meriti“; oppure “Ecco uno dei motivi per cui ha abbandonato,non del tutto però,la scena politica. Altro che amore di Patria..! “. In questo fiume corrivo e corrosivo di odio, solo una voce esprime inquietudine e sconcerto, nonché contrarietà. Soccorsi dice “Palesemente un processo politico per un presunto reato che non potrebbe essere che tecnico. Una sentenza dopo un processo fatto durare oltre dieci anni e senza precedenti. Insomma una sentenza ingiusta e indifendibile.” L’Italia silente, silenziosa e silenziata, quella che, maggioranza nel paese, sperava nell’assoluzione per Andreotti; o che confidava, forte minoranza nel paese, in quella per Craxi, assiste sbigottita al risultato di 10 anni di indagini su atti compiuti tra il 2002 ed il 2003, ma pensati addirittura egli anni ’80, dei rinvii a giudizio del 2006, dei 6 anni di processo Mediaset a singhiozzo per frode fiscale. Si chiede quanto sia costato all’erario cercare du condannare Confalonieri, che invece se l’è cavata e soprattutto condannare a 3 anni l’egiziano Frank Agrama di cui l’ex premier Silvio sarebbe socio occulto nella frode fiscale sull’acquisizione diritti Tv Mediaset. Sicuramente più dei €10 milioni di fidejussione che provvisioriamente gli imputati condannati dovranno versare alle Entrate.  La condanna decisa dal collegio milanese presieduto da Eduardo D’Avossa, però non ha prezzo. Non solo perché la condanna a 4 anni supera le migliori previsioni , le richieste stesse del Pm. Non ha prezzo poter dire che Berlusconi non potrà essere eletto, non potrà candidarsi, sarà interdetto dai pubblici uffici per 5 anni. E’ solo il primo livello di giudizio, certo. Nulla è definitivo. L’Italia pensava che il Cavaliere sarebbe scivolato nell’altro processo, quello boccacesco di Ruby. Invece, è caduto non per la presunta egiziana ma per un vero egiziano. Nessuna delle sentenze date è definitiva. La prima condanna già avvenuta nel tempo finì nel cestino del non più reato. Questa è la prima condanna però, senza rete. E’ stata emessa e come insegna la storia, in questi casi una ciliegia tira l’altra. Abbattuto il muro delle condanne, sarà più rilassante e confortevole emetterne altre. Sempre di venerdì se domenica si vota. E finalmente, nella guerra civile scientemente condotta, a tutti i livelli, internamente ed all’estero, nelle atmosfere rarefatte finanziarie ed in quelle triviali della carne, sulla pelle fino alle ossa dei cittadini di un paese tutto, si toccherà il cielo con un dito, si vivrà l’esperienza meravigliosa di cancellare il mostro, di eliminare il tiranno, di garantire nuovi, cioè vecchi equilibri. Cosa che non ha prezzo. Nemmeno quella di buttare il paese nel baratro.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. FRANCO GUERRAZZI

    4 Novembre 2012 alle 12:48

    E’ vero che il costo della condanna sarà certamente più del ricavato, ma se quanto è avvenuto è giustizia, non ha importanza, altrimenti prima di giudicare il reato andrebbe guardato la convenienza e non la giustizia. La certezza è che se quello che ha fatto Berlusconi lo avesse fatto un comune cittadino, il cittadino adesso sarebbe fuori per aver già scontato la pena, questa è la verità ed è per questo che molti considerano una vittoria. Pensare che Berlusconi finisca nelle patrie galere sono le stupidaggini che vengono dette con la certezza che non potranno mai accadere………..non siamo in America.

    Rispondi

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