L’assenteismo, una cancrena atavica condivisa in silenzio che ha affasciato alla malerba anche chi ha sempre fatto semplicemente il proprio dovere.
Non si può non fare un paragone. L’una, la splendida da crociera, dove per andare da prua a poppa o viceversa bisogna camminare per dieci minuti. Già, perchè a cavallo fra il varo ”sfortunato”, la bottiglia di champagne che non si rompe, e il disastro, su quella nave insieme a un gruppo di amici, abbiamo riso mangiato giocato a burraco ascoltato musica e anche ballato per quanto ce lo consentivano gli scricchiolii della la senilità. Da Tunisi a Palma a visitar le perle, secondo i crismi della tradizionale crocerina settimanale nel mediterraneo.
I crocieristi per definizione non sono proprio dei morti di fame. Anche se alcuni di quelli che nel 2008 gioivano pensando di potersi permettere vacanze e viaggi, oggi probabilmente non lavorano o temono di perdere il lavoro e/o si stanno depauperando.
Ma tiremm innanz…Con l’altro natante carico, anzi di più, prevalentemente di persone umili se non di disperati.
Se ci salvassero da una nave in fiamme nel mare in tempesta, saremmo così contenti da non riuscire a dire che parole di gratitudine per i soccorritori. Non è un giudizio tecnico ovviamente, dato che probabilmente ritardi e confusione ci sono stati. Moralmente, però, essere salvati non è un diritto scontato ancorchè auspicabilissimo e socialmente utile, una magnifica opportunità che la tecnologia l’organizzazione degli Stati e il denaro pubblico ci mettono a disposizione. Se tutto diventa dovuto, che centinaia di persone rischino la loro incolumità per salvare altre centinaia di persone, che navi ed elicotteri si mobilitino e almeno la metà dei porti che si affacciano sul mare nostrum, no, non quello o anche si… insomma che entrino in fibrillazione per aiutare in modo assolutamente umanitario e civile. Se si perde dunque di vista che questo è un privilegio moderno basato sulla solidarietà, sulla protezione garantita e sull’ organizzazione delle medesime in modi e forme sempre più evoluti, allora si rischia di uscire dai gangheri…Un tempo si naufragava e si spariva in mare con molta più frequenza e molto più fatalismo. Purtroppo l’abitudine a comodità straordinarie ci ha portato a una pigrizia che sconfina nell’arroganza. Della serie tutto ci è dovuto, tutto e subito. Sperare di essere salvati da una catastrofe del genere, e avere ottime probabilità di esserlo, non significa pretenderlo.
Detto questo siamo tutti vicini alle vittime e alle loro famiglie, ma abbiamo sentito alcune interviste che facevano rabbrividire. E non per le lacrime agli occhi, più che legittime, ma per certi incavolamenti pretenziosi…. fuori da tutti i canoni civili.
Lo storico Canfora ci ricorda e avverte che in questo modo, eroicizzando chi fa e ha fatto solo il proprio dovere avendo scelto liberamente e senza costrizioni un ruolo che comporta certamente difficoltà e responsabilità, ma anche grande autonomia, rischia di offuscare e anche nascondere la verità. Per farla breve, non è che il comandante Giacomazzi della N.A. sia un eroe perchè è rimasto a bordo . Anche gli infanti sanno che questo è il dovere di un ruolo di comando. E conoscono bene anche la storia di prima le donne e i bambini. Si dice invece che alcuni maschietti si sarebbero fatti largo fra i più deboli, anche con qualche manata…e che parecchi marinai sarebbero saliti sulle poche scialuppe lasciando al ludibrio fatale del fuoco e delle onde i passeggeri che avrebbero dovuto proteggere. Ma questo lo stabilirà, speriamo, la famosa magistratura che in realtà fa luce su ben poco negli ultimi tempi.
Allora, il fato ha voluto che il Comandante, con 40 anni di navigazione alle spalle, sia stato così fortunato da essere paragonato al comandante codardo che aveva abbandonato, o a suo dire era scivolato, la nave incagliata e in parte a picco. Per essere considerato, retoricamente, quasi un semidio con doti soprannaturali. Forse perché l’Italia, Paese brechtianamente «sventurato», di eroi ha ancora bisogno. Non essendo riuscita a emanciparsi dalla retorica che è scritta nei suoi geni. Sostiene ancora Canfora.
Intanto inchieste in corso stanno ipotizzando eventuali responsabilità a suo carico. Come il ritardo nel lanciare l’allarme, il mancato controllo della sicurezza di bordo, delle violenze e dell’effettivo carico dell’imbarcazione. E di clandestini, anche se pare che non sia compito suo, il controllo. Ma il bisogno di eroi è un male italico… fin dal tempo dei romani e anche dei greci che ne avevano ad abundantiam, spesso fittizi.
E poi la Greta e la Vanessa. Che dire. Comparse in un video pubblicato su Youtube e datato 17 dicembre, di 23 secondi che le mostra in moda islamica, con velo chadoriano da non confondersi con niqab e burka, chè altrimenti non sarebbero state identificabili… con con un cartello in mano. Sarebbero ostaggio dei qaedisti del fronte Jubath al-Nusra e non dei miliziani dello Stato islamico come si era temuto a lungo. Supplicano il governo italiano dato che la loro vita e’ in grave pericolo e sostengono che ”il governo italiano ed i loro mediatori sono responsabili delle nostre vite”. Siamo vicini alle loro famiglie e non commentiamo. E il victim blaming rischia di mettere davvero a repentaglio due giovani vite che, in ogni caso, vanno salvate.
Nemmeno Fabrizio Pulvirenti è un eroe, come lui stesso sottolinea, ma è uno baciato dalla fortuna e dal progresso scientificosanitario. Ma la sua guarigione è davvero una magnifica notizia di ottimo auspicio in questo primo scorcio di anno.
E l’abbiamo visto bello e pimpante che vuole tornare in Sierra Leone dove pare che la situazione ebola sia ancora a rischio, secondo lo Stradapensiero, la figlia Cecilia, presidente di Emergency… We dotto’ se ti ricapita non venire a cercarci ehhh.
Non è buona norma sfidare troppo la fortuna e il destino.
No, mi rifiuto di parlare dell’assenteismo dei vigili.. poareti, affetti dalla romana… una pandemia. E dei netturbini di Napoli.
Chiedo scusa, operatori ecologici infreddoliti. L’assenteismo, una cancrena atavica condivisa in silenzio che ha affasciato alla malerba anche chi ha sempre fatto semplicemente il proprio dovere.

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