L’ironia di Vendola non è certo un reato ma una gaffe può avere effetti anche più dirompenti, perché lo espone al sospetto che quando parla in pubblico reciti la parte che gli assegna il copione.

“LA RISATA DI NICHI VENDOLA
Lasciamo un attimo stare la questione giudiziaria che pure l’ha coinvolto e che certo potrebbe legittimare richieste di dimissioni. Ma processare Nichi Vendola per una risata, dovuta a “uno scatto felino” del responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Archinà, compiuto in una conferenza stampa ai danni di un cronista, ci pare davvero troppo. Anche perché abbiamo ascoltato la telefonata, ormai è abitudine passarle al Fatto Quotidiano, che è organo delle procure, e la risata era chiaramente riferita allo scatto, non certo ai tumori, come invece titola il giornale più giustizialista della storia d’Italia. Tanto giustizialista da giustificare anche il comportamento della Procura di Napoli sul caso Tortora. Questo giornale ha un solo obiettivo. Sempre e solo condanne, dimissioni, carcere, se necessario. Basta una risata e vai con le manette.”
Il presupposto della mia chiosa è la (non sempre ovvia, evidentemente) distinzione tra sfera politica e giudiziaria del comportamento di un uomo politico e comunque di un uomo ‘pubblico’. E’ della rilevanza politica del fatto che voglio parlare, senza peraltro volermi preoccupare di come e perché sia stata raccolta la registrazione di quella telefonata e di come se la sia procurata “Il Fatto” – giornale distante dalle mie simpatie, che confesso di non avere mai comprato né altrimenti tenuto tra le mani.
La vicenda del Governatore della Puglia è esemplare di un modo ormai trasversale e diffuso di intendere l’impegno politico che ha nell’incoerenza un segno pertinace e perfino disinibito. E’ per l’appunto l’ironia sullo ‘scatto felino’ del giornalista ovvero – per usare un linguaggio più consono al lessico vendoliano – del “lavoratore”, che in quel momento poneva certamente un quesito grave e imbarazzante e tutt’altro che ridicolo al proprio interlocutore, l’elemento sorprendente della vicenda. Perché sono certo che Vendola, se si fosse trovato a commentare il fatto in una trasmissione TV, avrebbe avuto parole addirittura di segno opposto, con nessuna inclinazione all’ironia. Tutti si avvedono che non è la sussistenza di rapporti confidenziali tra il leader di un partito di sinistra che ha tra i principali cavalli di battaglia l’occupazione e l’ecologia e il funzionario di un gruppo industriale a cui si legano drammaticamente problematiche ambientali, sanitarie, occupazionali, sociali e giudiziarie di rilievo nazionale, il motivo della sorpresa o del giudizio negativo. Qui, almeno per quanto mi riguarda, non si vanno a sindacare i rapporti tra persone che il giuoco dei ruoli sociali assegna a scranni anche contrapposti, perché la cultura che esige un sistematico allineamento tra ruoli sociali e relazioni private ha radice in un apriori ideologico, in una pretesa totalitaria che non accetto.
Qui stiamo parlando di affermazioni, di comportamenti di un leader politico che rivelano – anche se o quando non lo volessimo – un atteggiamento cinico, indifferente, il quale rappresenta un salto logico e qualitativo importante rispetto alle espressioni pubbliche. Ce lo conferma il fatto che Vendola ha espresso vergogna per l’accaduto – poco importa se siano parole sincere o dovute alla necessità di rappezzare la gaffe.
D’altronde, è (o sarebbe/dovrebbe essere) anche questo il campo del giudizio (non del processo!) di ogni cittadino su un politico o su un rappresentante delle istituzioni: la coerenza; da misurare non soltanto nella sequela dei comportamenti osservati nel tempo ma anche in una certa corrispondenza tra significati, sensibilità e valori dichiarati pubblicamente e quelli prescelti concretamente, in quanto tale corrispondenza dice qualcosa di molto importante circa le reali convinzioni e motivazioni del personaggio, ne stabilisce la credibilità.
L”ironia’ di Vendola non è certo un reato ma una gaffe può avere effetti anche più dirompenti, perché lo espone al sospetto che quando parla in pubblico reciti la parte che gli assegna il copione. Come dire: un Vendola comiziale e uno confidenziale. Purtroppo per lui, per gli altri come lui e per tutti noi, la messinscena, la presa di giro è sempre più ricorrente e plateale – tanto da risultare, per lo più, normale.
Nondimeno, non posso esimermi dal considerare il politico un po’ come un rappresentante di aspirapolveri. E vi domando: dareste fiducia al rappresentante di aspirapolveri che, prima di suonare il vostro campanello, avete sentito sbraitare inavvertitamente al telefono: “Anche oggi cercherò di rifilare ‘ste suole a qualche malcapitato!” Voi comprereste la sua aspirapolvere?

non è cero la “risata” in sé per sé il peccato di Vendola ma il fatto che il leader di un partito ( sedicente) ecologista faccia comunella con inquinatori, megaevasori fiscali, ladri di contributi pubblici ed assassini di massa come i Riva che fanno gridare allo scandalo!!!