“Amo il mondo russo, ma non quello di Stalin e Putin”, una delle prime dichiarazioni pubbliche del premio Nobel 2015 per la Letteratura Svetlana Alexievich e’ dedicata ai due capi di Stato, a due uomini che per l’autrice di “Preghiera per Cernobyl”, “Ragazzi di zinco” e “Tempo di seconda mano” rappresentano il passato che non passa, quello dell’Unione sovietica attenta a reprimere il dissenso al proprio interno e imperialista in politica estera. “E non mi piace neanche l’84% dei russi che chiede che gli ucraini vengano uccisi”, ha aggiunto nel corso di una conferenza stampa al Pen club di Minsk la scrittrice, convinta che in Siria l’attuale capo del Cremlino stia mettendo in piedi un “secondo Afghanistan”.
Lo stile (il romanzo-reportage a meta’ strada tra il saggio e la narrativa), e l’avversione al capo del Cremlino lasciano pensare che a Stoccolma non sia sfuggita la coincidenza con il nono anniversario della morte di Anna Politkovskaya, caduto ieri. La giornalista uccisa a Mosca e invisa a Vladimir Putin aveva anch’essa indagato nella vita quotidiana dei russi traditi dalla Storia concentrandosi sulla guerra in Cecenia e sullo scarso rispetto del governo russo per i diritti umani e per la liberta’ di stampa.
La decisione di premiare la scrittrice di una Repubblica ex sovietica, inoltre, arriva in un momento in cui Mosca tenta, nel bel mezzo di una crisi ucraina che la vede pesantemente sanzionata dall’embargo occidentale, un rilancio militare e diplomatico intervenendo in Siria, che Alexievich vede come un “secondo Afghanistan”.
Proprio la guerra in Afghanistan e’ il tema di uno dei libri della scrittrice, pubblicato in Italia dalle Edizioni E/O: si tratta di Ragazzi di zinco, sulla guerra russa nel paese asiatico vista con gli occhi dei reduci sovietici e delle madri dei caduti. E ancora la Russia e’ protagonista in “Preghiera per Cernobyl” (E/O 2004), in cui Alexievich ha dato voce, con decine e decine di interviste, a quel “popolo di Cernobyl” composto di persone dalle professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi, donne, uomini, bambini e soldati, contadini e intellettuali, credenti e atei toccati dalla tragedia nucleare. Il libro fu stato premiato con l’importante U.S. National Book Critics Circle Nonfiction Award. In “Incantati dalla morte” (E/O 2005), la scrittrice indaga sui suicidi seguiti al crollo dell’Urss, cosi’ come “Tempo di seconda mano” (Bompiani) offre uno spaccato del passaggio tra l’Unione sovietica e la “nuova Russia” dando voce a decine di protagonisti-narratori che raccontano cos’e stata l’epocale svolta tuttora in atto: contadini, operai, studenti, intellettuali, dalla semplice militante al generale, all’alto funzionario del Cremlino, al volonteroso carnefice di ieri forse ormai consapevole dei troppi orrori dello spietato regime che serviva. Nonche’ misconosciuti eroi sovietici del tempo di pace e del tempo di guerra, i quali non sanno rassegnarsi al tramonto degli ideali e alle mediocri servitu’ di un’esistenza che, rispettando solo successo e denaro, esclude i deboli e gli ultimi.
Molto amata nei circoli letterari, la scrittrice bielorussa era tra i favoritissimi della vigilia.
Autrice di opera a meta’ tra il documentario e la fiction, la scrittrice ha prodotto libri sui temi piu’ delicati della cronaca degli ultimi anni, dalla catastrofe di Chernobyl (tradotto in Italia da E/O Edizioni, “Preghiera per Chernobyl, Cronache del futuro’) alla guerra in Afghanistan (“Ragazzi di Zinco”), pubblicato sempre dallo stesso editore). Ex giornalista 67enne, Alexievitch ha scritto storie pazientemente raccolte da testimonianze, e’ stata tradotta in diverse lingue e pubblicata in tutto il mondo. In ‘Incantati dalla morte’ e ‘Tempo di secondo mano: la vita in Russia dopo il crollo del comunismo’ ha dipinto un ritratto senza cedimenti, ma anche non privo di compassione dell’homo sovieticus’. “Tempo di secondo mano’, pubblicato da Bompiani, e’ stato finalista nella cinquina del Premio Terzani 2015. (AGI)

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