“Dunque- potremmo dire a Nicola Rossi- avevamo ragione noi. Non ci siamo fatti abbindolare perché le cose che Lei sostiene ora, a ragion veduta, e cioè che è impossibile nei DS una politica riformista, noi le abbiamo sempre dette. Perciò siamo stati alla larga: dai DS e, a maggior ragione, anche da Prodi”.
Ma sbaglieremmo. Perché il professore avrebbe buon gioco a risponderci: “e con chi avrei dovuto giocarla la carta di un impegno politico riformista? Con uno dei dieci partitini della diaspora laico-socialista solo alcuni dei quali a malapena superano l’1% dei voti?”
Uno scambio di battute immaginario, ma realistico.
La delusione del prof Rossi, che lo ha indotto a gettare la spugna dopo dieci anni di impegno nel partito della quercia, nel generoso tentativo di immettervi contenuti riformisti non può riempirci di soddisfazione. Tutt’altro.
I Liberalsocialisti non possono chiamarsi fuori. Perché i DS sono scesi al 17% a furia di non voler scegliere, di cercar di tenere assieme posizioni inconciliabili per seguire la logica antica e superata di non avere nemici a sinistra.
Ma fra coloro che li hanno abbandonati, quelli che avrebbero voluto una sponda liberale e riformista cui approdare non l’hanno trovata.
Hanno visto solo macerie e uomini e donne impegnati in dispute meschine. Piccoli partiti che invece di unirsi per raggiungere una dimensione dignitosa e necessaria in politica si impegnavano piuttosto in maldestri tentativi di mettere a frutto illusorie rendite di posizione: salvo ricevere cocenti delusioni, come nelle ultime elezioni politiche, quando ad una pletora di questuanti i padroni dei vapori di centro-sinistra e di centro-destra hanno lasciato meno che briciole.
Ecco: se non si penserà subito a creare il nuovo soggetto liberalsocialista, nuovo e unico, altre occasioni andranno sprecate. E altri Nicola Rossi, delusi, restituiranno la tessera DS, Margherita o Forza Italia, salvo restare nei medesimi gruppi parlamentari. Per disperazione.
Nicola Rossi deluso dai DS. Ma anche dai liberalsocialisti.
I DS sono scesi al 17% a furia di non voler scegliere. Ma quelli che avrebbero voluto una sponda liberale e riformista cui approdare non l’hanno trovata.

Ecco qua :”…mettere a frutto… rendite di posizione “. E’ questo il solo ,piccolo ,grande problema della politica nostrana attuale . Purtroppo perpetuato –come problema – ed acuito dall’abbandono umorale dell’elettorato ( peraltro reso incapace dalla sopita coscienza politica dei singoli e delle moltitudini ) , che non riesce a distinguere – e conseguentemente ad interessarsi per – una posizione politica dall’altra. Nell’apatia generale hanno buon gioco gli equilibrismi dei vari professionisti (partitici ) danti ed aventi causa : e dato che ogni cittadino sente di dover credere a qualcosa ,ma al tempo stesso teme di evidenziarsi per differenza , ciascuno finisce con il gratificarsi nell’appartenenza a questa o quella tifoseria preesistente.
Credo che il primo elemento da ricreare sia uno schema semplice di obiettivi politici e sociali evidenziati in base alla situazione attuale ed alle culture storicamente possedute da ciascuno: uno statuto ed una dichiarazione di intenti idonei a delimitare (e chiarificare ) il campo ;ed a togliere spazio agli sventolatori di banderuole e di gagliardetti . Per far capire a tutti quali sono i veri problemi e per cosa si vuole operare . E poter ottenere quindi adesioni consapevoli e convinte ( questo il vero problema! ) tra la cittadinanza , non solo tra gli ex qualcosa .
Non credo che aggiungendo confusione a confusione si possa realizzare granché .
Sottoscrivo in pieno anche io. Allora ripartiamo dalle cose concrete: proviamo ad esportare il patto di consultazione tra i laici e i riformisti dalla Toscana alle altre regioni e poi a livello nazionale e parlamentare, ed inoltre aderiamo anche noi al Convegno dei Volenterosi che si terrà a Milano il 29 Gennaio. Una ritrovata coesione tra di noi fatta laicamente senza dogmatismi o tribunali dell’inquisizione e idee forti per il futuro dell’Italia sono le uniche strade che dovremo percorrere da oggi fino al 2009 se vorremo contare qualcosa nella politica italiana per cambiarla e cambiare l’Italia.
Sottoscrivo
E chi non lo capisce poca fede ha!
Ed è anche senza speranza.