Una grande certezza è che il lavoro nobilita l’uomo. Quando l’uomo non è uno schiavo.
Intanto sta montando una rabbia che non promette nulla di buono fra i miti (persone).
Intanto i rom ci raccontano che dato che nessuno li fa lavorare sono costretti a rubare.
Una serie infinita di messaggi educativi per i nostri giovani.
Il Ministro del lavoro in un paese normale non fotografa semplicemente la realtà ma trova o si attiva per trovare le soluzioni. Dovrebbe. Datosi che solo lui ha il potere e il dovere di fare qualcosa di efficace. Non occorre che inciti i cittadini a spalancare gli occhi su una realtà ormai sotto gli occhi di tutti, è deleterio e deprimente. Specie per i giovani oggi particolarmente fragili e a rischio.
Comunque un Ministro della Repubblica così io non lo voglio.
Meglio giocare a calcetto che presentare curriculum. Questa la frase incriminata che naturalmente è stata rivista e corretta ad hoc e qualcuno ha fatto la solita considerazione dell’estrapolazione dal contesto.
A volte una frase decontestualizzata non rende quello che voleva comunicare, ha detto. Giusto, ma a un ministro spetta trovare soluzioni, non fare le battutine idiote. Decontestualizzata o meno la frase non doveva a uscire da quella bocca.. e non è la prima volta che gaffeggia di brutto. Rimaniamo in trepida attesa della prossima.
Ma vediamo se stavolta, riveduta e corretto il concetto, si capisce quel che voleva dire, “meglio giocare a calcetto e diventare ministro piuttosto che inviare curriculum”. Ah, ecco.
Certo non è ipocrita. Ma se non sa che pesci pigliare piuttosto se ne vada e lasci l’ambita e augusta poltrona a chi se ne intende di più e torni a fare quello che sanno o saprebbero fare tutti.
Ma, si insiste, non ha detto quello che si dice abbia detto. Pasticcia. Voleva dire che per avere spirito di squadra e poter trovare lavoro buono serve di più giocare in una squadra di calcetto che avere un curriculum di lusso. Certo oggi siamo davvero messi male e della stampa ci si fida solo quando dice cazzate come benzina sul fuoco.
Si comprende, e si supponeva, ma anche di un ministro che pasticcia e ha bisogno del traduttore difensore non c’è tanto da fidarsi, specie con il precedente.
Si dà il caso che sul tema del lavoro siamo tutti suscettibili e il suddetto dovrebbe sapere come informare e soprattutto come comunicare.
Penso che abbia detto la verità, in Italia i posti in politica e i posti di lavoro sono costruiti sulla persona per cui eccetto rari casi è sostanzialmente inutile mandare i curriculum perchè giocando a calcetto conosci gente e ti chiamano a lavorare, se stai a casa e mandi CV non farai mai niente nella vita, neanche figli…
Verissimo purtroppo ma costui deve smetterla di esternare a vanvera.
“No, muovete il culo e confrontatevi, fatevi conoscere, cercate nessuno vi cercherà”.
Giusto, ma purtroppo con il web è tutto un correre avanti indietro sul medesimo. Oggi è così. invece ci si dovrebbe far vedere e sfondare le porte, se necessario, presentarsi con determinazione intraprendenza e educazione ma senza timidezza. Anche le agenzie del lavoro si sono rivelate una iattura. Eppure spesso devi passare da quelle.
Comunque un ministro che ha in mano la vita di giovani e non dovrebbe lanciare messaggi positivi, sostenere speranza nel futuro e contemporaneamente cambiare quello che non va.
Dunque urge spronare i giovani acciocchè non si deprimano e si rifugino nell’ozio, che si sa di che cosa è il padre, o peggio nelle sostanze che stanno appiattendo a tappeto i loro teneri e deboli neuroni. Ma si sa le esperienze dei vecchi sono difficili da trasmettere.
Poletti non è particolarmente simpatico. Tuttavia qualcuno ne condivide la provocazione. I curriculum sono destinati una volta arrivati a destinazione a incrementare la carta da mandare al macero. Le aziende lo chiedono per togliersi di torno le sollecitazioni. Aziende piccole e padronali, per cui ognuno si sceglie il personale che più lo soddisfa e spesso in ambito parentale e amicale. Se piccolo è bello queste sono le conseguenze. L’unico canale che funziona è quello universitario dove le grandi aziende si scelgono le eccellenze.
Non tutti sono eccellenze ma tutti devono mangiare e farsi una famiglia.
Intanto i rom ci raccontano che dato che nessuno li fa lavorare sono costretti a rubare.
Una serie infinita di messaggi educativi per i nostri giovani.
Carla Ceretelli

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