“Noi non ci stiamo: non c’è dolore delle vittime e strazio dei familiari – che sarebbe esattamente il nostro, se il destino dovesse sceglierci – che possa giustificare l’inquietante spettacolo cui stiamo assistendo in questi giorni.
Alle porte di Roma comitati di genitori comprensibilmente sgomenti pronunziano sentenze, affermano certezze, esigono condanne, anticipano indignazione se l’esito del procedimento dovesse contraddire le attese. I media discutono di consulenze tecniche che non conoscono, di atti processuali mai letti, di dichiarazioni forse mai rese, alimentando con eguale arbitrio convinzioni innocentiste o furori colpevolisti”.
I penalisti romani si chiedono poi se fosse davvero necessario arrestare i presunti orchi.
“E’ un dubbio legittimo se è vero che le porte del carcere si sono
chiuse dietro le spalle di persone a conoscenza di essere
indagate per quei tremendi fatti da molti mesi; osservate,
intercettate, controllate quotidianamente e, da quanto si
apprende, senza nessun esito”.
“Si dovrebbe discutere dell’uso della custodia cautelare in questo
Paese, che non ha mai smesso di essere ciò che la Costituzione e
i diritti universali dell’uomo vietano che sia, cioè strumento
raccogliere le prove che non si hanno, per raggiungere le verità
che non si conoscono”.
La Camera penale di Roma prende poi in esame il secondo fatto di cronaca di questi giorni, l’uccisione nella metropolitana di Vanessa
Russo
“il terrificante esito di una fulminea zuffa in metropolitana riceve, a furor di popolo, le sorprendenti stimmate dell’omicidio volontario, mentre avvocati di parte offesa si dolgono che le norme processuali consentano di eludere il meritato ergastolo”. Per la Camera penale non può essere condiviso “questo orrore, proprio nei giorni in cui il dolore delle vittime ed il furore popolare lo alimenta con forza quasi invincibile; e
continuiamo a sperare che qualcuno si ricordi che la giustizia a
furor di popolo è la tomba di ogni convivenza civile”.

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