
Ci siamo salutati una sera di febbraio dell’anno scorso dopo la presentazione del mio ultimo libro e dopo aver chiacchierato in un ristorante dietro casa tua a Firenze. Poi io sono finito a Milano e tu hai continuato come da anni, da decenni, a curare le tue infinite passioni da par tuo, con ironia e passione, con partecipazione e distacco.
Dice: come si mettono d’accordo partecipazione e distacco? Eh, Nicola ci riusciva, perché Nicola Cariglia era, è, uno di noi ma tanto, tanto speciale. A cominciare dallo sguardo così cortese e impietoso, a cominciare dal sorriso sardonico e interessato al contempo, a cominciare da quella camminata prudente e determinata al tempo stesso. Anche per questo mi sembra normale, scontato, scriverti e parlarti.
Hai girato l’angolo quella sera tardi dopo averci deliziato con battute e ricordi e sei scomparso alla vista. Poi a settembre ci hai fatto un’improvvisata delle tue: ci hai lasciato ma non del tutto, ci manchi un sacco, Nicola, ma lo sai che non ci hai abbandonato. Non solo perché i tuoi articoli, i tuoi video, i tuoi ricordi che albergano in ognuno di noi, resistono al tempo e alla cosiddetta morte, ma perché tu sei dentro di noi come solo pensiero libero può vivere. Non ci sono oblii e polveri, non ci sono temporali o tuoni, non ci sono casse e terre che possano mettere in pericolo questa assoluta realtà non solo metafisica: ti sentiamo in noi.
Mentre salivo i gradini di San Miniato al Monte, quando tutta Firenze e mezza Toscana, e grandi parti d’Italia ti sono venute a salutare, ho ripercorso alcune tappe della nostra frequentazione e, posso dirlo? della nostra speciale amicizia. Tappe anche geografiche: Roma, Pescara, Firenze, Bologna, Vieste, Porretta, Porretta Terme per la precisione come dicevi tu , Pistoia, San Marcello Pistoiese, Gavinana, Mantova, Rimini, e forse altri luoghi che ora, un po’ tanto commosso (anche se un po’ tanto non si potrebbe dire), non mi sovvengono chiaramente.
Ci siamo conosciuti a Roma quasi una trentina di anni fa quando eri vicedirettore della Direzione Esteri, programmi per l’estero, e ricordo una camminata serale tra Cola di Rienzo e piazza del Popolo. Ci siamo fermati sul ponte del Tevere ed esclamasti: certo che Roma è proprio bella! Tu pistoiese e fiorentino, già vicesindaco della città che il mondo ci invidia, ti lanciavi in queste odi serene ed umanissime verso un panorama incantato di una città già allora tanto incasinata. Quando nel 1997 ti offrirono la direzione della Sede di Pescara non eri molto felice perché ovviamente tu preferivi tornare a Firenze, dove peraltro saresti arrivato due anni dopo, e alla fine Pescara e l’Abruzzo si sono entrati nel cuore. E un po’ ti dispiaceva lasciare quella terra e quella gente così palpitante.
Ci telefonavamo spesso in quelle settimane di primavera e mi dicevi: “Accèètto perché me lo dici té”. Troppo onore e troppa responsabilità. Dopo anni mi parlavi con occhio gioioso della tua esperienza pescarese, dei compagni di lavoro, dell’olio sopraffino e anche del vino che ti avevano conquistato il palato. Nicola, uffa, ci manchi un sacco. Ti dispiaceva disturbare chiunque, e aspettavi fino all’ultimo minuto per chiedere: “ma tè tu me l’hai mandato il pèzzoo?”
A Gavinana avevamo fatto due eventi per gli ospiti e il personale della Residenza: Carosello in onda, immagini e suoni per rievocare sensazioni e impressioni a tutti: sofferenti e sedicenti insofferenti. All’inaugurazione del Centro di Pistoia venne Mauro Corona e l’incontro fu bellissimo parlando di educazione alla salute e la necessità di una assistenza sanitaria e sociale di territorio. Il tuo amore per la Fondazione “Turati” era l’amore per fare cose utili, per corrispondere ai bisogni della gente, per venire incontro alle esigenze sociali, nel rispetto del lavoro e dei diritti di tutti i contraenti pubblici e privati.
Ti piacevano le chiacchiere e i dibattiti, anche intensi, anche gli scontri di idee e di pensiero garantendo a tutti spazio e tempo di espressione. Pensalibero non era e non è solo una Testata di informazione, era ed è un assioma, un principio fondante e fondamentale, una conditio sine qua non. Cosa hai detto?, mi avresti detto.
Una volta a Bologna invece di andare al ristorante passammo dalla mensa e c’erano i passatelli in brodo ristretto. Al tavolo tu, che insomma avevi ben conosciuto piatti nazionali e internazionali, avevi detto: “mica male questi passatelli, beh è un piatto da ristorante”. Piatti elaborati ma anche gusti essenziali: alla mensa di Vieste mi divertivo un sacco vederti far colazione con fetta di pane pugliese, pomodori e sale.
Questo Nicola con l’anima e il gusto dei colori, dei profumi degli aromi della Puglia. Ci sorprendevi sempre quando passando pe runa piazza o davanti a una chiesa ci dicevi: “o chell’è sta chiesa? E nun c’era l’anno passato”. Ovviamente era per sorridere e per compiacere questa immagine per la quale eri, sei e sarai sempre noto e apprezzato: per te era tutta una sorpresa, anche il corridoio di casa tua, con il cagnolone che ti veniva incontro, lo osservavi come se fosse la prima volta che ci entravi. E tua moglie ti prendeva in giro: “Eh certo fa il turista in casa sua”.
Tornavamo da Roma insieme risparmiando sui viaggi nelle riunioni dei direttori e con il collega Victor Balestreri parlavamo di fatti e vicende di Firenze come se fossimo stati nella stessa città, fascino di un mestiere che attraversa territori e geografie. Ad un corso di formazione allo Iafe già centro di formazione dell’Eni di Castel Gandolfo ascoltavamo un relatore e tu stavi prendendo appunti, concentrandoti su fascicoli e messaggi. Poi hai alzato lo sguardo e mi hai chiesto: “Chill’è questo che parla? Ma soprattutto che sta dicendo?” Fantastico.
Sei venuto a Mantova con Grazia per vedere una mostra del Mantegna alla casa del Mantegna. E come eri attento ai documenti e alle scritte: eri proprio esperto di tutto e di arte in particolare. “Guarda, guarda, sai di chi è?” Che figuracce che facevo, Nicola. Una sera con Zaccaria, allora presidente dell’azienda, eri con tutti i delegati del Prix Italia alle Cave di Maiano. Io passavo di lì per caso e venni a salutare. Tu mi presentasti come un personaggio televisivo visto che facevo all’epoca Linea Verde. Quasi una star delle campagne. Che storie! Ho impresso nella mente l’ultima cena di Pensalibero a Carmignano: ti divertivi a introdurre, a dare la parola a questo e a quella, a commentare e a stimolare dibattito e reazioni, a suscitare curiosità, a far raccontare dettagli e spigoli di avventure. Nicola, ci manchi un sacco. Ma con tutti questi ricordi, dentro e fuori, sentiamo che non ci hai abbandonato.
Fabrizio Binacchi

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