Caro Direttore,
ti chiedo ospitalità per rendere pubblica la decisione di non partecipare alla cosiddetta Costituente socialista e, quindi, di non aderire al partito che ne scaturirà. Come forse i lettori dell’Opinione sanno, il Polo Laico Liberale e Socialista, di cui sono presidente, molto si è adoprato per avviare un processo che sfociasse nell’unità di tutti quanti si richiamano alla cultura liberalsocialista, ovunque siano attualmente collocati. Siamo stati protagonisti non secondari delle assise di Bertinoro e Chianciano, dove gli stessi esponenti delle varie formazioni socialiste che stanno per ricongiungersi –non solo quindi le associazioni ed i circoli di area- convennero sulla prospettiva di un soggetto, basato sulla contaminazione dei filoni laici, liberali, repubblicani, radicali, socialisti, socialdemocratici. Insomma, quello che andava delineandosi era un partito nuovo, liberalsocialista, che si rivolgesse agli italiani con i suoi riferimenti identitari e programmatici, non attraverso la suggestione delle vecchie sigle. Un partito che sapesse difendere le proprie scelte dicendo all’occorrenza dei no e traendone le conseguenze. E che, dunque, avesse la volontà di sfidare i rischi conseguenti: anche quello di affrontare elezioni senza paracadute o “diritti di tribuna” di comodo.
Oggi di quella impostazione non c’è traccia perché sotto gli occhi di tutti c’è una micro-ricomposizione della diaspora socialista.
Forse il vento che porta a nuove elezioni e il passaggio al partito democratico dei socialisti guidati da Ottaviano Del Turco offrono una attenuante e, forse una spiegazione. Infatti la scelta del nome partito socialista e la fretta che trapela dopo mesi e anni di inerzia, danno l’impressione di un serrare le fila, in vista di una qualche successiva operazione che permetta di scavalcare l’ostacolo dello sbarramento elettorale. Ma noi non possiamo farci complici dell’equivoco: prendiamo atto che di riunificazione di spezzoni del vecchio PSI si tratta e dunque di un ripiegamento rispetto a quanto detto a Bertinoro e Chianciano. Non vorremmo essere puniti come quello scaltro marmittone, “sorpreso mentre facendo finta di avanzare retrocedeva rinculando”. Pertanto restiamo fedeli allo spirito di Bertinoro e rilanciamo il disegno originario: unire tutti i laici, liberali, repubblicani, radicali, socialisti in un soggetto capace di colmare il vuoto di questa grande tradizione culturale nella politica italiana. Cominceremo ancora una volta con i circoli e le associazioni dell’universo laico e liberalsocialista, ma porteremo le nostre provocazioni anche ai partiti, senza lasciare in pace nessuno: quelli che stanno nel centro sinistra e quelli che stanno ne centro destra.

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