Il gioco dei dadi è un gioco da bambini nel quale vince chi ha maggiore fortuna. Eppure, sia lecita la metafora, la vita nel nostro paese assomiglia sempre più a un grande gioco di dadi.
Infatti, l’organizzazione della nostra vita è ormai scandita, ai livelli o piani decisionali di governo da una sola arte o tecnica del “rinvio”, per così dire … in attesa di tempi migliori. Che, tuttavia, mancano già da troppo tempo. Almeno un quarto di secolo! Ai livelli dei “sudditi”, di chi cioè è sottoposto a una “sovranità politica” del cui concetto spesso peraltro si parla a sproposito, attraverso una sempre più diffusa partecipazione – giammai alla pratica della “vita politica”, quasi del tutto assente – a svariate forme di lotterie e scommesse.
Fuori di metafora, il punto è che si avvicina il giorno in cui il governo dovrà fissare la data dello svolgimento del prossimo referendum costituzionale, a quanto pare il 26 p.v. in Consiglio dei ministri. Andremo a votare, in base a un testo di riforma di 41 articoli, la modifica o no di oltre 40 articoli dell’attuale vigente Carta costituzionale. Mediante un semplice si o no, senza se e senza ma. Prendere o lasciare, come in un famosissimo gioco della prima metà degli anni Settanta, appena ritornato in auge l’anno scorso sugli schermi televisivi della Rai: Rischiatutto.
Si o No. E saranno gli elettori a dover decidere. Né “sovrani” né “sudditi”, solo “vincitori” e “vinti”. Questa, l’antifona salmodica somministrata quotidianamente a piccole dosi dalle fila del Governo e da oltre tre anni da Matteo Renzi … Salvo che, prima o poi, il tempo dei giochi deve finire. Altrimenti, l’uomo adulto e maturo diventa prigioniero, anche suo malgrado, della sindrome di Peter Pan. Tratti caratteristici della sindrome? “Irresponsabilità, ribellione, collera, narcisismo, manipolazione, dipendenza e superiorità …”.
Per inciso, caduto anche l’alibi del rinvio alla decisione della Consulta sull’Italicum, alla scommessa del prossimo referendum costituzionale non resta davvero che, responsabilmente, votare NO!
Angelo Giubileo

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