
“Il resto è superfluo. Non serve ad esempio il carisma di cui il capo ha bisogno nelle vere rivoluzione perché i golpisti agiscono senza l’appoggio del popolo che anzi non sa nulla e non deve sapere nulla.”
“Il Qatar è un paese complesso, ma non è un nemico” di Israele ” e molti lo elogiano”. Lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu, in un video diffuso dal Likud, per difendere due dei suoi più stretti collaboratori, Yonatan Urich ed Eli Feldstein, arrestati nell’ambito dell’inchiesta soprannominata dai media israeliani”Qatargate”. Secondo le accuse, i due funzionari avrebbero preso finanziamenti da Doha per “migliorare l’immagine del Qatar”presso l’opinione pubblica israeliana, in particolare per quanto riguarda il ruolo dell’emirato come mediatore per la liberazione degli ostaggi rapiti da Hamas. Netanyahu ha dichiarato che l’esercito sta “esaminando ” la Striscia di Gaza e sequestrando il territorio per fare pressione su Hamas affinché liberi gli ostaggi ancora detenuti nel territorio. Uno studio dell Watson Institute for International and Public Affairs, presso la Brown University, in tutto il mondo, le minacce ai giornalisti nelle zone di conflitto sono in aumento. Nel 2023, un giornalista o un operatore dei media è stato ucciso o assassinato in media ogni quattro giorni. Nel 2024, il dato era di una volta ogni tre giorni. La maggior parte dei giornalisti feriti o uccisi, come nel caso di Gaza, sono giornalisti locali. Non solo i reporter locali corrono grandi rischi, trovandosi da soli di fronte a violenze straordinarie; questo compromette anche la copertura delle notizie e, di conseguenza, l’ecosistema dell’informazione mondiale. La diminuzione del numero di corrispondenti stranieri esperti nelle zone di conflitto, dovuta a cambiamenti di lungo periodo nell’industria dell’informazione globale che hanno portato alla de-prioritizzazione “mettere degli elementi in ordine di importanza“ della copertura giornalistica internazionale e alla chiusura degli uffici di informazione esteri, ha ugualmente paralizzato la conoscenza critica e contribuito a facilitare la creazione di cimiteri di notizie. Lo studio evidenzia come a Gaza sia stato ucciso un numero di giornalisti superiore alla guerra civile americana, alla prima e seconda guerre mondiale, della guerra di Corea, della guerra del Vietnam delle guerre in Jugoslavia negli anni ’90 e 2000 e della guerra in Afghanistan e Iraq, dopo l’11 settembre. L’aviazione militare israeliana ha colpito due aeroporti nelle città siriane di Homs e Hama: lo ha reso noto la radio dell’esercito dello Stato ebraico, citando fonti delle stesse Idf. Secondo le fonti l’obbiettivo delle incursioni è anche di far capire alla Turchia che creare delle basi militari turche in territorio siriano è inaccettabile per Israele. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto “scioccato dagli attacchi dell’esercito israeliano” contro un convoglio medico,in cui sono morti 15 soccorritori e operatori umanitari nei giorni scorsi. Lo ha affermato il suo portavoce StéphaneDujarric. Antonio Guterres “chiede un’indagine completa, approfondita e indipendente” su tutti gli attacchi contro gli operatoriumanitari, mentre questi 15 nuovi corpi trovati sepolti giorni fa a Rafah portano ad “almeno 408” il numero di operatori umanitari uccisi nei Territori palestinesi dal 7 ottobre 2023,ha aggiunto. La tv siriana Alikhbaria riferisce che un raid aereo israeliano ha preso di mira un edificio di ricerca scientifica nel quartiere di Barzeh, a Damasco. Il caso dei quindici operatori umanitari uccisi la settimana scorsa nel quartiere di Tel al-Sultan, a Rafah, nella zona sud di Gaza, sta facendo breccia nella comunita’ internazionale. Germania e Regno Unito hanno condannato la loro morte chiedendo un’inchiesta, all’indomani del duro atto di accusa lanciato dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Il ministro degli Esteri britannico David Lammy ha definito Gaza il posto piu’ pericoloso al mondo per gli operatori umanitari, con oltre 400 morti nella Striscia. L’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, ha “condannato l’attacco dell’esercito israeliano contro un convoglio medico e di emergenza il 23 marzo, che ha causato l’uccisione di 15 membri del personale medico e umanitario a Gaza”. “La scoperta dei loro corpi, otto giorni dopo a Rafah, sepolti vicino ai loro veicoli distrutti, chiaramente contrassegnati, è profondamente inquietante”, ha aggiunto. “Abbiamo cambiato marcia nella Striscia di Gaza. L’Idf sta conquistando territorio, colpendo i terroristi e distruggendo le infrastrutture”. E’ il messaggio trasmesso dal premier israeliano Benjamin Netanyahu in un video. Israele si sta “impossessando della ‘Morag Route’. Questo sarà il secondo corridoio Philadelphi”, ha aggiunto facendo riferimento alla zona cuscinetto al confine tra la Striscia e l’Egitto. Ma non gliene importa.
Giuseppe Basilico

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